FORTEZZA. - Nel suo primo significato indica robustezza, gagliardia, vigore, forza, sia in senso fisico, sia in senso morale. Può essere considerata: 1) come virtù morale naturale; 2) come virtù infusa; 3) come dono dello Spirito Santo.
I. VIRTÙ MORALE NATURALE. - Lessio la definisce: « virtù che modera i movimenti dell'animo nel sostenere e nel regolare le circostanze terribili dell'esistenza, soprattutto i pericoli della vita » (De iustitia et iure coeterisque virtutibus cardinalibus, Parigi
1606, l. III, cap. 1). Più comprensiva la definizione di s. Tommaso, il quale la chiama: « virtù che toglie gli impedimenti e le difficoltà che distolgono la volontà dal compiere ciò che è secondo ragione » (Sum. Theol., 2ᵃ-2ᵃᶜ, q. 123, a. 1).
In senso largo poi col termine f. si intende la fermezza d'animo nel compimento del proprio dovere. Intesa così, più che una virtù speciale, si può considerare la condizione indispensabile per l'esercizio di tutte le virtù. Lo stesso s. Tommaso la dice: « condizione di ogni virtù, perché importa, in senso assoluto, la ferma determinazione della volontà » (ibid., 1ᵃ-2ᵃᶜ, q. 61, a. 3). Non bisogna confondere questa virtù con la temerità, tanto meno con la ferocia, come qualche volta avviene nell'uso corrente. Evidentemente l'oggetto di una virtù non può essere che una cosa onesta. Di conseguenza chi affronta i pericoli anche i più gravi, per motivi disonesti, ad es., i duellanti, i ladri ecc., non possono dirsi forti, bensì temerari, feroci ecc.
Oggetto materiale della virtù della f., sempre secondo il Dottore Angelico (ibid., 2ᵃ-2ᵃᶜ, q. 123, a. 3) sono il timore e l'audacia, in quanto essa controlla e vince il primo e modera la seconda. Oggetto formale si può considerare la bontà speciale che si accompagna al dovere malgrado il pericolo. La f. quindi sta in mezzo tra i due estremi, l'audacia e il timore; ha per oggetto il bene e importa come conseguenza necessaria il compimento del proprio dovere, anche e soprattutto quando esso importa sacrificio, pericoli da superare e difficoltà da vincere.
II. VIRTÙ INFUSA. - È quella forza soprannaturale che dà all'uomo il potere di compiere atti di f. meritevoli della vita eterna. L'oggetto materiale è lo stesso che per la virtù morale naturale della f. L'oggetto formale invece non è più la bontà naturale insita in questa virtù, bensì la bontà morale di una invincibile fedeltà a Dio. Mentre la prima si dirige secondo le norme della prudenza naturale, questa si dirige secondo i dettami della prudenza soprannaturale. È la virtù dei martiri e di tutti coloro che soffrono persecuzioni per la fede. La f. dei martiri anzi

(Int. Anderson)
III. DONO DELLO SPIRITO SANTO
È il dono che perfeziona la virtù della f. dando alla volontà impulso ed energia soprannaturali. Differisce dalla virtù in quanto non proviene dai nostri sforzi sia pure aiutati dalla Grazia, ma soltanto dall'azione dello Spirito Santo. La virtù della f. non toglie una certa esitazione, un certo timore degli ostacoli e dei pericoli; il dono della f. invece vi sostituisce la decisione, a la speranza certa del successo e porta quindi a risultati molto più grandi. Esempio tipico si ha in Act. 6, 8 là dove si parla di s. Stefano: « Stefano pieno di grazia e di f., compiva prodigi a cose mirabili ». E più avanti: « Stefano essendo ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi in cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio » (ibid., 7, 55).IV. MEZZI PER ACQUISTARLA
A ottenerla, oltre la preghiera, serve l'umile riconoscimento della nostra impotenza. La Provvidenza si serve di solito degli strumenti più deboli, che abbiano però coscienza della loro insufficienza, per compiere le imprese più grandi (cf. I Cor. 1, 27-29). Giovano inoltre la pazienza nel sopportare le circostanze avverse della vita, e le piccole prove quotidiane, la continuità nello sforzo per compiere sempre esattamente il proprio dovere, per sopportarle i difetti altrui, per vincere il rispetto umano e per professare apertamente la propria fede. Fare tutto ciò abitualmente è già eroismo, cioè la virtù della f. portata al vertice più alto.V. VIZI CHE SI OPPONGONO
Alcuni si oppongono per difetto, ad es., la timidità; altri per eccesso: la temerità e l'audacia.La timidità è un eccesso di timore nell'affrontare ciò che si deve compiere. La temerità e l'audacia sono vizi contrari e si hanno quando uno per superare un male imminente fa alcunché di inconveniente o in sé o nel tempo o nel modo.