CATALOGHI DI PAPI e DI VESCOVI. - Di buon'ora cominciò nelle singole chiese la costumanza di tenere un elenco ufficiale della serie dei vescovi. C'era di mezzo la necessità di non far menzione dei vescovi che avessero defezionato dalla fede e di quelli che fossero stati esclusi come usurpatori.
Si hanno testimonianze sino dal sec. III dell'usanza di leggere durante la sacra liturgia tali c. che venivano scritti in appositi «dittici» (v.); e nella iscrizione o cancellazione da tali dittici consisteva il riconoscimento ufficiale o la negazione della legittimità dei singoli vescovi (F. Cabrol, s.V. in DACL, IV, coll. 1045-94).
I. C. d. p. - A partire dal 1947 il c. d. p. lo si trova redatto criticamente nell'Annuario pontificio. I molti c. tramandati nei secoli, opera di compilatori privati, presentano discordanze nel numero, nella inclusione od esclusione di nomi, nella stessa cronologia. Ciò dipende da deficienze di dati positivi o di critica; dalla realtà di situazioni confuse per elezioni contestate, scismi, deposizioni; dal diverso modo di datare l'inizio del pontificato; e tutto ciò implica delicati problemi canonici oltreché storici. Le incertezze in alcuni particolari però non infirmano la ininterrotta successione dei papi dall'apostolo Pietro nella sede romana.
I c. più antichi conosciuti sono quelli compilati da Ireneo (Adv. haer., III, 3, 3) e da Egesippo (Eusebio, Hist. eccl., IV, 22) nella controversia con i gnostici. Sono una lista di nomi senza indicazioni cronologiche. Raccolti dalla tradizione locale (come afferma Egesippo) testimoniano l'esistenza e l'uso a Roma verso il 150 d. C. di un c., probabilmente scritto e in uso nella liturgia. Secondo E. Caspar era privo di indicazioni sulla durata dei pontificati, ma stabile nella successione dei nomi, tanto da offrire un elemento cronologico per la datazione di avvenimenti ecclesiastici non datati altrimenti (ad es., l'arrivo e l'attività di eretici a Roma) che con il nome di un papa (Ireneo, Adv. haer., III, 4, 2-3).
Nel sec. III, con l'opera dei cronisti Ippolito e Giulio Africano e dei loro continuatori, si hanno i primi tentativi di fissare la cronologia dei papi e sincronizzarla con quella degli imperatori. Da Giulio Africano deriva la cronologia di Eusebio e da Ippolito quella del cosiddetto C. liberiano, inserito nel Cronografo del 354. Eusebio riferisce nella Hi-

I ritratti di s. Paolo nella serie più antica sono del sec. v-vi e con l'inclusione dell'antipapa Lorenzo (inizio sec. vi) risentono delle lotte del tempo, nelle iscrizioni risentono invece di influenze posteriori.
Il Liber Pontificalis amplia i dati del Liberiano per dare una notizia biografica dei papi. Composto agli inizi del sec. vi non si sottrae, nella compilazione delle notizie più antiche, alle controversie suscitate dallo scisma laurenziano, ma è esatto per le notizie contemporanee, e, avendo incontrato favore, venne continuato.
Nel secc. vi-ix le aggiunte compiute da chierici della Curia, alcune ancora viventi i papi, con l'aiuto degli archivi pontifici sono importanti e per la cronologia generale esatte. Per un certo tempo (secc. ix-x) il Liber Pontificalis si riduce a poco più di un elenco aggiunto posteriormente, il che permise a quel periodo confuso di includervi un Dono II (973) mai esistito, ed in qualche codice anche la papessa Giovanna. Con Leone IX (1049) riprendono le biografie più estese. Scritte da autori diversi vennero radunate come continuazione del Liber Pontificalis nel sec. XII.
Un simile lavoro fu compiuto nei secc. XIV e XV giungendo fino a Pio II (1464). Apparvero allora le Vitae pontificum del Platina, elaborazione del Liber Pontificalis, senza troppe pretese critiche. Nei secoli seguenti O. Panvinio, C. Baronio e molti altri si occuparono del c. d. p. Nel 1751 C. Marangoni pubblicò una Chronologia romanae pontificum, deducendola dalla serie più antica dei ritratti di S. Paolo, che passò agli annuari: Notizie per l'anno... (1818-1860), Annuario (1863-70), la Gerarchia cattolica (1873-1903), Annuario pontificio (1913-46).
Nel sec. XIX la critica storica portò nuovi metodi nelle ricerche e nuovi risultati. La magistrale edizione del Liber Pontificalis di L. Duchesne, riccamente annotata, ha offerto la base ad un catalogo critico che, accettato generalmente dai dotti, oggi, con le precisazioni di A. Mercati, è passato nell'uso della Curia romana.
II. C. d. V. - Come Roma, le altre città episcopali ebbero ben presto il loro catalogo a scopo liturgico nei dittici, e poi storico con indicazioni cronologiche. Ireneo riteneva facile ai suoi tempi stabilirlo, ma riporta solo il romano. Eusebio, rifacendosi ad Egesippo a e Giulio Africano, riporta quello di Gerusalemme, Antiochia, Alessandria. Nel secc. VI-VII e seguenti l'ambizione di far rimontare le proprie origini ad un Apostolo o ad un discepolo degli Apostoli, ha alterato molti c. con nomi fittizi (l'apostolo Andrea vescovo di Bisanzio, vescovi di Italia e di Francia mandati da s. Pietro, ecc.) ripetuti con favore nei secoli seguenti; v.: APOSTOLICITÀ DELLE CHIESE.
L'esempio del Liber Pontificalis romano, imitato da altre città, ha dato il Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis (sec. IX), Eichstettensis (sec. XI) ecc., e le Gesta episcoporum molto in uso nel periodo medievale. Con l'Umanesimo si ebbero molte storie locali o diocesane, favorevoli per cam-
panilismo alle leggende antiche. Con i secc. XVII-XVIII vennero le grandi opere erudite dei Maurini, Gallia Christiana, e di F. Ughelli, Italia sacra, ancora utili ma insufficienti.
Le sedi episcopali d'Italia rimontano ad alta antichità, ma le scarse notizie degli scrittori antichi, i pochi dati sicuri dei martirologi e delle Passiones, le sottoscrizioni dei vescovi ai sinodi, i non molti dittici liturgici conservati non rendono facile la compilazione dei c. Ughelli con la Italia sacra (9 voll., Roma 1644-48) la diede in mezzo a molti difetti ed errori, in piccola parte eliminati da N. Coleti nella sua edizione di molto accresciuta e corretta (Venezia 1717-1733), e da L. Cappelletti con Le Chiese d'Italia (21 voll., ivi 1844-70). Vie nuove aprì F. Savio con Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300, limitati per la sua morte al Piemonte e alla Lombardia. Restringendo il campo, F. Lanzoni con Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del sec. VII (an. 604), ha compiuto il disegno del Savio per tutta l'Italia.