CASTIGLIA. -
I. GEOGRAFIA
Regione storica della Spagna, corrispondente, nell'uso ufficiale, alle attuali province di Santander, Burgos, Logroño, Soria Segovia, Avila, Palencia (Vecchia C.), Guadalajara, Madrid, Cuenca, Toledo e Ciudad Real (Nuova C.), che coprono tutte insieme 122.334 kmq., vale a dire ca. 3/4 dell'intera Spagna. Con una simile designazione contrastano, tuttavia, tanto quella propriamente storica, quanto quella geografica, o meglio naturale, che mentre vi comprendono, in tutto o in parte, le province di Palencia, Valladolid e Albacete, ne escludono quelle periferiche di Logroño e di Santander. Il nome C. ricorda i castelli (lat. castella) con i quali la reconguista cristiana organizzò, a cominciare dal sec. IX ed a partire dal territorio compreso fra Pisuerga, Alava e Rioja, la progressiva eliminazione del dominio arabo dalla penisola; elementi avanzati che formarono spesso il nucleo dei maggiori centri urbani ed impressero alla regione uno dei suoi caratteri più originali.La C., anzi le due C. separate dalle cosiddette Sierre Carpentine (Gata, Gredos, Guadarrama) che si stendono dal confine portoghese al bacino dell'Ebro, coincidono in sostanza, con un altopiano (meseta) di notevole altitudine media (650-800 m.), inciso dai solchi delle valli che adducono le loro acque al Duero (Vecchia C. a N., 50.000 kmq.), al Tago, al Guadiana ed allo Júcar (Nuova C. a S., 72.325 kmq.), e limitato lungo il suo perimetro da più o meno cospicue barriere montuose (fatta eccezione verso occidente), che lo segregano dal benefico influsso del mare. L'altipiano ha clima tipicamente continentale, con inverni rigidi e lunghi, estati brevi e caldissime e precipitazioni di regola insufficienti e mal distribuite rispetto alle esigenze delle colture. La vocazione naturale del paese, rivestito in prevalenza di steppa o di magra boscaglia (macchia), è quindi pastorale-agricola (ma d'una agricoltura per lo più estensiva), e tale si è infatti mantenuta per secoli e fino ai nostri giorni. Lo prova non foss'altro la debole densità del popolamento (39 ab. a kmq. nella Vecchia e 46 nella Nuova C.; ma questo secondo indice rimarrebbe anche al disotto del primo, ove non si tenesse conto della popolazione di Madrid). Le due C. contengono oggi ca. 5.000.000 ab., dei quali 2/3 spettano alla Vecchia C. e 1/3 alla Nuova. Fra le città spiccano Burgos (79.000 ab.), Logroño (56),

Segovia (18), Avila (15), Soria (ro) nella Vecchia; Toledo (35), Ciudad Real (33), Guadalajara (18) e Cuenca (16) nella Nuova C.
L'economia del paese riposa sull'allevamento del bestiame minuto (ovini, bovini solo in alcuni distretti montuosi delle sierras periferiche) e sulla cerealicoltura (granaglie, vino, olio); le industrie, per lo più di piccola entità, sono limitate ad alcuni pochi centri urbani e ad una produzione di mero interesse locale.
La popolazione, etnicamente compattissima, e bene individuata dalle altre spagnole, anche in grazia del proprio dialetto, assurto a lingua nazionale, è nella sua quasi totalità cattolica. I centri urbani sono spesso ricchi di monumenti religiosi (cattedrali) tra i più splendidi e famosi del mondo.
Giuseppe Caraci
II. Storia
Nell'età romana la C. non costituiva una regione con denominazione propria; fece parte del regno visigotico e con l'invasione araba dell'emirato di Cordova. Il regno delle Asturie che fu il nucleo primo della ricostituzione della Spagna cristiana, vi stabili delle guarnigioni e dal gran numero dei castelli che già sorgevano nel sec. x, la regione prese il nome di C. ed entrò nella storia come contea. Incorporata nel regno di Navarra, risorse nel secondo terzo del sec. xi come regno indipendente e col suo rigido ordinamento feudale, costituitosi dal sec. Ix in poi, fu in grado di proteggere contro il mondo islamico la fede e l'operosità sociale dei suoi agricoltori, commercianti e monaci. Manifestò in pari tempo gran forza di espansione e di attrazione sugli altri territori della penisola iberica; assorbì infatti ben presto il regno di León, dando origine al regno di C. e León. Sfruttando la sua situazione geografica primitiva ed i progressi ottenuti grazie la riconquista, finì con l'occupare tutto il nucleo geo-politico dei due altopiani superiore ed inferiore; poi durante il sec. xir la C. estese ancor più i suoi confini versomezzodi occupando quella regione che sarà chiamata C. nuova. Le tappe successive della lotta contro l'islamismo sono infatti contrassegnate dalla caduta di Cadice (1133), di Cordova (1236), di Siviglia (1247); quindi nello stesso sec. xiri il re Ferdinando il santo diede fusione definitiva alla C. ed al León occupò l'intera Andalusia ed estese il nome di C. a tutti i nuovi territori occupati. In tal modo i due regni di C. e d'Aragona costituirono nel basso medioevo la forza vitale della Spagna risorgente, finché si preparò man mano la loro unione definitiva grazie al matrimonio dell'aragonese Ferdinando con la castigliana Isabella. L'unione rimase puramente personale durante la loro vita e fu completata con l'assorbimento della Navarra e con la conquista del regno musulmano di Granata (1492); ma fu completa quando il loro nipote Carlo (I in Spagna e V in Germania) riunì nelle sue mani i due regni e le terre d'oltre Atlantico che dipendevano propriamente dalla C.
Durante le dinastie austriaca e borbonica insediatesi nella Spagna, la C. pur non avendo più personalità politica propria perché conglobata nella Spagna, stette al centro della politica spagnola; il consiglio di C. fu l'organo che organizzò e diresse l'intero dominio spagnolo. Il castigliano fu la lingua letteraria nazionale della Spagna, di Cervantes e di Calderón de la Barca, di s. Giovanni della Croce e di s. Teresa, dei grandi missionari e dei grandi politici del sec. xvi; lingua che divenne d'allora in poi la lingua ufficiale di quasi tutta l'America centrale e meridionale.
Federico Udina