DEFLAZIONE. - Fenomeno per cui il volume dei mezzi di pagamento viene, per cause varie, a diminuire rispetto alla massa dei beni oggetto di scambio.
Per intendere la d. nella sua portata e nei suoi effetti, è necessario partire dalla cosiddetta equazione dello scambio, la quale serve essenzialmente a mettere in luce il rapporto collegato l'ammontare dei mezzi di pagamento da una parte e il totale delle merci scambiate dall'altra, col livello generale dei prezzi. La sua enunciazione è: il volume della moneta è uguale al livello generale dei prezzi moltiplicato per la quantità dei beni scambiati. Si vede subito che fra livello dei prezzi e volume della moneta v'è proporzionalità diretta, mentre fra livello dei prezzi e massa dei beni oggetto di scambio v'è proporzionalità inversa. Ciò appare dalla trasformazione della formula, per cui il livello generale dei prezzi è uguale al rapporto che esiste tra il volume della moneta e la quantità dei beni scambiati. A rigore, quindi, una diminuzione del livello generale dei prezzi può derivare o da quella del volume della moneta o da un aumento della massa delle merci scambiate. Salvo casi eccezionali (guerre, terremoti, ecc.) questo secondo fattore è normalmente stabile, variando in maniera rilevante solo in lunghi periodi di tempo. Sensibili contrazioni invece può subire l'ammontare dei mezzi di pagamento, fermo restando l'altro fattore; ed è in generale a questo fenomeno che si devono attribuire quasi tutte le d. finora verificate. Perciò si deve ritenere che la d. consista più in una diminuzione assoluta del volume della moneta che in una sua diminuzione relativa per effetto dell'aumento della massa dei beni. Giova ricordare che di vero e proprio processo deflazionistico si può parlare solo quando questo raggiunga un'intensità tale da ripercuotersi sul livello dei prezzi con un ribasso di un certo rilievo.
Mentre di solito l'espansione della circolazione monetaria, cioè l'inflazione, non è praticata deliberatamente da parte degli organi responsabili, la d. rappresenta in ogni caso un atto volontario e consapevole. Con la politica deflazionistica si tende di norma a riportare le monete, deprezzate dall'inflazione, al loro precedente valore o comunque ad un valore maggiore, quando si ritenga insufficiente il più limitato obbiettivo della stabilizzazione monetaria. Dopo la guerra del 1914-18 diversi paesi che avevano subito gravi svalutazioni adottarono la politica deflazionistica, e fra essi l'Italia, ma fu in particolare l'Inghilterra che spinse a fondo tale esperimento. Come qualche economista aveva ammonito, i risultati conseguiti, quando lo furono, costarono pensi sacrifici e provocarono profonde crisi di assestamento. Infatti, dato che gli imprenditori solitamente sostengono gran parte dei costi di produzione prima della vendita degli articoli finiti e spesso sono legati a contratti a lunga scadenza, al ribasso dei prezzi non corrisponde un'immediata diminuzione dei costi e quindi l'attività delle aziende si risolve in perdita. Ciò provoca da una parte un rallentamento, che può giungere alla paralisi, del ritmo produttivo, dall'altra il formarsi o l'inasprirsi della disoccupazione in ogni categoria di addetti alla produzione. Allora si sosteneva tuttavia che la d. era necessaria per sanare le ingiustizie intervenute nella distribuzione dei patrimoni e dei redditi a seguito delle svalutazioni monetarie. Infatti è noto che l'inflazione danneggia i creditori e favorisce i debitori, e mentre è a vantaggio delle categorie economiche attive degli imprenditori e dei commercianti, compromette invece la situazione di coloro che godono di redditi fissi. A parte i lamentati inconvenienti, si constatò che la d. è in tal senso controproducente, consolidando di fatto i vantaggi conseguiti con l'inflazione, mentre di solito, soprattutto con la disoccupazione, aggrava i danni di quelle classi per le quali si invoca una miglior giustizia.
Il ricorso a manovre deflazionistiche è invece lecito ed utile quando s'intenda sanare, con ribasso del livello dei prezzi interni, uno squilibrio intervenuto rispetto all'andamento dei prezzi internazionali.