ITERAZIONE dei SACRAMENTI. - Dal lat. iterare (fare una seconda volta) è la ripetuta collazione dei Sacramenti, fatta allo stesso soggetto.
I. PRINCIPI MORALI
Sacramenti, che con certezza sono stati amministrati validamente ed hanno un effetto duraturo, non possono essere ripetuti. Il Battesimo perciò, la Cresima e l’Ordine non possono essere ricevuti di nuovo, perché imprimono il carattere, che è indelebile (CIC, can. 732 § 1). L’effetto del Matrimonio permane durante lo stesso coniugio, quindi non si può passare a nuove nozze fino alla morte di uno dei coniugi o allo scioglimento del vincolo nei casi di matrimonio rato e non consumato. I Sacramenti, che non producono un effetto perpetuo, possono essere ripetuti. L’Estrema Unzione si ripete ogni volta che l’uomo, in diverse infermità, è in pericolo di morte. È permessa la di tale Sacramento anche durante la stessa infermità, quando l’infermo, superato il pericolo di morte, dopo un notevole tempo vi ricade. Secondo l’attuale disciplina si può amministrare una sola volta durante lo stesso pericolo di morte (CIC, can. 940 § 2). La Confessione può ripetersi ogni volta che vi è materia sufficiente (v. CONFESSIONE, II. Teologia morale, VI. Reiterazione). L’amministrazione di un Sacramento non iterabile è invalida e chi scientemente lo amministra o lo riceve commette un peccato di sacrilegio.La i. dei Sacramenti è permessa quando è dubbio il loro valore. I moralisti distinguono un duplice dubbio, facili e iuris. Il primo si riferisce alle circostanze di fatto, se cioè il Sacramento è stato conferito e nel debito modo, ossia con la dovuta materia, forma ed intenzione. Il dubbio iuris si ha quando, conosciute le circostanze del fatto, si dubita della validità del Sacramento, per il dissenso degli autori sul valore della materia o forma usata. Il dubbio può essere prudente o imprudente, secondo che abbia un fondamento grave e ragionevole, oppure ne sia del tutto privo. Col dubbio imprudente non è lecita la i. dei Sacramenti. Facendola, anche condizionatamente, per sé si pecca gravemente, perché si espone certamente il Sacramento, senza giusto motivo, al pericolo di nullità. La condizione, quando il dubbio è futile, si considera come non posta. Si può essere scusati dal peccato, se si è spinti da insistenti ansietà e angustie di coscienza, come si verifica negli scrupolosi. Qualsiasi dubbio prudente e ragionevole legittima la i. di ogni Sacramento. Il pericolo infatti che il fedele resti privato del frutto è una ragione sufficiente per la i., poiché i Sacramento sono stati istituiti per gli uomini. Se il Sacramento, del cui valore si dubita, è necessario alla salvezza, o da esso dipende il valore di altri Sacramenti, deve essere ripetuto finché non si ha la certezza morale della validità. Perciò per la salvezza dell’uomo si devono ripetere il Battesimo, l’assoluzione e l’Estrema Unzione del moribondo, privo dei sensi, se vi è un dubbio ragionevole sul loro valore. Per evitare il pericolo di idolatria, bisogna riconsacrare le Ostie dubbio amministrate. Il pericolo della amministrazione invalida degli altri Sacramenti impone la i. dell’Ordine, in modo segreto (CIC, can. 1007), se è dubbia la sua validità. In questi casi vale il principio: se è lecito ripetere il Sacramento, bisogna ripeterlo. È prescritta espressamente la i. dei Sacramenti, che imprimono il carattere (CIC, can. 732 § 2). Talora la ripetizione dei Sacramenti necessari alla salvezza, benché non prescritta, è permessa per la quiete dell’animo, turbato da scrupoli o da un dubbio iuris, originato da una opinione, priva di vera probabilità.