LIBERO SPIRITO (SPIRITO DI LIBERTÀ). -
Sotto questi nomi si designano diversi gruppi di
sette eretiche che dalla metà del Duecento fino a
tutto il sec. XV si trovano in varie parti dei paesi
germanici, nei Paesi Bassi, nel nord della Francia;
e all'inizio del sec. XIV anche in Italia, cioè nell'Um-
bria. L'origine del movimento è oscura. La setta ap-
parve alla metà del sec. XIII, specialmente nei paesi
dell'alto Reno e in generale nel mezzogiorno del
territorio di lingua tedesca, poi si estese più a nord
nei Paesi Bassi, dove vi furono coinvolti, sebbene
non tutti, beghine e begardi (v.), tanto che
la setta viene qualche volta designata sotto questi
nomi, come avvenne appunto nel Concilio di Vienna
del 1312. Fin dal 1274 il francescano Simone di
Tournai aveva segnalato questo pericolo (cf. Arch.
franc. hist., 24 [1931], p. 61 sg.).
La condanna pronunciata da detto Concilio (c. 3
Ad nostrum [V, 3] in Clem.) elenca otto errori professati
dalla setta: 1. L'uomo può acquistare un tale grado di
perfezione che non può peccare; 2. Chi ha raggiunto
questo grado non ha bisogno di digiunare, pregare, e
può concedere al corpo tutto ciò che gli piace; 3. Coloro
che sono in quel grado e nello spirito di libertà, non sono
soggetti a nessuna obbedienza umana e non sono tenuti
ai precetti ecclesiastici; 4. L'uomo può avere la finale
beatitudine in questa vita, come l'avrà nell'altra; 5. Ogni
natura intellettuale è in sé beata e non ha bisogno della
luce della gloria che la elevi alla visione e fruizione di
Dio; 6. Esercitarsi nella virtù è dell'uomo imperfetto,
mentre l'anima perfetta licenzia le virtù; 7. Il bacio di
una donna è peccato mortale quando la natura non vi è
propensa, mentre l'atto carnale non è peccato, quando
la natura vi è inclinata; 8. Non si deve fare riverenza al
Corpo di Cristo, né si deve pensare alla Passione di Nostro
Signore. Da ciò appare chiaro il perverso quietismo e in
certo modo anche il panteismo, che in alcuni gruppi era
anche più palese.
Il quietismo immorale è pure la caratteristica prin-
cipale della setta dello «spirito di libertà» dell'Umbria.
Il suo fondatore fu Bentivenga da Gubbio, frate minore
chiamato l'«aposto!»; senza dubbio perché proveniva
dalla soppressa setta degli «apostoli» di Gerardo Bega-
relli. Sotto il manto di una mentita santità e di zelo apo-
stolico egli spargeva segretamente i suoi errori che permet-
teranno di seguire le passioni senza rimorsi, giacché gli
adepti raggiungevano l'impeccabilità. Un manuale d'in-
quisizione del tempo elenca dieci errori o eresie della
setta che in gran parte convengono con gli otto articoli
condannati dal Concilio di Vienna. La setta, serpeggiante
nascostamente nei primi anni del Trecento, fu scoperta
quando Bentivenga ca. il 1306-1307 tentò di guadagnare
ai suoi errori s. Chiara da Montefalco. La Santa lo de-
nunziò al card. Napoleone Orsini, legato nella Tuscia,
il cui cappellano, Ubertino da Casale, provò giuridica-
mente la colpevolezza di Bentivenga, che fu condannato
al carcere perpetuo. Secondo Arnaldo da Villanova
i suoi aderenti erano tra uomini e donne più di 240,
di cui 7 frati minori. Nel 1311 Clemente V mandò
inquisitore Rainerio, vescovo di Cremona, con il preciso
incarico d'estirpare l'errore nella valle di Spoleto. Egli
processò Francesco di Borgo S. Sepolcro, chiamato il
«profeta», già condannato per «spirito di libertà», ma fu
virtualmente prosciolto nel nuovo processo. Singoli casi
di «spirito di libertà» si trovano anche dopo in Italia e lo
combatte ancora s. Bernardino da Siena.