HAMANN, JOHANN GEORG. - Filosofo, n. a Königsberg il 27 ag. 1730, m. a Münster il 21 giugno 1788.
Dopo una disordinata vita giovanile, la lettura della Bibbia operò in lui una « conversione » di schietto sapore pietistico (1758). Questo senso dell'« illuminazione » mistica rimase poi perenne nella sua vita e convive con l'esaltazione della sensualità quale « arma della virilità ». In una età illuministica lo H. ha sentito la propria missione (Bestimmung) in un modo tipicamente antirazionalistico (anche ogni affare più comune diviene preghiera), in una età meccanicistica non ha creduto all'astratto concetto di un Dio « caricatore » dell'universo una volta per sempre, ma ha sentito la divinità come uno spirito sempre « presente ».
Anzi nelle sue varie lettere, aforismi, libelli (tra le sue cose più importanti o gustose: Gedanken über meinen Lebenslauf; Golgatha und Scheblimini; Aesthetica in nuce; Abdelardi Virbii chimicristiche Einfälle...; Des Ritters von Rosencreutz letzte Willensmynung..., ecc.) appare un cosciente irrazionalista: l'esistenza è di gran lunga superiore alla ragione, la storia è un « libro sigillato » che la ragione stessa non può aprire, la religione è al di là dell'umano tentativo gnoseologico (a un certo momento però la fede sembra essere ridotta ad organo apprensivo), il « genio » dell'individuo supera l'astratta ragione. Sul piano politico lo H. è contro il paternalismo burocratico e il
dispotismo illuminato. Il suo ermetismo poi gli fa scorgere nelle insondabili vitalità della lingua gli elementi unificatori e determinatori della Nazione.
Spirito irrequieto, amante del « mistero » (fu denominato « mago del nord ») lo H. ha avuto immensa fortuna tra le successive generazioni romantiche: il suo frammentismo e il suo ermetismo avevano difatti contribuito alla crisi della chiarezza geomorica e dello spirito di sistema, elementi centrali del razionalismo illuministico.