FABRE, JEAN-HENRY

FABRE, JEAN-HENRY. - Entomologo, n. a St-Leon (Aveyron) il 22 dic. 1823, m. a Sérignan (Vaucluse) il 1° ott. 1915. Dopo un periodo d'insegnamento a Carpentras, Aiaccio ed Avignone, si ritirò nel 1878 a Sérignan per dedicarsi interamente alla botanica e soprattutto alla entomologia, rivolgendo le sue ricerche sugli istinti e il comportamento degli insecti, riuscendo così a rettificare vari errori accolti anche da entomologi e presentare alcune scoperte particolari, ad es., sulla paralizzazione, da parte degli sfegidi, dei centri nervosi della preda, per mantenere l'immobile, ma viva a nutrimento delle larve; sul sesso delle uova degli apodici solitari, sull'ipermetamorfosi dei colocitori molodi. Sul termine della sua vita i meriti del F. vennero pubblicamente riconosciuti anche da parte del governo; di quelle feste giubilari è rimasta celebre la sua risposta alla domanda, se credeva in Dio: "Se lo credo? Lo vedo. Senza di Lui non capisco nulla. E non solo ho censerata questa convinzione, ma l'ho accresciuta. Nel campo scientifico è convinto antievoluzionista e finalista.

Il frutto dei suoi studi è contenuto nei Souvenirs entomologiques (10 voll., Parigi 1879-1907; ed. definitiva, 1919-25; trad. it., Milano 1922-27), che gli fecero dare il titolo di "poeti degli insetti" per l'incanto dello stile, unito ad un'altra probità scientifica e ad un'osservazione paziente e munziosa. Scrisse anche molte altre opere di divulgazione, che, animata da uno stile viva e arguto, cooperarono a far conoscere e gustare da un numero straordinario di lettori le meraviglie della creazione; mette conto citare: Les ravageurs, récits de l'oncle Paul sur les animaux nuisibles à l'agriculture (Parigi 1870); Les auxiliaires, récits... sur les animaux utiles à l'agriculture (ivi 1873); Les serviteurs, récits... sur les animaux domestiques (ivi 1875).

BIBL.: A. Fabre, 7-H. F., l'entomologiste, raconté par lui même, 1823-1907, 2 voll., Parigi 1910-11; A. Rymieu, La part des troyains dans les progrès de la science aux XIXe siècle, II, ivi 1915, pp. 108-11. Celestino Tesore