I GENITORI DI G

I genitori di G. B. ZACCARIA, SANTO (v.), che apparteneva alla classe sacerdotale d'Abia, ed Elisabetta, discendente anch'essa da stirpe sacerdotale, almeno per parte di madre (Lc. 1, 5) ed imparentata (ἡ συγγενέ = zia o cugina?) con la b. Vergine (Lc. 1, 36). Ambedue erano vecchi ma giusti ed irreprensibili (Lc. 1, 5-6); non avevano figliuoli. Come quella di Sansone e di Samuele, la nascita di G. B. avvenne in modo miracoloso. Lc. 1, 5-25 ne descrive i particolari. L'angelo Gabriele appare a Zaccaria nel « Santo », alla destra dell'altare dei profumi, mentre compie l'oblazione dell'incenso, e gli comunica che, essendo la sua preghiera (per accelerare la venuta del Messia?) esaudita, sarebbe stato il padre del Precursore dell'atteso Messia.

Gabriele rivela che G. « sarà grande davanti a Dio, nāšir perpetuo e pieno di Spirito Santo », toltogli cioè il peccato originale, sarà ornato di Grazia santificante e di tutti i doni dello Spirito Santo (non del solo dono di

profezia: Konrad) mentre ancora è nel seno materno (e non « dal momento della nascita o dell'infanzia »: Konrad, Loisy, Plummer), secondo Buzy nel momento in cui « sobbalzò » per la gioia. La sua missione rassomiglia a quella d'Elia, di cui doveva possedere lo spirito e la potenza (I Reg. 17-20), per riannodare i vincoli della società domestica e ricondurre gli increduli a sentimenti di giustizia e di pietà, come era predetto in Mal. 3, 23-24 (Lc. 1, 17), onde preparare un « popolo perfetto » alla venuta del Messia.

L'angelo assegna il nome da imporgli: Ἰωάννης è l'ebr. Ṭēhōḫānān « Jahweh è propizio ». A Zaccaria, che richiede un « segno » di conferma (probabilmente per difetto di fiducia), predice che sarà muto fino alla nascita del bambino. Elisabetta nasconde per 3 mesi la sua gravidanza, attribuendo a Dio il merito della sua maternità. Allora riceve la visita gradita e augusta della b. Vergine, la quale, appena conosciuto dallo stesso Gabriele (v. ANNUNCIAZIONE) che la sua vecchia e sterile parente era nel sesto mese di gravidanza per intervento della dynamis di Dio (« cui nulla è impossibile »), con sollecitudine si era recata da lei per prestarle i servigi. Con ricchezza di particolari, Luca riferisce la scena dell'incontro delle due parenti e il « sobbalzare » per la gioia di G. B. nel seno della madre, che fu « empita di Spirito Santo » nell'acclamare Maria. Maria S.ma rimase presso Elisabetta 3 mesi, quindi fino alla nascita di G. B. Il luogo della visitazione è indicato in modo generico: εἰς πόλιν Ἰούδα, da tradursi « in una città di Giuda », situata in zona montuosa. Sono state proposte varie indicazioni (Macheronte, Sebaste, Betlemme, Gerusalemme, Hebron, Juttah, Giuda di Nephthali, Bethzachara, Beit-Sa'kar), ma la più probabile è quella tradizionale di S. Giovanni in Montana, 'Ajn Kārim (v.), 6 km. ad ovest di Gerusalemme, dove sono venerati due santuari: quello della Nascita di G. B. e quello della Visitazione. Nel 1941-42 vi sono stati fatti gli scavi dai Padri francescani.

Otto giorni dopo la nascita, G. B. fu circonciso e gli fu imposto il nome, mentre Zaccaria, riacquistata la favella, intonava tra le meraviglie dei vicini il Benedictus (v.), nel quale esalta la missione del Precursore intesa a preparare le vie di Dio e ad insegnare al popolo la via della salute nella remissione dei peccati (Lc. 1, 8-78). Secondo Io. 1, 7-8 G. B. doveva « rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui ». Lc. 1, 80 descrive lo sviluppo fisico, intellettuale e morale del bambino: « cresceva e si fortificava nello spirito ». Di poi andò a dimorare « nei deserti ». Espressione che indica un tenore di vita nomade, trascorsa ora in uno, ora in un altro deserto, cioè nella zona compresa tra el-'Āṣūr ed il sud-est del Mar Morto, in cui si trovano i deserti di Ziph, Engaddi, Maon ecc. Però il nome « deserto » può ben indicare una plaga solitaria, anche se non desolata. Una tradizione posteriore al sec. XII lo colloca a 5-6 km. da 'Ajn Kārim, luogo pittoresco vicino al villaggio di Soba. Non si sa a quale età G. B. andasse a vivere nei deserti. Secondo la leggenda, raccolta dagli apocrifi, Elisabetta ve l'avrebbe portato al tempo della strage degli innocenti e Dio ve l'avrebbe protetta nascondendola miracolosamente con il bimbo dentro una roccia. Lc. 1, 60 potrebbe intendere anche che ciò sia avvenuto in tenera età (cf. l'inno liturgico: Antra deserti teneris sub annis - civium turmas fugium, petisti). I genitori di G. B. del resto, già avanzati in età, non poterono sopravvivergli a lungo.

Nei deserti il giovane nāšir menò vita austera. Negli inizi del ministero vestiva o di un perizoma di dura pelle intorno ai fianchi e di un mantello ispido, tessuto di peli di cammello, gettato sulle spalle; oppure di una tunica, tessuta di peli di cammello, stretta ai fianchi con una rozza cintura di pelle. Il suo cibo era costituito da cavallette (cibo legale: Lev. 11, 22) e da miele selvatico (di api, e non vegetale, essudato dal tamarix: μέλι ἄγριον), cioè da cibi di fortuna, di cui si nutrono anche i beduini. Rimase nei deserti fino all'a. 15° di Tiberio Cesare, mentre era procuratore della Giudea Ponzio Pilato. Se l'a. 15° si computa dalla morte di Augusto (19 ag. 767 di Roma), risponde all'a. 28-29 d. C., se invece dall'associazione con Augusto (genn. 765 di Roma) risponde al 26-27 d. C.

G. B. ricevette direttamente da Dio l'ordine di iniziare la missione (Lc. 3, 1-2), e si stabilì nel deserto di Giuda, vicino al Giordano, cioè tra le montagne di Giuda, Gerico ed il Mar Morto. Con lo spirito e la potenza di Elia, con l'ascendente che gli veniva dall'ascetismo e dalla vocazione divina, G. B. «prepara le vie del Signore», appianando i tell, colmando i vâdi, allargando e raddrizzando i sentieri, con il predicare la necessità della conversione (μετάνων) e «del battesimo di penitenza a remissione dei peccati», essendo prossimo il «Regno di Dio». Si rivolge a diverse classi sociali ed inveisce contro gli ipocriti farisei e sadducei, proclamando che non basta alla salute l'appartenenza alla stirpe di Abramo, ma esigendo frutti positivi di opere buone. In un clima di ansiosa attesa messianica, G. B. suscita molto entusiasmo; le folle accorrono da Gerusalemme, dalla Giudea e dalla zona del Giordano e G. B. le battezza immergendole nel Giordano mentre confessano i peccati. Questo movimento di masse fece nascere il sospetto che G. B. fosse il Messia (Lc. 3, 15), non ostante che non appartenesse alla stirpe di David.

Mentre G. B. Bethania (v.), oltre il Giordano, l'autorità giudaica (il Sinedrio?) invia da Gerusalemme un'ambasciata di sacerdoti e leviti, tra i quali alcuni farisei, per chiedergli se fosse il Messia, Elia od il Profeta (Io. 1, 19-28). G. B. nega, proclamando di essere soltanto «la voce che grida nel deserto predetta da Isaia» (40, 3) e dando testimonianza della superiorità della missione di Gesù, come aveva fatto prima (Io. 1, 15-18) e come farà in seguito (Io. 1, 29-37). Anzi la considera così sublime che non si reputa degno di «scioglierli i calzari». Il di lui Battesimo è di tanto superiore al suo quanto lo spirito e il fuoco son superiori all'acqua. AGNELLO (v.) di Dio (per la mitezza e per la virtù espiatrice), quello che toglie il peccato del mondo. È il Messia è il figlio di Dio. Possiede un fuoco divoratore, ha in mano il ventilabro ed il crivello per vagliare l'operato dell'umanità, che deve giudicare.

Gesù volle presentarsi a G. B. per riceverne il battesimo. La scena meravigliosa con la discesa dello Spirito Santo sotto forma di colomba, è descritta con vivacità dai Sinottici (Mt. 3, 13-17; Mc. 1, 9-11; Lc. 3, 21 sgg.).

Secondo Mt. 3, 13-14. G. B. conosce Gesù e la sua missione fin dal momento in cui gli si presenta al battesimo. Onde si vuol schermire; secondo Io. 1, 33-34, invece, G. B. non lo conosceva, anzi, lo riconobbe dal segno della discesa dello Spirito Santo. S. Giovanni Crisostomo e s. Agostino, poi altri autori, hanno proposto varie so-

luzioni (cf. Buzy [V. BIBLICA.] pp. 191-95). Si possono, sembra, conciliare i due Evangelisti intendendo che a G. B., al momento di iniziare il ministero di Precursore, è stato rivelato Colui che doveva battezzare nello Spirito ed in conferma gli è stato dato il segno della discesa della simbolica colomba; «non conosceva Gesù» perché prima di quella rivelazione ne ignorava la missione: οὐκ ἦλεν αὐτὸν non si riferisce al momento immediato prima della richiesta del battesimo, ma al tempo precedente la rivelazione, e riguarda non la persona di Gesù, che doveva conoscere, ma la sua missione.

G. B. si formò dei discepoli: tra questi Gesù reclutò i primi Apostoli (Andrea, Simone, Giovanni, Filippo, Natanaele), tutti galilei, il che dimostra che l'influsso di G. B. si estendeva lontano. Essi furono tenaci nella sequela di G. B. Oltre ad averne ricevuto il battesimo, ne imitavano l'ascetismo (digiuno e preghiere: Mt. 9, 9-14; Mc. 2, 13-18; Lc. 5, 27-33; Mt. 11, 1), lo seguivano a Aennon, Bethania, Macheronte, ecc.; né vedevano di buon occhio che fosse oscurato da Gesù. G. B. però in varie occasioni ribadisce la sua inferiorità di fronte a Gesù e li indirizza da lui.

Gli inizi della predicazione di Gesù e di G. B. sono riferiti con gli stessi termini (Mt. 3, 2; 4, 17). G. B. comincia nel Gôr: poi attraversa Bethania (v.), dove riceve l'ambascerità dei sinedristi (Io. 1, 28). Mentre Gesù predica in Giudea (Io. 3, 22) attorniato dai discepoli, G. B. Aennon (v.) presso Salim, ricca di acque (Io. 3, 23), dove avviene una discussione fra i discepoli di G. B. e un giudeo riguardo alla purificazione. Poi essi vanno da G. B. per fargli notare, con malcelata invidia, i grandiosi successi di Gesù. G. B. risponde affermandone di nuovo la superiorità, considerando la propria missione esaurita; conclude con generosa umiltà: «Egli deve crescere: io devo dileguarmi» (Io. 3, 25-36), invitando a seguire Gesù.

L'opinione di Goguel (La vie de Jésus [V. BIBLICA.], p. 255 sg.), secondo cui Gesù sarebbe stato un discepolo di G. B., da cui si sarebbe separato in seguito a divergenze intorno alle purificazioni (Battesimo), e che perciò questi l'avrebbe considerato un discepolo infedele e quasi un rinnegato, non ha fondamento. Né vi sono contraddizioni tra Io. 3, 26; 4, 1 e 3, 32; tra 3, 22; 4, 1 e 4, 2; né tracce di rimaneggiamenti nella storia di G. B. in Io. 3, 22-4, 31.

G. B. continuò la missione con coraggio e franchezza, riprendendo i vizi ed invitando alla penitenza. Ma poiché al tetrarca della Galilea, Erode Antipa (v.), rimproverò pubblicamente l'incestuoso e adulterino matrimonio con Erodiade, sua nipote e moglie di suo fratello Filippo ancora vivente, il tetrarca, temendo forse che la possente eloquenza di G. B. provocasse sollevazioni nel popolo (certo scandalizzato per la sua condotta), lo fece arrestare (a Tiberiade o a Livias?) e gettare incatenato nel carcere (secondo Fl. Giuseppe) di Macheronte (el-Mukāwer, sulle montagne di Moab, tra lo Zerqā Mā'in e l'Arnon, a 1100 m. sul livello del Mar Morto). Non si sa quanto tempo vi rimanesse.

Secondo Mt. 11, 2.7 e Lc. 7, 18-23, allora sentì parlare dei progressi della missione di Gesù e si decise ad inviare due dei suoi discepoli per proporgli il quesito: «Sei tu quello che viene, oppure ne dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose agli inviati, incaricandoli di riferire a G. B. (dopo aver operato miracoli in loro presenza) che erano risanati «i ciechi, gli zoppi, i lebbrosi, i sordi, risuscitati i morti, evangelizzati i poveri», come aveva predetto Is. 35, 5, 6; 61, 1, aggiungendo peraltro: «e beato chi non si scandalizzerà a mio riguardo». G. B., che conosceva ed esaltava la missione di Gesù, almeno

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GIOVANNI BATTISTA - Circoncisione di G. B. Capitello proveniente da Modena, ora al Museo di Lione (sec. XII).
(da G. De Jorphanion, Un curieux chapiteau du Baptiste au Musée de Lyon, in Miscellanea Mercati, vol. V, tab. 1. Città del Vaticano 1921)
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1. GIOVANNI BATTISTA - Incontro di Gesù e di G. B. Dipinto della scuola di Filippo Lippi (sec. XV) - Berlino, Museo nazionale.
(per cortesia del dott. B. Degenhardt)
dal momento del battesimo, non può cominciare ora a credervi (Loisy). Si interpreta però in modo diverso il suo atteggiamento. Alcuni credono che nello squallore del carcere di Macheronte possa aver nutrito qualche dubbio sulla missione di Gesù, oppure qualche impazienza di vedere al più presto realizzato il Regno di Dio (cf. Buzy, pp. 286-306); oppure che abbia voluto stimolare Gesù a manifestarsi con maggior decisione ed evidenza. L'opinione più comune è che G. B. volesse provocare da Gesù una dichiarazione esplicita della sua messianità per persuaderne i suoi discepoli. Ciò è conforme all'elogio che Gesù fa di G. B. dopo la partenza degli inviati. Lo proclama infatti l'araldo del Messia, superiore ai santi del Vecchio Testamento, l'anello di congiunzione tra il Vecchio e il Nuovo Testamento; non è una canna agitata dal vento, o un uomo delicato, ma un asceta; è più che un profeta; è Elia!

Antipa ascoltava volentieri G. B. in carcere, rimanendone sempre più turbato. Ma Erodiade l'odiava a morte ed aveva deciso di farlo tacere per sempre. Antipa non voleva permetterlo perché lo venerava e temeva per il popolo che lo riteneva un profeta. Celebrandosi il genetliaco di Antipa, durante il banchetto dato agli alti ufficiali ed all'aristocrazia della Galilea, a Macheronte, la figlia di Erodiade (Salome) eseguì danze che piacquero tanto ad Antipa che le promise con giuramento di concederle quanto avesse chiesto, «anche la metà del regno». La ragazza consultò la madre, che le suggerì di farsi portare subito in un vassoio la testa di G. B. Antipa si rattristò, ma per il giuramento fatto di fronte agli invitati, stimò di non doverla contrariare. Il carnefice decapitò G. B. nel carcere e portò la testa a Salome, che la consegnò alla madre. S. Ambrogio con accenti poetici mette in risalto il valore del martirio di G. B. e la crudeltà dei mandanti (De Virg., III: PL 16, 233 sgg.).

I discepoli provvidero a ritirare ed a seppellire il corpo. Antipa ed il popolo, in seguito, credettero che G.

B. fosse risuscitato e operasse prodigi nella persona di Gesù (Lc. 9, 7-9; Mc. 6, 14-16). Il delitto di Antipa, secondo Fl. Giuseppe (Antiq. Ind., XVIII, 7, 2) impressionò fortemente il popolo, che lo stimava «uomo dabbene», e molti, nella sanguinosa sconfitta dell'esercito di Antipa da parte di Areta, re dei Nabatei e padre della moglie di Antipa posposta ad Erodiade, videro un castigo di Dio per l'uccisione di G. B.

Varie furono le vicende delle sue reliquie (Sebaste di Palestina, Alessandria d'Egitto, Samaria, Costantinopoli). I luoghi dove aveva predicato ben presto furono venerati dai fedeli (Aennon, Sapsas, Giordano, Sebaste, 'Ajn Kārim, Zifata).

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“I GENITORI DI G.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 328. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/i-genitori-di-g.