IVO da PARIGI. - Pensatore e polemista cappuccino, n. a Parigi ca. il 1590, m. ivi nel 1678. Avvocato del foro parigino, entrò a 30 anni nell'Ordine; ordinato sacerdote nel 1632, più volte definitore provinciale, passò la sua vita nello scrivere opere.
In Les heureux successes de la piété (Parigi 1632; 3e ed., ivi 1643) difende la vita monastica contro gli attacchi del vescovo J.-P. Camus (v.) e colleghi; Luigi XIII ne impedì la condanna da parte della Sorbona e dell'episcopato. Alla conversione dei libertini indirizzò la Théologie naturelle (ivi 1633; 4e ed., ivi 1645) e L'Agent de Dieu dans le monde (ivi 1656, 1658, 1661) servendosi di una apologetica scientifica secondo la cultura dei pensatori del '500, che la nuova filosofia di Carlesio fece presto dimenticare; egli fa leva, inoltre, sul sentimento o conoscenza intuitiva dello spirito, preannunziando Pascal, Fénelon, Chateaubriand. Con l'opera ascetica Les morales chrétiennes (3 voll., ivi 1638-41; 4e ed., ivi 1645-48; trad. tedesca Praga 1715 e 1720) conduce l'uomo, mediante l'osservanza dei suoi doveri morali e sociali e con l'aiuto della Grazia, fino alla mistica, che descrive in Les progrès de l'amour divin (4 voll., Parigi 1643; trad. lat.: Philosophia sacra, Salisburgo 1678) e nella Conduite du religieux (Rennes 1653, Parigi 1654). Nel trattato De l'indifférence (ivi 1638, 1640 e 1646 [?]), partendo dalla indifferenza dei libertini, confuta quella degli pseudomistici e descrive quella autentica delle anime contemplative. Nel Digestum sapientiae (ivi 1648; 2e ed., 3 voll., ivi 1659-61; il IV vol., Lione 1672) e nello Jus naturale rebus creatis a Deo constitutum (Parigi 1658) espone la sua filosofia di tendenza platonica, ispirandosi a Raimondo Lullo e soprattutto a Marsilio Ficino; in essa dà una visione completa dell'universo, la quale ebbe un certo influsso su Leibniz stesso.
Combatté il giansenismo nel Des misericordes de Dieu (Parigi 1645, Liegi 1647, Lovanio 1675) contro La fréquente Communion di A. Arnaud, di cui confutò i capisaldi dottrinali nelle Très humbles remonstrances présentées à la reine (Parigi 1654). Della libertà contro la necessità morale giansenistica tratta nel De la nécessité (ivi 1653). Si interessò di educazione, di arte e di politica in Le gentil-
homme chrétien (ivi 1666) e nel postumo Le magistrat chrétien (ivi 1688). Pubblicò varie altre opere; studiosi recenti del Seicento francese hanno in parte rivalutato questo fine rappresentante dell'umanesimo devoto.