DEL LUNGO, ISIDORO. - Letterato, n. a Montevarchi il 20 dic. 1841, m. a Firenze il 4 maggio 1927. Alunno degli Scolopi, maestro tra i più venerati, riconosceva « essere moralmente deboli le scuole di uno Stato in lotta con la Chiesa » (lettera del 15 genn. 1873 a Cesare Guasti), per cui auspicava una conciliazione fra i due poteri. Ricercatore tenace, valutò epoche e personaggi non trascurando i criteri etici.
Presidente della Crusca, collaborò assiduamente alla quinta edizione del Vocabolario. La sua abilità di erudito è legata soprattutto al Trecento toscano: Dante nei tempi di Dante (Bologna 1888); Dal secolo e dal poema di Dante (ivi 1898); La donna fiorentina del buon tempo antico (Firenze 1906); I Bianchi e i Neri (Milano 1921). Con La Cronica del Compagni (Firenze 1879-87) e Storia esterna della Cronica (2 voll., Milano 1917-18), volle dimostrare contro Scheffert-Boichorst e altri studiosi, la paternità diniana della Cronica. Contribuì efficacemente all'edizione nazionale delle opere di Galileo e promosse le letture dantesche in Orsanmichele. I suoi tre volumi sul Poliziano (Prose volgari inedite e poesie latine [Fi-
renze 1867]); Florentia: Uomini e cose del Quattrocento (ivi 1897); Le Selve e la Strega (ivi 1925), sono fondamentali, anche se sorpassati per la critica dei testi. Sobrio e preciso il suo commento alla Commedia (ivi 1926).