JACOB, MAX. - N. a Quimper (Francia) l'11 luglio 1876, m. ncl campo di concentramento di Drancy il 5 marzo 1944. Poeta, romanziere, pittore, ebbe amici P. Picasso, Matisse, Apollinaire, Mac Orlan e molti altri artisti montparnassiani. Formato in questo ambiente, fu un esponente di quel vasto movimento parigino d'avanguardia al quale tutta l'arte del nostro tempo deve il suo nuovo indirizzo.
Nel 1909 ebbe l'apparizione di Cristo sul muro della sua stanza, e più tardi, nel 1915, in un cinema, vide improvvisamente sovrapporsi allo schermo l'immagine di Gesù. Ma la sua conversione non venne presa sul serio dal suo ambiente né dagli ambienti ecclesiastici, e soltanto nel 1915 ottenne di ricevere il Battesimo. Egli nascondeva sotto l'eccentricità e la scapigliatura degli artisti montparnassiani l'angoscia della sua ricerca della verità; il suo atteggiamento di poeta d'avanguardia nascondeva in realtà il lavoro della Grazia che lo spingeva alla ricerca del suo centro divino.
Dal 1921 al 1928 visse ritirato presso il monastero di St-Benoît-sur-Loire, vi tornò definitivamente nel 1936 e ivi, nel 1944, perché ebbe d'origine, venne catturato dai tedeschi. La sua morte fu serena, in perfetto abbandono alla volontà di Dio.
Compone tra l'altro: St Matorel (1911); Le cornet à dés (poema in prosa, 1917); La défense de Tartufe. Extases, remords, etc. d'un juif converti (1919); Cinématoma (1920); Le laboratoire central (1922); Visions des souffrances et de la mort de Jésus (meditazioni poetiche, 1928); Art poétique (scritti d'estetica, 1925).
La personalità di J. è incredibile ed enigmatica. Gli elementi della sua arte, disordinata e dispersa, vanno dal burlesco e dall'ironia al misticismo più sereno. Negli aspetti diversissimi della sua opera l'unità è data dalla pura poesia che riveste il suo incantevole mondo, fantastico e assurdo.