CAVALCATA

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CAVALCATA. PARALE. - Così genericamente si chiamava quella che accompagnava il Papa quando si spostava dalla sua ordinaria residenza per portarsi nei diversi luoghi della città o per accingersi ad un viaggio. Questo, quando non avveniva in forma assolutamente privata, si compiva con solennità maggiore o minore secondo i casi. Sino a metà del sec. xvi ed in parte anche dopo, tali movimenti si compivano a cavallo; ed a cavallo procedevano anche i cardinali, i famigliari ed ogni altro dignitario che accompagnava il Papa. Quando il cocchio entrò nell'uso
comune e cessò di essere una singolarità, due cardinali di solito accompagnavano il Papa nella sua carozza, con la quale procedevano le carrozze di servizio ed i famigliari a cavallo secondo un nuovo cerimoniale che, seguendo gli usi del tempo, era sfarzoso e solenne.
Particolare solennità assumevano le c. che si svolgevano quando il Papa si portava nelle basiliche e chiese dell'Urbe in particolari giorni, per le cappelle annuali o per qualche visita straordinaria, ed il corteo veniva regolato secondo l'importanza del fatto; ma nessuna raggiungeva la sontuosità di quella che aveva luogo quando il Papa si muoveva dal Vaticano per prendere il possesso, dopo la sua elezione, della basilica Lateranense, che era la sua chiesa corredrale.
Quando la residenza ordinaria ed abituale del Papa era nel palazzo del Laterano, la presa di possesso della basilica non era che un'immediata conseguenza per il Papa dell'elezione o dell'entrata nel palazzo. Quando invece, dopo il ritorno da Avignone, il Papa prese abituale dimora al Vaticano, il giorno stesso in cui veniva incoronato, partiva di là col triregno prezioso in capo, con un corteo che si rese sempre più lungo e complicato: vi prendevano parte infatti i corpi e le rappresentanze cittadine, e, milizie presenti in Roma con le guardie di palazzo, tutta la prelatura e il Sacro Collegio col loro seguito a cavallo. Attraversato Borgo, il corteo passava per ponte Sant'Angelo, dove il Papa riceveva l'omaggio degli Ebrei, procedeva per Parione seguendo la via papale riccamente pavesata, attraversava il Foro, e per la via di S. Giovanni accompagnava il Papa fino alla Basilica, dove si compivano le cerimonie della presa di possesso. Non mancavano lungo il percorso archi trionfali con iscrizioni, ed in segno di liberalità si gettava dentro al popolo. Di tali cortei si hanno particolareggiate descrizioni ed anche incisioni in rame che li rappresentano.
La sontuosità dei cortei dei cardinali era in relazione con la ricchezza e potenza di ciascuno di loro, particolarmente quando appartenevano alla parentela del Papa, od erano di origine principesca, o rappresentavano in Curia principi e sovrani. Oltre alle c. che si svolgevano al momento della loro elezione e dell'ascesso al Consistoro pubblico per prendere il cappello, particolare solennità acquistava la c. che accompagnava il cardinale legato, quando, presa la croce cardinalizia in Consistoro, moveva verso il paese di destinazione accompagnato fino fuori porta dai suoi colleghi e dalle loro famiglie, o quando, nel suo ritorno in Curia, veniva accompagnato da fuori porta in Concistoro, dove faceva la pubblica relazione della sua legazione.
Quando un sovrano od un principe illustre od un'ambasciata solenne si accostavano alla città, era dovere dei cardinali di farsi incontro fin sulle porte con le loro famiglie a cavallo, per dare solennità a quell'ingresso. Altrettanto facevano di propria iniziativa i singoli cardinali alla venuta ed alla partenza di qualche collega particolarmente amico, di qualche ambasciatore, specie se del proprio paese, o di altro personaggio illustre; quando non partecipavano personalmente alla c. inviavano i familiari con le mule bardate in segno di onore.
V'erano poi altre c. solenni come quella degli uditori di Rota il giorno in cui, accompagnati da tutti i curiali, inauguravano l'anno giuirdico, o quelle in cui i maggiori ufficiali pontifici compivano speciali atti solenni inerenti al loro ufficio. - Vedi Tav. LXVIII.

Bibl.: Il cerimoniare pontificio G. Bercardo (Lib. notor., ed. in L. A. Muratori, Rer. ital. script., vol. XXII) descrive minutamente queste c.; inedite sono quelle di cui prendevano nota volta per volta i cerimonieri suoi successori e sono conservate nel loro archivio; F. G. Cancellieri, Descrizione delle cappelle pontifce e cardinalizie, Roma 1790; id., Storia dei colonoi passosi dei Romani Pontifici, iv 1802. Guglielmo Felto