COMACINI, MAESTRI. - Costruttori, oriundi dall'antica diocesi di Como. L'espressione « Magister Comacinus cum colligantes[sic] suis » e « cum consortibus suis » compare per la prima volta in 2 articoli dell'Editto di Rotari (643); nel 741 fu aggiunta all'Editto di Liutprando (713) un'appendice dal titolo « Memoratorio de mercede Comacinorum », composta di sette articoli in cui sono norme e disposizioni relative all'at-
tività di maestranze edili. È lecito ritenere pertanto che m. c., riuniti in corporazioni o sodalizi quali appaiono dai citati editi, proseguissero nell'alto medioevo la tradizione dei « collegia » artigianali dell'antichità classica: non « aldi » o « servi », ma liberi cittadini legalmente protetti nelle loro associazioni e nell'esercizio dell'arte loro non meno che negli atti economici individuali.
Il territorio comasco o comacino fu fecondo di costruttori, architetti, scultori, carpentieri, i cui nomi compaiono in Borgogna, in Svizzera, nella vallata del Reno, e in quasi tutte le regioni italiane; a tali migrazioni, di ca-
rattere collettivo e particolarmente intense durante il medioevo fino alle soglie del sec. xv, corrispose in un primo tempo il diffondersi di determinati modi costruttivi; è tuttavia difficile stabilire se certe caratteristiche strutturali e certi elementi architettonici, debbano considerarsi vere e proprie invenzioni di maestranze di c. o non siano invece lontani derivati da fabbriche imperiali romane o da monumenti siriani; onde appar più prudente, anziché puntualizzarsi nell'analisi di singoli elementi, ravvisare nell'arte dei c. un indirizzo di gusto che, distaccandosi da quello bizantino e dalle ancora vive

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