DAVILA, ENRICO CATERINO

DAVILA, ENRICO CATERINO. - N. a Piove di Sacco (Padova) il 30 ott. 1576, nel 1583 è in Francia paggio della regina Caterina; a 18 anni entra nella milizia, nel 1599 è al servizio di Venezia; è assassinato da un servo il 26 maggio 1631.

Deve la sua fama alla Storia delle guerre civili di Francia. Nel suo stile fermo e distaccato raccoglie il pensiero estremo della ragion di Stato: «Non è cosa né lodevole né salutare il volersi fermare ed appagare nel mezzo» (Storia ecc., 2ª ed., Pistoia 1852, p. 85): si deve poter compiere il delitto fino in fondo. Sente intimamente la polemica machiavelliana e quicciardiniana, nonché quella della controriforma, sulla miglior forma di governo, propendendo verso una forte monarchia, consapevole com'è del tramonto delle forze nobiliari e della germinazione dei grandi Stati nazionali. Spirito schietamente politico, prospetta la religione, nonostante le apparenti frasi di gran reverenza, quale instrumentum regni. In un noto passo ricco di sottintesi la conversione di Enrico IV è sentita sub specie politica: «il re, ricevuta instruzione sufficiente in proposito degli articoli contro-versi nella fede, mostrò di rasserenare l'animo e di comprendere visibilmente la mano di Dio, che richiamandolo dagli errori lo riconduceva nel grembo della Chiesa» (op. cit., V, p. 179): non si preoccupa tanto della sincerità di una conversione e nemmeno delle vaste conseguenze religiose che tale conversione determinava nel groviglio delle lotte francesi e del cristianesimo europeo, quanto delle forze politiche espressione di umana astuzia o cupidigia.

Bibl.: L. Ranke, Frauösische Geschichte, V, Stoccarda 1861, pp. 3-35; H. Hauser, Les sources de l'histoire de France. XVIe siècle, III, Parigi 1912, pp. 132-33; G. A. Andriulli, E. C. D., in Il messaggero, 18 ott. 1931 e bibl. ivi cit.; E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., di A. Spinelli, I, Napoli 1944, pp. 152-54; G. Spini, La storica del barocco italiano, in Belfagor, I (1946), pp. 324-37; H. Jedin, Das Konsil von Trient, Roma 1948, p. 56 sgg. Massimo Petrochi