IVO da PARIGI. - Pensatore e polemista cappuccino, n. a Parigi ca. il 1590, m. ivi nel 1678. Avvocato del foro parigino, entrò a 30 anni nell'Ordine; ordinato sacerdote nel 1632, più volte definitore provinciale, passò la sua vita nello scrivere opere.
vercellese agli inizi del sec. V e il primo vescovo noto è s. Eulogio, presente al Sinodo di Milano del 451 (Mansi, VI, 143). Al sec. V e ai primi del VI appartengono alcune lapidi sepolcrali cristiane delle quali sei con data consolare: la più antica, del 440, ricorda un Basilio, mercante di origine sira; un'altra ricorda il vescovo Innocenzo, m. a 72 anni, il 29 marzo 486. Il carme sepolcrale del presbitero Silvio, conservato nella silloge palatina, è probabilmente del sec. VI; non è possibile precisare a quali santi appartenessero i «sanctorum pignora» i vescovi ricordati. I fece parte della metropoli di Milano fino al 1515, anno in cui Leone X elevò a metropoli Torino. La sede eporediese, data l'importanza strategica e politica del suo territorio, ebbe una storia molto ricca e movimentata e i suoi vescovi furono annoverati tra i grandi signori feudali della regione subalpina. Gli imperatori della casa di Sassonia e della casa di Franconia tennero ad eleggervi, dalla metà del sec. X all'inizio del sec. XII, creature loro fidate.
Il catalogo vescovile è frammentario fino al sec. X. Tra i grandi vescovi di I. si ricordano solo i seguenti: Giuseppe (844-56), arricappellano dell'Imperatore; Varmondo (v.), eletto da Ottone I nel 969, antagonista di Arduino e restauratore dell'arte e della cultura nelle terre subalpine (m. ca. il 1015); Enrico (1029-59) presente al Concilio
