GUGLIELMO di HINDERNISSEN. - Carmelitano, priore a Malines, poi a Bruxelles, capo, insieme ad Egidio Cantor, della setta degli «uomini d'intelli-genza» (lomines intelligentiæ) esistere a Bruxelles all'inizio del Quattrocento. L'origine della setta rimonta forse alla poetessa Blommaerdine, la cui mistica panteista fu combattuta nel secolo precedente da G. Ruysbrock (cf. Anal. Boll., 4 [1885], p. 286).
La dottrina della setta è libero spirito (v.): ripudiava i precetti della Chiesa e i mezzi di santificazione (Sacramenti); le si rimproverava anche la comunanza delle donne. Come i gioacchiniti, accettava tre: red Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, aspettando quest'ultima in cui doveva regnare lo spirito libero e effettuarsi la salvezza di tutti gli uomini e anche dei demoni! Nel 1410 Pietro d'Avilly, vescovo di Cambrai, alla cui diocesi Bruxelles apparteneva, intentò un processo alla setta che compì nel 1411; i suoi atti sono quasi l'unica fonte per la sua storia. G. di H. ritratto e fu condannato a tre anni di carcere, dopo i quali doveva essere rinchiuso a vita in un convento carmelitano fuori della diocesi. Sulla sorte degli altri aderenti alla setta non ci sono state tramandate notizie.