Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Religioni non cristiane

DRUSI

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Noto anche come: inglese: Druze

DRUSI. - Popolo che abita il Libano e l'Antilibano, nei dintorni di Damasco e nel massiccio del Hawrān. I D. si distinguono per una religione loro propria e godevano nell'Impero ottomano di una situazione particolare dal punto di vista amministrativo. Sembra avessero anche caratteristiche etniche particolari già prima della fondazione della loro religione, per opera di Hamzah e Darazi, nel sec. XI d. C.: curiosa l'affermazione degli emiri drusi nel sec. XVII di discendere da Goffredo di Buglione.

Il sistema religioso ha conservato la dottrina ismā'īlita (v. CARMATI; ISLĀM); secondo la quale Dio si incarna in ogni epoca nell'umanità: Dio stesso (o almeno la sua forza creatrice) è concepito come composto di parecchi principi emananti l'uno dall'altro, ciascuno dei quali si incarna in un uomo. Per i D. il califfo fāṭimita al-Hākim (386-411 egira) è la rappresentazione di Dio in quanto unità: egli è addirittura adorato e ha il titolo di « nostro signore »: è l'ultima incarnazione di Dio e non si ammette che sia morto; è solo nascosto e un giorno ricomparirà. Al di sotto di al-Hākim vi sono cinque ministri incarnanti diversi principi emanati da Dio (l'Intelligenza universale, l'Anima universale, la Parola, il Precedente, il Seguente). Seguono 3 classi di ministri inferiori. Il sistema morale della religione drusa, che vale per ambo i sessi, consiste in sette precetti: veridicità, obbligo per gli adepti di vegliare alla loro mutua sicurezza, rinuncia a qualsiasi altra religione, obbligo di allontanarsi dal demonio e dai miscredenti, obbligo di riconoscere in tutte le epoche il principio dell'unità divina incarnata nell'umanità, approvare le opere di al-Hākim quali esse siano, esser rassegnato alla sua volontà rappresentata dai suoi ministri.

Questo sistema dotto è però conosciuto solo dagli 'uqqāl (« intelligenti »): la massa è invece composta dai guhhāl (« ignoranti »). Gli 'uqqāl soltanto prendono parte alle assemblee religiose, che si tengono nella notte tra il giovedì e il venerdì. I più meritevoli di essi (uno su cinquanta) divengono i « perfetti » e sono i capi religiosi della « nazione ». Il popolo crede generalmente alla metempsicosi: i buoni rinascono in forma di bambini, i cattivi invece in forma di cani. La poligamia è permessa e, malgrado che la legge lo proibisca, pare talvolta sia praticato il matrimonio fra fratello e sorella.

I D., popolazione guerriera e ardita, hanno avuto nel corso della storia degli emiri celebri, come Fahr ad-din (noto in Italia con il nome di « Faccardino »), che nel sec. XVII ebbe rapporti con il granduca di Toscana; e l'emiro Bašir nel sec. XIX.

Bibliografia2 opere
BIBL.: Ph. K. Hitti, The origins of the Druse people and religion, Nuova York 1928; N. Bouron, Les Druses, Parigi 1930.

Alessandro Bausani

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Di Alessandro Bausani

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1938–1939.

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Bausani, Alessandro. “Drusi.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1938–1939. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/drusi.

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Bausani, Alessandro. “Drusi.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1938–1939. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/drusi.

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