ERODE ATTICO. - N. a Maratona nel 101 d. C. da Tiberio Claudio Attico Erode, che gli lasciò in eredità ingenti ricchezze. Se ne servì per procurarsi libri e maestri che lo fecero una delle più cospicue figure letterarie del suo tempo; e per arricchire Atene, Alessandria, Olimpia, Delfi, Corinto, Troia e Camisio di belle costruzioni.
La ricchezza e la cultura gli facilitarono l'accesso a diverse cariche pubbliche (nel 125 prefetto dell'Asia; nel 127 agoronomo in Atene, nel 140 maestro di Marco Aurelio e Lucio Vero, nel 133 console); ma il carattere franco e violento da una parte e dall'altra l'amore per l'insegnamento l'allontanarono dalla vita pubblica. Ad Atene tenne scuola di retorica, in cui si formarono i più illustri sofisti del tempo, tra i quali Claudio Adriano di Tiro, che recitò alla morte del maestro (177) l'elogio funebre. Dei suoi scritti non resta che il Περὶ πολιτικο, la cui autenticità però è ancora molto discussa.
BBL.: P. Vidal-Lablaché, Herode-Atticus, Parigi 1872; C. Schulters, Herodes Atticus, Amburgo 1904; Münscher, s. V. in Pauly-Wissowa, VIII, coll. 621-54. Ireneo Daniele