BEGHINE e BEGARDI. - Le beghine appartengono a quella categoria di persone che seguono una vita media tra quella dei semplici laici e quella dei religiosi propriamente detti. Perciò in origine furono chiamate non già religiosae, ma mulieres religiosae: sono pie donne, vergini o vedove, che stanno insieme in un recinto o «beghinaggio» (beguinagium), sia abitando in case comuni, sia dimorando, o sole o a due o tre, in casette particolari di una o più stanze. Non emettono i tre voti monastici tradizionali, ma solo quelli di obbedienza e di castità e a carattere temporaneo, in modo che le b. non danno un addio totale al mondo; conducono tuttavia una vita comune e di pietà simile a quella claustrale.
Nel considerare la loro storia bisogna tener distinte le beghine e i begardi che sin dall'inizio si svilupparono nell'ortodossia e quelli che professarono dottrine eretici. È anzi provato che il termine beguinus o beguina, originariamente fu usato nel Brabante, nei teri
ritori di Liegi e delle province renane, per designare, in genere, gli eretici catari o di simili correnti; altra denominazione contemporanea per questi eretici è quella di apostol(ici), derivante dalla loro pratica di una vita povera e pellegrinante. Etimologicamente l'epiteto beghina non deriva certamente da s. Begga, la quale visse nel sec. VII, e non fu per nulla fondatrice delle beghine, mentre solo tardivamente, nel sec. XVII, fu scelta da loro come patrona; neppure da Lamberto «li beges» (m. ca. 1177), che del loro movimento locale fu non il fondatore, ma uno dei vari organizzatori; anzi, il nomignolo «li beges» fu appoggiato maliziosamente a Lamberto di Liegi, perché accusato ingiustamente di appartenere alla setta dei catari, ossia dei «begini» o «beces». Su questa base, alcuni autori (J. Van Mierlo) considererebbero questo qualificativo come una corruzione popolare del nome di «Albigenses» (al-beghini?), dato agli eretici catari nella Francia meridionale; altri lo riterrebbero una derivazione dal supposto verbo anglo-sassone «beggen» (cialare, pregare, ovvero mendicare). Date le serie difficoltà dell'una e dell'altra ipotesi, non sembra inverosimile che il vocabolobeggimus, di significato ereticale, provenga dall'antico termine francese bege (oggi beige), detto della lana grezza oppure non tinta, e dal suffisso -inus, analogamente a quello che avvenne per il suo stretto sinonimo biz[z]occo, derivato da bizo (bigio, indicante panno grigio o non colorato) e da un suffisso, e per l'epiteto umiliato, in Lombardia, derivato dall'abito umile, cioè senza colore, non tinto, cenerognolo, detto anche beretino, da cui il nome «berettini» con cui furono dal popolo chiamati gli umiliati; così ancora per il doppione francese etimologico e storico di bizocco, e cioè biset (Frère bis), proveniente da bis (— bigio) e dal suffisso
(da J

. A. Goria, Ars Belgica IV, Lierre-Bruxelles 1935)
BEGHINE - Chiesa del Beguinae, costruita dal 1664 al 1666. La facciata fu rinnovata nel 1767 da Van Everbroeck-Lierre.
diminutivo -et. Le prime grafie begina, begginus, in francese begin, begine, favoriscono questa interpretazione. Consta peraltro che anche i catari, detti «apostolici», indossavano un panno non tinto, bigognolo, cioè bege. Il termine beg[in]ardus è uno sviluppo posteriore (prima metà del sec. XIII) di begiinus; ma esso in seguito fu applicato quasi esclusivamente in senso ereticale ad altre manifestazioni eterodose, di carattere panteistico e quietistico, come ad es. agli amalriciani, BEMA (v.), e Libero Spirito (v.) o Spirito di Libertà.
Il movimento beghinale in genere è una manifestazione di quel fervore religioso che pervade i secc. XII e XIII e che dà origine a vario formo di vita ascetica ed evangelica, come quella dei valdesi nella Francia meridionale con le sue ramificazioni, tra cui i «poveri cattolici», degli «umiliati» in Lombardia, e, per riferirci specificamente ad associazioni di «donne religiose», quella delle beghine nel Brabante, delle paleplarde (o papalarde) nella Francia settentrionale, delle bizocche (o pinzocchere) nell’Italia centrale – come, ad es., la b. Filippa Mareri e le sue prime seguaci a Petrella Salto (Rieti) e alcuni altri gruppi di devote in Toscana ed altrove, alle quali in seguito il card. Ugolino (1218) diede una regola di Clarisse – e, infine, delle beate nella terra di Spagna. Questo movimento, assai vasto ma ancora fluttuante nelle sue forme, lo si potrebbe chiamare beghinismo o bizzocchismo. Esso comprende uomini (boni viri, boni valeti, boni pueri ecc.) e soprattutto quelle «mulieres religiosae» che sono o affiliate a un istituto maschile (umiliati, poveri cattolici) o unite in associazioni indipendenti, e che si applicano ad una vita religiosa, diversa dalle istituzioni monastiche tradizionali. Per alcune rassomiglianze esterne con i gruppi eretici, e per la prevenzione e l’avversione della parte anti-riformista del clero, queste persone vengono denigrate e anche perseguitate come eretiche; gli stessi membri, ad es., degli istituti francescani e domenicani, che coronarono questo movimento religioso, sono talora beffardamente trattati da begardi, mentre lo stesso epiteto, come pure quello di bizzocco, diventerà sinonimo di spirituale (francescano) e di fratricello: «viri qui vulgariter fraticelli seu... bizochi sive beguini, vel aliis nominibus nuncupantur» (Sancta romana, 30 dic. 1317; cf. C. Eubel, Bull. Franc., V, Roma 1898, p. 134).
Il movimento e l’istituto beghinale in senso proprio o originario è nato ed ha preso forma nella parte orientale e meridionale del Belgio attuale, intorno al 1170. Le prime aderenti appartenevano generalmente alla categoria delle «recluse»; queste «religiosae mulieres» o «conversae» vivevano rinchiusi, in senso più o meno stretto, in cellette raggruppate intorno ad una chiesa, cappella, ovvero intorno a un monastero, per lo più di uomini, oppure presso o dentro un ospedale, praticando una vita, mezzo attiva mezzo contemplativa, da romite. Soprattutto i monasteri detti doppi erano particolarmente adatti ad accogliere queste recluse nella comunità delle vergini o vedove, rigorosamente separata dalla comunità dei monaci; quest’uso fu in voga specialmente nelle primitive canoniche norbertine; avvenne anche che nell’interno di un convento, non doppio, di monaci si costituisse, con l’andar del tempo, una «conversaria», un rifugio per tali donne. All’inizio queste recluse o converse erano abitualmente associate ad un Ordine religioso, di cui seguivano la regola. Ma dalla metà del sec. XII

i monaci, per motivi d'onestà e di comodità, abolirono gradatamente i monasteri doppi e le converserie, vietarono l'ingresso alle donne, e perfino negarono l'affiliazione alle devote che stavano fuori o serviv
i monaci, per motivi d’onestà e di comodità, abolirono gradatamente i monasteri doppi e le converserie, vietarono l’ingresso alle donne, e perfino negarono l’affiliazione alle devote che stavano fuori o servivano negli ospedali e in altri istituti caritativi. Questa disciplina, divenuta generale nell’ultimo quarto del secolo, spinse centinaia di queste converse, rimaste senza l’appoggio d’un istituto e d’una regola monastica, ad aggrupparsi in associazioni autonome, nell’intento di praticare la vita religiosa secondo le norme del Vangelo, l’imitazione degli Apostoli, le direttive degli antichi Padri. Da questo orientamento nasce l’istituto beghinale, non per l’iniziativa d’un fondatore o fondatrice, ma piuttosto per l’azione combinata di vari fattori: primieramente quelli di natura religiosa, come la riforma gregoriana e altre correnti di fervore spirituale e di dottrine mistiche, o di tendenze eremitico-penitenziali trasmesse dal monachismo greco-orientale; in secondo piano i fattori economici e sociali, non esclusa la situazione demonstrazione dell’eccedenza della popolazione femminile, aumentata per la numerosa partecipazione della nobiltà brabanzona alle crociate e ad altre spedizioni militari. Riscontriamo queste prime associazioni organizzate nella città di Liegi intorno al 1170 dal suddetto sacerdote riformatore Lamberto, e in quell’altra fondata ca. il 1180 a Huy (prov. di Liegi) dalla b. Ivetta di Huy; quest’ultima fondazione, come probabilmente anche quella di Lamberto, comprendeva una doppia agglomerazione di capanne intorno ad una chiesetta e un ospedale in cui vivevano, separatamente, da una parte le vergini o vedove, dall’altra gli uomini religiosi, detti più tardi begardi.
Queste primitive comunità beghinali non erano
però conformi alle norme canoniche, perché praticavano una vita comune quasi claustrale, senza la necessaria affiliazione ad un Ordine monastico, ossia senza una regola giuridicamente approvata. Anche il IV Concilio Lateranense (can. 13) del 1215 proibiva l'introduzione di queste novità. Però l'anno scorso, Giacomo di Vitry, gran protettore delle primitive Convegni, degli homiliari del Belgio, ottenne da Onorio III l'insigne privilegio del loro riconoscimento, esteso anche a quelle della Francia e Germania. Questa approvazione, anche se non scritta, favorì la diffusione del nuovo istituto nell'Europa occidentale e centrale; infatti, tutte le forme sopra ricordate del hebreo, nismo improprio o bizzocchismo, per salvare la propria istituzione condannata dal canone lateranense, adottarono il programma approvato delle beghine dei Paesi Bassi, e col programma anche l'epiteto, l'organizzazione e le dottrine mistiche (scuola fiamminga) di quelle devote. Fanno eccezione le umiliate già approvate anteriormente dalla S. Sede.
Nelle regioni fiamminghe del Belgio e dell'Olanda, a cominciare dalla prima metà del Duecento, si costituiscono ampi e popolosi béquinages autonomi: sono piccole città, munite d'un recinto, con santuario, cimitero e curato proprio, con una o più infermerie, con venti speciali e casette particolari con centinaia di beghine, che nel tempo libero dalla preghiera tessono la lana, assistono gli ammalati, vegliano i morti; seguono come regola alcuni statuti diocesani.
Il Duecento segna un primo apogeo: belle ma semplici chiese di stile gotico; una grandiosa letteratura mistica in lingua popolare fiamminga, provene niente per la maggior parte dalla scrittrice Hadewych, che già annunzia il Ruysbroek (v.). S'ebbe un periodo pericoloso nel primo Trecento, a causa delle condanne del Concilio di Vienna (1311, pubblicate nel 1317) contro beghine e begardi irregolari, e di dottrine eretici; fortunatamente in quei decreti si faceva eccezione, spesso rinnovata in seguito, per quelli ortodossi ed onesti, fedeli alle forme approvate. Un secondo apogeo segui nel Seicento: notevoli e ricche chiese di stile barocco o rococo. Nonostante le soppressioni durante la dominazione francese (fine sec. XVIII), parecchi «béquinages» si mantengono fino ad oggi, sebbene assai ristretto sia il numero delle beghine. Quello di Brugse e i due di Gand conservano una reale vitalità; in Olanda i meglio conosciuti sono quelli di Amsterdam e di Breda.
I begardi della misericordia (cura degli ammalati e sepoltura gratuita dei morti), detti anche celliti, alessiani, lollardi, schwestr[i]oni, compaiono principalmente dal Trecento in poi nelle province renane, in Olanda e parimenti in Belgio, ancorché le loro origini sembrano risalire alla stessa epoca e regione delle beghine, con le quali (begutte) abitavano in comunità di popolo, come abbiamo sopraricordato. Vi furono anche begardi tessitori, meglio conosciuti sotto la denominazione bogaards; religiosi laici applicati all'industria della lana, affatto simili agli umiliati lombardi. S'incontrano già nella prima metà del sec. XIII e sono una particolare più quasi esclusiva delle città belghe. Conducevano la vita comune, non in agglomerazioni di capanne, ma in propri conventi. Non avendo una regola approvata particolare, si affiliano, come fece la maggior parte delle beghine, ad un Terz'ordine riconosciuto, specialmente a quello dei Francescani. Verso la fine del Quattrocento lasciarono il telaio di religiosi laici, per adottare pian piano la distinzione più comune tra padri-sacerdoti e fratelli-laici. Sparirono con la Rivoluzione Francese.