HARTMANN, Eduard von. - Filosofo, n. a Berlino il 23 febbr. 1842, m. il 5 giugno 1906 nel sobborgo di Gross-Lichterfelde, dove visse nella meditazione e nella solitudine.
Le linee fondamentali della sua filosofia si trovano già tutte nella prima opera Philosophie des Unbewussten (Berlino 1869; 2a ed., Sachsa 1904). Vi è evidente la derivazione dallo Schopenhauer ripensato attraverso motivi schillingiani ed anche hegeliani. Non può intendersi appieno il pensiero dello H. senza tener conto anche delle teorie scientifiche (soprattutto di quella dell'evoluzione) e del materialismo delle scienze a cui egli reagisce.
Nel Principio assoluto o Inconscio si trovano inconsapevoli di sé, compresenti ed opposti, la volontà e l'intelletto. Ed è qui che, rifacendosi allo Schelling, lo H. si discosta dallo Schopenhauer, il quale invece deriva la rappresentazione dalla volontà. Lo H. osserva che non è possibile una volontà senza un'idea del fine a cui essa tende; dunque anche l'intelletto, oltre alla volontà, è un dato originario. Ma non è contraddittorio ammettere che la volontà abbia un'idea del suo fine e nello stesso tempo considererla come una forza cieca? H., infatti, costruisce il suo sistema su un'antitesi: dal volere derivato l'esistenza irrazionale del mondo, il male e l'infelicità degli esseri finiti; dall'intelletto, invece, la finalità e l'unità reale nel suo sviluppo. Scopo ultimo dell'evoluzione e del processo della storia attraverso la lotta dei due elementi originari, è la dissoluzione dell'esistenza degli esseri finiti, della volontà di vivere. La liberazione dalla irrazionale esistenza (e con essa dal male e dal dolore) si attua attraverso la coscienza e lo sviluppo della civiltà per quattro momenti: a) etico, come superamento dei fini individuali in quelli universali; b) estetico, come rilevazione dell'armonia del reale al di là della sua irrazionalità; c) religioso, come aspirazione della coscienza a liberarsi dal finito; d) filosofico, come universale libertà della coscienza da tutti gli inganni prodotti dalla volontà di vivere. In breve, la finalità suprema dello sviluppo economico, attraverso il dramma delle esistenze finite, è l'anonimato del volere razionale e l'affermazione del solo intelletto. Questo processo di redenzione è processo di autoriscatto dell'Assoluto stesso il quale, attraverso l'evoluzione, si autolibera dell'elemento irrazionale che lo costituisce e si attua come puro e pieno intelletto.
La filosofia di H. presenta scarsa originalità, ed il punto in cui egli si allontana dallo Schopenhauer comporta contraddizione: se l'Inconscio è costituito dalla volontà e dall'intelletto, il suo sviluppo come processo di annientamento dell'irrazionale è processo di annientamento di una parte di se stesso. Inoltre, la liberazione dall'irrazionale è liberazione dal mondo, che dell'irrazionale è l'effetto, attraverso il mondo stesso: le esistenze finite sono strumenti e vittime dell'Assoluto, che per attuarsi come puro intelletto deve sacrificare e distruggere il mondo. Il panteismo di H. è acosmismo.
Opere principali, oltre la già citata Ph. d. U.: Phänomenologie des sittlichen Bewusstseins (Berlino 1879; 2a ed., ivi 1886); Religionsphilosophie (ivi 1882, 3a ed., ivi 1906-1907); Ästhetik (ivi 1886-87); Das Grundproblem der Erkenntnistheorie (ivi 1889); Geschichte der Metaphysik (ivi 1899-1900); System der Philos. im Grundriss (8 voll., Sachsa 1906-1909).
HICHELE Federico Sciacca