CENCI, Beatrice. - N. a Roma il 6 febbr. 1577 da Francesco, uomo violento ed avaro che, vedendo diminuire il suo ingente patrimonio a causa delle continue multe per i crimini che commetteva, si trasferì nel castello colonnese di Rocca Petrella presso Rieti (1597), dove fin da due anni prima aveva confinata la sua seconda moglie, Lucrezia Petroni, e i suoi figli. La vita alla Rocca doveva esser dura e triste se i due figli Giacomo e Bernardo fuggirono con la complicità di Olimpio Calvetti, castellano dei Colonna e innamorato di B. La scoperta di quest'amore e la notizia del matrimonio di Giacomo resero furioso Francesco. La conseguenza fu che i famigliari ordirono il delitto. Il 9 sett. 1598 alla presenza di B., con la complicità di Lucrezia, Francesco fu ucciso e gettato poi dal balcone per simulare una disprezia. Le due donne tornarono a Roma, ma la verità ben presto trapelò, e tutti furono arrestati.
Il processo cominciò il 14 genn. 1599, e nonostante la difesa del celebre avvocato Prospero Farinaccio, B., Lucrezia e Giacomo furono ritenuti colpevoli e condannati a morte; solo Bernardo ebbe la pena del carcere a vita. L'11 sett. sulla piazza di ponte S. Angelo, alla presenza di una moltitudine di popolo, B. e Lucrezia furono decapitate, Giacomo ucciso con una mazza e squartato. B.

Cenci, Beatrice - Verbale di chiusura del codicillo ( 8 sett. 1599) di B. C. con la sua firma - Roma, archivio di Stato.
morì con coraggio e lasciò una serie di pietose disposizioni; il popolo accompagnò la sua salma a S. Pietro in Montorio e ne fece una specie di eroina.
Dai nemici della S. Sede sorse l'accusa che papa Clemente VIII facesse eseguire una condanna tanto grave allo scopo di impossessarsi dell'ingente patrimonio della famiglia; la condanna invece si giustifica con la necessità di dare un esempio in un momento in cui il ripetersi di simili delitti turbava continuamente l'ordine pubblico, e si imponeva il dovere di un risanamento dei costumi.
Renata Orazi Ausenda