DECHAMPS, VICTOR-AUGUSTE-ISIDORE. - Cardinale, n. a Melle presso Gand il 6 dic. 1810, m. a Malines il 28 sett. 1883. Nell'ott. del 1832 entrò nel seminario maggiore di Tournai, seguì i corsi superiori di teologia a Malines e fu ordinato sacerdote nel 1834. Il 21 ag. 1835 entrò nel noviziato del Redentoristi a St-Trond. Fu tra questi professore di S. Scrittura; quindi rettore a Liegi e a Tournai, provinciale del Belgio e insieme celebre predicatore e istruttore dei principi reali. Tra i suoi convertiti, è noto il gen. de Lamoricière. Ricusò l'episcopato di Liegi ed il rettorato dell'Università di Lovanio, accettò l'episcopato di Namur nel sett. 1865; di là fu trasferito all'arcivescovato di Malines nel dic. 1867.
È il più caratteristico e fecondo apologista del Belgio. Le sue Oeuvres complètes, Malines 1874-84, comprendono 18 voll. Il D. tuttavia, più che un erudito, fu un pensatore, un asceta, un oratore, e si ispirò particolarmente a s. Alfonso e al De Maistre, giovandosi della meditazione e dell'esperienza. In apologetica si distacca nettamente dai manuali contemporanei, elaborando elementi tradizionali in nuove sintesi. Egli chiede solo la verifica di due fatti, l'uno interno, l'altro esterno; ciò gli sembra sufficiente a condurre l'uomo all'accettazione dell'ordine soprannaturale proposto al mondo dalla Chiesa cattolica. I due fatti sono facilmente constatabili da ciascuno. Il «fatto interiore» consiste nell'aspirazione (appel) alla fede e alla carità, «specie d'immanenza di Dio nell'uomo» e unica soluzione ai grandi problemi dell'origine e dei destini umani. Il «fatto esteriore» è invece «una specie di trascendenza di Dio nella sua Chiesa o della Chiesa in Dio». Se la Chiesa nelle sue origini provò la sua missione «con le opere divine» che compiva, ora, divenuta grande e forte, la prova con «l'opera divina che essa è», nella santità della sua dottrina, del suo culto, delle sue attività, nei prodigi di fede di popoli interi prostrati dinanzi all'Eucaristia o nel confessionale, ecc. La Chiesa stessa dunque è un motivo di credibilità, distinto da qualunque altro, perché presente, vivo e parlante in modo che si manifesta e si spiega da sé.
Il D. però non misconosce altri motivi di credibilità, consacrati essi pure dal Concilio Vaticano (Sess. III, cap. 3 e cann. 3 e 4, Denz-U, 1790, 1812 sg.), pur facendo uso quasi esclusivo del suo preferito, indotto dalla sua pratica apostolica, in particolare dalle esperienze di convertiti dal protestantesimo.
Le critiche del Broglie, del p. E. Matignon (Correspondant, 25 apr. 1857; Etudes religieuses, apr. 1864), come quelle postume del Mallet (Annales de philosophie chrétienne, 1905, 1906, 1907) e gli studi più recenti mettono in rilievo la necessità di non interpretare l'apologetica
del D. come favorevole a un'esigenza del soprannaturale, o a un metodo d'immanenza disgiunto dai preamboli razionali, dai fondamenti storici del cattolicesimo o dall'autorità docente che ci trasmette la verità divina.
Nel Concilio Vaticano il D. fu « uno dei principali luminari » (J. Brugerette e E. Amann, Vatican [Concile du], in DThC, XV, col. 3562), membro della deputazione de fide e, in seno a questa, della commissione più ristretta dei tre più influenti. Appartenne anche alla deputazione de postulatis, della quale doveva pure riferire a Pio IX. L'8 genn. 1870 parlò sulla Dei Filius, che sancì una delle idee fondamentali della sua apologetica (Sess. III, c. 3, Denz-II, 1794). Per l'infallibilità pontificia il D. aveva già combattuto in celebri controversie col Dupanloup, col Maret, col Gratry. Nel giugno 1869 aveva pubblicato l'opuscolo L'infallibilità et le concile général, étude de science religieuse à l'usage des gens du monde. Anche i vescovi tedeschi riuniti a Fulda avevano creduto di doverlo indirettamente confutare nella loro lettera collettiva. Nel Concilio partecipò pure alla redazione della Dei Filius (ma la rifusione del progetto di G. B. Franzelin è di C. Martin e G. Kleutgen), e della Pastor aeternus, e polemizzò con ferma cortesia col Dupanloup, al quale però fu negato dal maestro dei SS. Palazzi il visto per la pubblicazione della risposta. Il D. riteneva il Dupanloup difensore di un gallicanismo già tollerato come opinione, ma ora così temerario da pretenderla a dottrina certa. Il 17 maggio 1870 il D. rispose, in nome della deputazione de fide, alle obiezioni mosse contro la definizione dell'infallibilità.
Di ritorno dal Concilio, s'interessò particolarmente del Kulturkampf, rivolgendosi anche all'imperatore Guglielmo (ott. 1873), della polemica liberale e della lotta contro la legislazione scolastica del 1879. Nel marzo del 1875 fu creato cardinale e nel febbr. del 1878 partecipò al Concilio che elesse Leone XIII. Gli ultimi anni del D. furono amareggiati da accuse ingiuste e da rivelazioni indiscrete.