**ERODE ATTICO. - N. a Maratona nel 10 d. C. da Tiberio Claudio Attico Erode, che gli lasciò in eredità ingenti ricchezze. Se ne servì per procurarsi libri a maestri che lo fecero una delle più cospicue figure letterarie del suo tempo; per arricchire Atene, Alessandria, Olimpia, Delfi, Corinto, Troia e Casinio di belle costruzioni.**
La ricchezza e la cultura gli facilitarono l'accesso a diverse cariche pubbliche (nel 123 prefetto dell'Asia; nel 127 agronomo in Atene, nel 140 maestro di Marco Aurelio e Lucio Vero, nel 143 console); ma il carattere franco a violento da una parte e dall'altra l'amore per l'insegnamento l'allontanarono dalla vita pubblica. Ad Atene stesse scuola di retorica, in cui si formarono i più illustri sofisti del tempo, tra i quali Claudio Adriano di Tiro, che recitò alla morte del maestro (177) l'elogio funebre. Dei suoi scritti non resta che il Segni tostizie, la cui autenticità però è ancora molto discussa.
Batt.: P. Vidal-Labache, Herode-Atticus, Parigi 1872; C. Schultess, Herodes Atticus, Amburgo 1904; Münscher, s. V. in Pauly-Wissowa, VIII, coll. 921-54. Irene Daniele