DECADENTISMO. - Il d., come atteggiamento
spirituale nel quale confluivano il pessimismo di
Schopenhauer, il gusto di Baudelaire (fascino del
mistero, orrore della realtà, rinuncia all'azione)
e una forte corrente d'idealismo metafisico, si af-
fermò verso il 1880 nei cenacoli parigini ed ebbe
la formulazione del suo programma letterario e
artistico in alcune riviste giovanili nel 1885-'86.
Senza venir meno al culto di Baudelaire, i decadenti
scoprirono e adottarono come loro poeti Verlaine, Mal-
larmé e, più tardi, Rimbaud. Dalla loro cerchia uscirono
Laforgue, i simbolisti Corbière, Tailhade, Samain, Gué-
rin, Jammes e i fiamminghi Maeterlinck, Rodenbach e
Verhaeren. Singolare la figura del romanziere Huysmans,
convertitosi al cattolicesimo, e notevole pure quella del
poeta Le Cardonnel, anch'egli convertito e sacerdote. In
Germania il d., penetrato nella filosofia, trovò in Nietzsche
il teorico della decadenza della civiltà europea, oltre che
l'assertore del superuomo, e pervenne all'«essere ango-
sciato» di Heidegger e all'«esistenza ripiegata su se
stessa» di Jaspers. Rappresentanti del d. furono: in
Inghilterra, O. Wilde, A. Symons, L. Johnson, E. Dow-
son, W. B. Yeats; in Spagna, Rubén Dario; in Russia,
Merezkovskij.
In Italia i primi spunti decadentistici furono nel mo-
vimento della «Scapigliatura» sviluppatosi in Milano tra
il 1860 e il 1880, che tentò in modo incerto di liberare
la poesia dai residui moralistici dell'estetica risorgimen-
tale e di affermarne l'autonomia nella personalità dello
scrittore. Sicuri e precisi elementi decadentistici si hanno
invece nell'opera del d'Annunzio, specie dov'è più aperta
a suggestioni teoriche (Poema paradisiaca e prose liriche
dalla Contemplazione della morte al Libro segreto). In-
flessioni decadenti vi furono anche nei poeti intorno al
«Convito» diretto dal De Bosis, e infine nei crepuscolari
e negli intimisti. Si rivelano però soprattutto nella in-
quietudine religiosa latente nella cultura dalla fine del
secolo in poi, attraverso gli autori più pensosi e medi-
tativi come il Fogazzaro e, in poesia, il Graf, la Aganoor
Pompili e Giulio Salvadori. In tal senso il d. agisce a
fondo anche nella lirica di G. Pascoli, che per primo
rompe con la tradizione letteraria locale e volge verso
una concezione mistica della poesia.
Filippo Donini-Ferruccio Ulivi