ITHAMAR (EBR.: 'ITHAMĀR')

ITHAMAR (ebr.: 'Ithamār') - Ultimo figlio di Aronne (Ex. 6, 23); consacrato sacerdote con i fratelli e Aronne (Ex. 28, 1, 4, 29); curò la confezione degli arredi sacri (Ex. 38, 21). Colpiti Nadab e Abiu, per la loro colpa rituale, assunsero tutte le funzioni sacerdotali Eleazar e I. (Lev. 10; Num. 3, 1-4; 26, 60).

I. presiede i Gersoniti e i Merariti per il trasporto di alcuni parti del Tabernacolo nel deserto (Num. 4, 28, 33; 7, 8). I discendenti di I. (famiglia di Eli) hanno la custodia dell'arca a Silo (I Sam. 1). Sotto David, compiono le funzioni sacerdotali, insieme ai discendenti di Eleazar (famiglia di Sadoc) (I Par. 15, 11 segg.; 16, 37-43). Questi, superiori anche di numero (I Par. 24, 1-18), prevalgono, particolarmente a partire da Salomone che esilia Abiathar e dà il sommo sacerdozio a Sadoc (I Reg. 2, 26 sg.). Prevalenza che diviene esclusività dopo l'esilio (cf. Ez. 40, 46; 44, 15 sg.). Tra i rimpatriati con Esdra, c'è un Daniele, discendente di I. (Ead. 8, 2).

BIBL.: L. Desnoyers, Histoire du peuple hébreu, II, Parigi 1930, pp. 180-93, 197 segg.; III, ivi 1930, pp. 212-15, 223-26; A. Clamer, Le Lévitique (La Ste Bible, ed. L. Pioné, 2), ivi 1940, pp. 85-89; id., Les Nombres (ibid.), ivi 1940, pp. 248, 259 segg.; L. Marchal, Les Paralipomènes (loc. cit., 4), ivi 1949, pp. 43, 76, 106 sg. Francesco Spadafora

ITINERARI. - Da iter, sono indicatori pratici della via da percorrere per spostarsi da un luogo ad altro: talvolta, specie nei meno antichi, è segnalata la natura del terreno, le distanze, le mutationes dei cavalli, le stationes, dove il viaggiatore poteva trovare un riposo o un ristoro. Rispondono a fini di-

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ITINERARI - Notitia ecclesiarum Urbis Romar; descrizione dei santuari delle vie Latina e Appia - Vienna, Biblioteca nazionale, cod. 795, già Salisburgo 140, f. 185° (fine sec. VIII).
(per cortesia del p. F. Antonelli O.F.M.)
versissimi, bellici, commerciali, utilitari. Si sviluppano e perfezionano con l'espandersi di una nazione. Le conquiste di Alessandro, quelle dei Romani legano alle generazioni venture tutto un tracciato di strade, prima percorse dalle falangi e dalle legioni, poi da commercianti, trafficanti, emigranti, pellegrini, sospinti dalla bramosia del guadagno, dall'incalzare di altri popoli, dal sentimento religioso od altro. La strada dalla Babilonia al Ponto fu ben nota dopo l'anabasi e catabasi dei soldati guidati da Senofonte, come le conquiste romane segnarono la conoscenza sicura della transitabilità delle vie, della natura dei percorsi, della misura delle distanze. Allora si organizzarono i servizi di locomozione, donde gli indicatori di viaggi a noi pervenuti.

I. GLI

I. ROMANI

Sono i. incisi su vasi di argento, come quelli di Vicarello, o riportati sul marmo di pietre miliari, come quelli di Tongres o di Autun, o riprodotti su tessere di argilla, come di ogni altra materia scrittoria. Dall'esame di questi i. si può arguire che in un certo tempo diventano stereotipi, per uso di ogni acquirente: indicazione totale della distanza in miglia dalla stazione di partenza a quella di arrivo (Cadice-Roma; Santiago di Compostella-Roma), vengono poi, in ordine di successione spaziale, le mutationes e stationes intermedie, indicate con le rispettive distanze.

Tra i numerosi i., legatici dal mondo latino, sono i due Itineraria Antonini Augusti; l'uno delle province, l'altro degli approdi e scali, per naviganti. In ciascuno le distanze vengono misurate in miglia; e, chi ha pratica di manoscritti, non si meraviglierà che le cifre indicate debbano essere prese con molta diffidenza. Gli i. riportati si succedono senza ordine, e tutto il documento, lungi dal rappresentare una compilazione ufficiale, sembra redatto da un privato raffazzonatore sopra una mappa mundi, con il criterio di ravvicinare ad un centro di irradiazione gli i. minori con quello collegati.

Si è accennato alle Mappae mundi. Si sa che durante l'Impero, quando pochi angoli del mondo non sentivano l'egemonia romana, i Romani esponevano nei portici carte geografiche a colori, riproducenti l'Impero e indicanti locorum situs, spatia, intervalla. Da queste mappae a colori discendono gli i. tipo tabula Peutingeriana, gli i. dell'Anonimo ravennate e i Geographica di Guido da Pisa.

La prima, che prende il nome dal possessore, C. Peutinger, è costituita da un rotolo in pergamena, oggi nella

Biblioteca di Vienna, dove è stato scisso nelle undici pelli componenti. Sembra che possa risalire ad un esemplare del sec. III. In evidenza, segnato in rosso, è uno stradario, con le indicazioni spaziali proprie di tutti gli i.; ma qui il disegnatore, per indicare città o altre segnalazioni, adopera simboli.

L'Anonimo ravennate compilò la sua Cosmographia verso il sec. VIII, avendo sott'occhio altrettante mappe, disegnate da diversi cosmografi. È

un monaco, che descrive il mondo ad un suo confratello, e, siccome riscontrava le mappe tra loro discordi, si attiene ai cartografi più informati, dando la precedenza ai nativi della regione disegnata. Di ogni regione sono registrati le città, i fiumi, i laghi; segue un elenco di isole, disposte a seconda dei continenti a cui appartengono. Avverte il confratello di non meravigliarsi se civitates vel flumina nuper aliter appellentur, a causa delle avvenute trasmigrazioni di popoli; donde risulta che le mappe-fonti erano state compilate prima delle invasioni barbariche.

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ITINERARI - Pianta di Roma alla fine del sec. VIII, ricostruita in base dell'i. di Einsiedeln.
(da C. Hülsen, La pianta di Roma dell'anonimo Einsidiense, in Dissert. Pont. accad. rom. arch., 2ª serie, vol. IX, 1867)
Guido Pisano, risalendo al sec. XII, quando agli studi geografici si riconosceva una importanza sociale, scrive in humanae vitae communioneo, affinché l'uomo sappia non sibi soli, sed aliis vivere. Si sofferma di preferenza sull'Italia e le regioni mediterranee, fino ai confini occidentali della Spagna e settentrionali dell'Inghilterra.

II. GLI

I. DI TERRA SANTA

Sin dalle prime generazioni cristiane si sentì il desiderio di visitare i luoghi testimoni dei fatti biblici e specialmente evangelici. La Storia ecclesiastica di Eusebio (PG 20, 396 e 542) presenta vari pellegrini, come Melitone di Sardi (ca. 170) e s. Alessandro Cappadoce (sec. III), venuti in Palestina già nel periodo delle persecuzioni. Il movimento pellegrinistico si intensificò, naturalmente, con l'Editto di tolleranza, ed è rimasto sempre vivo, anche se in qualche tempo fu ostacolato dagli Arabi. I pellegrini fecero conoscere in Europa l'esistenza dei Santuari, lo stato in cui si trovavano, ne portarono delle reliquie, si studiarono di riprodurli nei loro paesi e contribuirono allo sviluppo di Via crucis (v.). Gli scritti dei pellegrini, detti i., hanno spesso non poca importanza per conoscere le tradizioni bibliche (v. ARCHEOLOGIA BIBLICA) e cristiane e lo stato dei Santuari, perché molte volte sono le uniche testimonianze in proposito. Il numero degli i. pervenuti è grandissimo, cosicché è possibile enumerarne solo qualcuno tra i principali.

Nel sec. IV ha particolare importanza l'Itinerarium
Burdigalense ritenuto un comune indicatore per un
viaggio Bordeaux-Gerusalemme, compilato da o per
un mercante, o pellegrino, ebreo o cristiano, verso il
333. Le indicazioni sono quelle di un normale i., ma
qui al nome di una città è legato un ricordo storico, e
queste segnalazioni si intensificano quando si arriva
in Palestina. A questo punto il materiale cristiano di-
venta abbondante, e l'i. si cambia in una sommaria
descrizione dei Luoghi Santi. Verso il 390 s. Giro-
lamo tradusse in latino un opuscolo di Eusebio Ce-
sariense Hebraicorum nominum, che ebbe larga for-
tuna. Lo stesso Girolamo in una lettera ad Eustochio
si meravigliava che non destasse nei cuori cristiani
più grande interesse la Palestina, anziché la rupe
Tarpea; ed invitava in Oriente la nobile Marcella
a vedere i luoghi, dove nacque la nostra religione (Ep.
ad Paulam et Eustochium).

La prima relazione di un viaggio in Oriente è le-
gata al Egeria (v.), un rac-
conto colorito e animato attraverso la Palestina,
l'Egitto e la Mesopotamia.

Pressoché trascurabile invece è la lettera attribui-
ta ad Eucherio di Lione e diretta al presbitero Fau-
sto: un raffazzonamento da s. Girolamo ed Ege-
sippo. L'autore manca della visione diretta dei luoghi
descritti. Né pare migliore stima si debba fare del
De situ Terrae Sanctae compilato da un africano
del nord, Teodosio, verso il 530. Mentre è molto im-
portante, anche se accoglie narrazioni popolari e leg-
gende, l'i. falsamente attribuito a s. Antonino, mar-
tire di Piacenza. Lo scritto rigurgita di notizie im-
portanti, dovute ad uno dei compagni di viaggio del
martire. La relazione, dettata su impressioni dirette,
fu scritta verso il 570.

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(fot. Ene. Catt.)
ITINERARI - Betlemme con l'indicazione dei suoi monumenti.
Incisione di Natale Bonifacio Dalmata (1586) riprodotta in:
Giovanni Zuallardo, Il devotissimo viaggio di Gerusalemme.
Roma 1587, p. 223 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.

Proprio un secolo dopo Adamnano di Hy (623-
704) scrive il De Locis Sanctis libri tres su relazioni
orali del vescovo franco Arculfo, sagace conoscitore
e scrupoloso narratore di quanto aveva veduto in una
peregrinazione di nove mesi. Adamnano è un racco-
glitore diligente e scrupoloso, e il suo racconto desta
un caldo interesse. Beda è un semplice compilatore
da Adamnano, dallo Pseudo-Eucherio e da altri.
S. Willibrordo, tra il 727 e il 720, espose ad una mo-
naca di Heidenheim, che le raccolse, le impressioni di
un suo viaggio compiuto molti anni prima. Qualche
imprecisione nel racconto dovrà attribuirsi, piuttosto
che a negligenza della relatrice, a svanito ricordo del
relatore. La monaca partecipa così vivamente al rac-
conto, che, nell'evocarlo, sentendosi quasi protago-
nista, passa inavvedutamente dalla terza alla prima
persona: il testo costituisce un notevole complemento
della narrazione Arculfo-Adamnano.

Nel Commemoratorium de casis Dei non si trova
altro che una notevole statistica delle chiese, dei mo-
nasteri, dei sacerdoti officianti i vari templi della Ter-
ra Santa, in età anteriore alle Crociate.

Raggiunge invece uno scopo informativo note-
vole l'i. di Epifanio Agiopolite; la sua relazione pro-
cede da impressioni dirette, « e chi scrive altrimenti
- son sue parole - inganna se stesso, ignorando la ve-
rità ». Verso l'867 un monaco francese, Bernardo, chie-
sto l'assenso a Niccolò I, partì in compagnia di un
italiano e uno spagnolo per i Luoghi Santi. Visitata
la Palestina, i tre, via mare, tornarono a Roma, sof-
fermandosi al Laterano, e chiudendo la peregrina-
zione al santuario di S. Michele, al Gargano.

Negli i. presi in esame si accenna più volte a vessa-
zioni subite dai pellegrini da parte di preposti ai passaggi
o uffici di confine; dal sec. XI questi viaggi, intrapresi
isolatamente, diventano rischiosi: per essere più sicuri
di arrivare bisogna organizzarsi in comitive e, occorrendo,
essere bene armati. Da siffatti pellegrinaggi non procede
però il Liber de Locis Sanctis di Pietro Diacono, dedicato
all'abate Wibaldo di Montecassino. Si tratta di una com-
pilazione messa insieme verso il 1137 dal trattato omo-
nimo di Beda e dalla Peregrinatio Aetheriae che può essere
supplita, nella parte iniziale mancante, proprio con questi
estratti, riportati da Pietro Diacono.

Giovanni di Würzburg ca. il 1165 si prefigge di esporre
lo stato di Gerusalemme, quale gli appare dopo le ever-
sioni ultimamente patite. Riporta le iscrizioni metriche e
in prosa, esposte nei diversi monumenti. Un altro che
tien l'occhio sul reale stato della Città Santa è Giovanni
Foca, che ne lasciò una descrizione in greco nel 1177.

Un breve ricordo merita l'i. di Beniamino di Tudela,
un giudeo di Navarra, che visita tutto l'Oriente fino alle
frontiere della Cina, durante un viaggio protrattosi per
13 anni. Il suo racconto, tradotto in varie lingue, costitu-
sce una fonte cospicua per la storia giudaica del sec. XII.
Nel periodo post-crociato si notano gli i. di Bur-
cardo (v.) con buone nozioni geografiche, Ricoldo di
S. Croce, Pipino e P. Faber (1480-83), domenicani; di
Giacomo da Verona (1335), sgostiniano, di A. De Reboldi
(1327 e 1330), Niccolò da Poggibonsi (v.), il primo, a
quanto si sappia, che scrivesse in italiano, F. Suriano (v.),
Bonifacio da Ragusa e soprattutto F. Quaresmio (v.) dei
Francescani. Siccome il p. Quaresmio fece uno studio a
fondo sulle tradizioni, gli i. seguenti, sotto questo aspetto,
non fanno che allacciarsi a lui.

Sotto l'aspetto letterario e storico vanno ricordati
quelli di Mariti (1767), Chateaubriand (1806), Bassi
(1846), Cassini da Perinaldo (1846), Matilde Serao (1893),
E. Battaglia (1906) ed i recenti di G. Venturini, S. D'Ami-
co, C. Angelini e M. Sticco. Sotto l'aspetto illustrativo
meritano di essere segnalate le xilografie dell'i. di von
Breitenbach (1483), i disegni a mano libera di Zuallardo
(1586), quelli su scala di B. Amico (v.) e le belle vedute
di C. Le Bruyn (1714).

III. GLI

I. DELLA CITTÀ DI ROMA

Il culto degli apostoli Pietro e Paolo, come dei martiri, si intensifica e rafforza con le persecuzioni: dopo la conversione al cristianesimo dei vari popoli europei il vivere peregrinando vien considerato uno dei più meritori mezzi per acquistare indulgenze; quindi una maggior frequenza ad limina Apostolorum.

Una volta arrivato il pellegrinaggio a Roma, la vastità dell'Urbe e la dispersione dei monumenti cristiani obbligavano il visitatore, che doveva compiere i suoi atti di devozione, a munirsi di guide, quasi di i interni, che gli segnalassero i luoghi da visitare.

Una volta si consideravano i di questo tipo la Notitia e il Curiosum precostantiniani. Ma se quei documenti si vedono spogliati delle aggiunte introdottevi da una elaborazione secolare e da una collaborazione anonima, che, perduta la conoscenza del loro fine originale, ha cercato di ridurli come guide per i pellegrini, e si riportano nel loro primitivo schema, vi si ravviserà facilmente niente altro che una delimitazione spaziale delle mansioni dei 48 vicomagistri che in ciascuna delle XIV regioni regolavano la vita della città, tutelando e salvaguardando gli interessi del pubblico. Ma nella prima metà del sec. VII, per altri nella seconda metà dell'VIII, si trova formulato un vero i romano per pellegrini: Notitia ecclesiarum urbis Romae. Il pellegrino parte dalla basilica dei SS. Giovanni e Paolo, la sola chiesa urbana che custodisse corpi di martiri; di lì passa alla Flaminia, poi si percorrono la Salaria vecchia e la nuova, la Nomentana, la Latina, l'Appia, l'Ardeatina, la Ostiense, l'Aurelia, la Portuense, la Cornelia, fino alla tomba di S. Pietro. Le vie principali sono a volte abbandonate per seguire diverticoli; ma dovunque sono esattamente indicate le basiliche e le posizioni dei vari gruppi agiografici. Chiude l'opuscolo una minuta descrizione della basilica Vaticana-Costantiniana. Per il De Rossi, l'i è anteriore al 650. Stando al Sickel, questo i sarebbe stato scritto nel 799 da un ignoto che accompagnava a Roma il vescovo Arnone di Salisburgo.

Di poco posteriore appare un altro i. il Liber de locis sacris martyrum. Diversamente dal precedente qui si comincia da S. Pietro e si percorrono la Cornelia, l'Aurelia, la Portuense, l'Ostiense, l'Ardeatina, l'Appia, la Latina, la Labicana, la Prenestina, la Tiburtina, la Nomentana, la Salaria nuova e vecchia, per finire alla chiesa di S. Valentino sulla Via Flaminia.

A voler essere precisi, più che un i. si ha una notizia delle chiese e dei sepolcri posti lungo ciascuna via, a cui sono riferibili le determinazioni di vicinanza o lontananza, come ogni altra indicazione spaziale. L'esposizione non è sempre ordinata, né sempre perspicua, essendo il Liber una probabile epitome di una memoria di martiri e santi. A quale scopo sia stato collocato al termine di questo i. un elenco delle chiese intramuranee e con quale criterio ordinato, non è facile intendere. Quale si presenta, l'i. può riportarsi al primo trentennio del VII sec.

Un'altra specie di i., di poco, forse, posteriore, è quello inserito da Guglielmo di Malmesbury nei suoi Gesta regum Anglorum, con qualche variazione di natura non chiaramente indicabile, ma riferibile al solo dettato. A somiglianza del De locis si parte anche qui dal Vaticano per continuare, secondo la destra, nella stessa direzione della Notitia. Non mancano accenni alle tombe dei santi dentro Roma.

Molto più importante è l'I. Einsiedlense da riportare all'età carolingia. L'autore ha tracciato II i.,

spingendosi anche fuori della città. Il testo è informato a questo concetto: dare al pellegrino una evidente rappresentazione dei rapporti di relatività spaziale tra le singole voci. Il compilatore ebbe in animo di additare al pellegrino, con la più realistica precisione e tangibile evidenza, dove avrebbe trovato i monumenti da visitare. Incamminatolo su di una strada, con questa specie di indicatore alla mano, l'autore gli addita i luoghi a destra e a sinistra, non solo, ma la distanza tra singole voci messa in evidenza dal punto occupato dai nomi dei singoli monumenti. Questa sapiente disposizione dell'originale, smarrita la consapevolezza di chi l'aveva congegnata, andò disgregandosi con il perdersi della conoscenza di questi iniziali criteri informativi, così che le copie posteriori, nel caso più fortunato, si ridussero ad elenchi di nomi collocati senza nessun rapporto di relatività, a destra o a sinistra di un dato percorso. Malgrado le congetture, affatto arbitrarie, dei critici, che ne alterarono sempre più la natura, questo prezioso documento rappresenta sempre un testimone della Roma pagana superstite e della Roma cristiana, sortale vicino, fino all'età carolingia.

Gli II i. sono: da S. Pietro a S. Paolo, da Porta S. Pietro a S. Lucia in Orfea; da porta S. Pietro alla Salaria, da Porta Nomentana al Foro Romano, da Porta Flaminia a Via Lateranense, da Porta Tiburtina alla Suburra, dalla Via Tiburtina a S. Vito, da Porta Aurelia alla Prenestina, da Porta S. Pietro alla Asinaria, dalle 7 vie fino a Porta Metronia, da Porta Appia alla Schola graeca e poi, per un portico, fino all'acquedotto e per le 7 vie.

L'evidenza delle distanze poteva prender rilievo dalla collocazione delle voci e dalla distanza che sulla carta le separava. Tutti questi i. vengono tracciati con tanta esattezza, da far ritenere possibilissimo che l'autore conoscesse i luoghi de visu e ne avesse presa attentissima nota; congettura confermata dalla silloge di iscrizioni, profane e cristiane, che si trovano proprio nello stesso Codice Einsiedlense. I toponimi delle vie e dei monumenti romani ancora (sec. VIII) sussistevano nella loro appellazione classica. Né queste informazioni attinse il compilatore in luogo diverso da Roma; la loro straordinaria diffusione è da ritenersi proporzionale all'afflusso dei pellegrini.

Ultimo, nella serie cronologica, deve essere considerato l'i. che l'arcivescovo di Canterbury, Sigerico, ha lasciato del suo viaggio a Roma, compiuto nel 990. Si compone di due parti: la prima dà l'elenco delle stazioni (mansiones) del viaggio di terra dall'Inghilterra a Roma; la seconda è un elenco di chiese romane visitate in diverse giornate da Sigerico e dal suo seguito, importante per la toponomastica delle chiese suddette.

Dopo il Mille gli i. prendono la forma di descrizione dei monumenti con le annesse leggende poetiche, avvicinandosi in certa guisa a talune descrizioni dei monumenti della Terra Santa sopra ricordate. La loro compilazione va sotto il nome di Mirabilia, Indulgentiae ecclesiarum urbis Romae. Verranno più tardi, dopo il 1500, i trattati di topografia scientifica.

BIBL.: Per le indicazioni bibliografiche è indispensabile R. Röhrich, Bibliotheca geographica Palaestinae, Berlino 1890, con le aggiunte in Zeitschrift des deutschen Palästina-Vereins, 14 (1891), pp. 113-34 e 16 (1893), pp. 209-34, 269-96, e quelle di P. Thomsen, Die Palästina-Literatur, I-VI, Lipsia 1911-50. — Brani di testi, relativi ai santuari in D. Baldi, Euchiridion Locorum Sanctorum, Gerusalemme 1935. — Testi completi: quelli latini in gran parte in PL, quelli greci in PG. — Edizioni più moderne: T. Writht, Early travels in Palestine, Londra 1848; J. C. M. Laurent, Peregrinatores Medii Aevi quatuor (Burcardus, Riccadius, Odoricus,

Wilbrandus), Lipsia 1864: T. Tobler, Descriptiones Terrae Sanctae ex suec. VIII, IX, XII, XV, ivi 1874; T. Tobler - A. Moliner, Itinera Hierosolymitana et descriptiones Terrae Sanctae bellis sacris anteriora, lingua latina exorata, Ginevra 1879; H. Michelant - G. Raynaud, Itinéraires à Jérusalem et descriptions de la Terre Salate rédigées en français (XIe, XIIe, XIIIe siècle), ivi 1882; L. Conrady, Vier rhetorische Palästina-Pilgerstrifilm des XIV., XV. und XVI. Jahrhunderts, Wiesbaden 1882; B. de Khitrow, Itinéraires russes en Orient traduits, Ginevra 1889; P. Geyer, Itinera Hierosolymitana sacri III-VIII, in CSEL, 39, Vienna 1898; A. Baumstark, Abendland. Palästinapilser des ersten Jahrtausends u. ihre Berichte, Colonia 1906; A. van de Wyngeert, Sinica Franciscana, Itinera et relationes Fraterna Minorum suec. XIII et XIV, Quarracchi 1920; O. Cuntz, Itineraria Romana, I (Antonini Augusti et Bardigalente), Lipsia 1920; B. Pesci, L'i. romano di Sigerio, uovo. di Canterbury, in Rev. di arch. crist., 13 (1936), pp. 43-60; J. Schnest, Itineraria Romana, II (Ottenentis anonimi cosmographia et Guidonis Geographica), Lipsia 1940; R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942 (ed. critica annotata degli. della città di Roma). Per i ricordi portati: B. Bagatti, Eulogie palestiniei, in Orientalia Christiana periodica, 15 (1949), pp. 126-66. Roberto Valentini

Cite this article

“ITHAMAR (EBR.: 'ITHAMĀR').” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 339. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ithamar-ebr-ithamar.