LABARO. - È il vessillo fatto eseguire dallo stesso imperatore Costantino, dopo aver avuto la visione di una croce luminosa con la scritta τῶτα

LABARO - Moneta di Costantino con monogramma sull'elmo - Vienna, Gabinetto numismatico.
modo che l'asta del P era tagliata nel centro dal X. Al-'antenna era assicurato un drappo purpureo quadrato di regale magnificenza, intessato d'oro e pietre preziose; sotto il drappo, posti in seguito, i medaglioni di Costantino e dei suoi figli.
La Vita Constantini mette la visione nella Gallia: è noto quanto sia discussa la sua autenticità (v. Eusebio di Cesarea, II, Opere storiche); ma la visione è attestata, oltre che dallo stesso Eusebio (Hist. eccl., IX, 1-11), da due panegirici, l'uno del 313 e l'altro del 321. Inoltre, Lattanzio parla d'un sogno alle porte di Roma, prima della battaglia ad saxa rubra (De mortibus persecutorum, 44). Secondo una versione riportata da Rufino (Hist. eccl., IX, 9, 1) e in seguito da Socrate (Hist. eccl., I, 3). Costantino avrebbe udito in sogno dagli angeli le parole τότον νίχα. Filostorgio (Hist. eccl., I, 6) riferisce che la Croce apparsa era in mezzo ad un'iride di stelle le quali formavano l' in hoc vince, in latino. Eusebio nella sua storia (IX, 9, 10), descrivendo la statua fatta erigere da Costantino in memoria della battaglia del ponte Milvio e del trionfo su Massenzio, dice che l'Imperatore era rappresentato impugnando il I. H. Grégoire ha messo in evidenza l'importanza del testo di Rufino relativo alla iscrizione posta sotto la statua di Costantino nel Foro Romano: in hoc singulari signo quod est vere virtutis insigne, per dimostrare che si trattava d'una vera insegna, d'un vexillum (La statue de Constantin et le signe de la Croix, in L'antiquité classique, 1 [1932], pp. 135-43). S. Ambrogio nel 388 chiama il I. Christi sacratum nomine (Ep. 40: PL 16, 1152): poco dopo Prudenzio scrive che Christus purpureum gemmanti textus in auro signabat labarum, clypeorum insignia Christi scripserat (Contra Symmachum, I, 487-89). Paolino di Nola descrive il monogramma Christum e ne spiega la composizione mediante le due lettere chi et rho (Poem., XIX: PL 61, 612-27). In base al testo di Eusebio, G. Wilpert ricostruì il I. (cf. Vision und Labarum Konstantinus des Grossen, Colonia 1913), ricostruzione che pubblicò poi a colori, avendo ripreso in esame i dati di Eusebio, di Lattanzio e dei monumenti (cf. Mosaiken, pp. 28-52 e tav. 51, 2).
Una pregevole documentazione sul I. e su alcune sue varianti è dato dalla numismatica costantiniana. Il monogramma è quello stesso coeleste signum Dei ricordato da Lattanzio nel suo De mortibus persecutorum, veduto in sogno da Costantino e fatto dipingere sugli scudi dei soldati e posto sull'elmo di Costantino. L'officina monetaria di Siscia conib nell'anno 37 una moneta con il monogramma sull'elmo di Costantino. Una moneta del Gabinetto numismatico di Vienna, pubblicata da G. Wilpert (Mosaiken, p. 33, fig. 2) e da A. Alföldi mostra molto evidente il monogramma sull'elmo dell'Imperatore (A. Alföldi, The helmet of Constantine, with the christian mono-
νίχα; la descrizione del vessillo stesso, secondo la Vita Constantini (I, 31), è la seguente. Esso era costituito da una lunga asta rivestita d'oro, che nella parte superiore aveva inclidata una traversa a guisa di croce. Alla sommità era fissata una corona di pietre preziose racchiudente le due prime lettere del nome ΧΡ(ιστός) intrecciate in

Ma il I. con il monogramma nel centro del drappo si trova in un quinaro di Costantino e in medaglie di Costante. Una moneta di Costantino offre il I. con il monogramma senza la corona alla sommità dell'asta confitta in terra schiacciando un serpente (Wilpert, Mosaiken, p. 37, fig. 5). Invece nel celebre dittico di Aosta nel drappo del I. impugnato dall'imperatore Onorio si legge: in nomine ΧΡΙ νιώας semper; e il monogramma si trova all'estremità dell'asta dentro la corona. Recentemente H. Grégoire, dopo aver studiata l'Etymologie du Labarum (in Byzantium, 4 [1929], pp. 477-82) e aver negato che Eusebio sia l'autore della Vita Constantini (ibid., 13 [1938], pp. 561-83), ritenne poter liquidare anche la visione di Costantino (La vision de Constantin «liquide» (ibid., 14 [1939], pp. 341-51); a lui risposero J. Zeller (Remarques sur la vision de Constantin, ibid., 14 [1939], pp. 331-39) e A. Alföldi (The conversion of Constantine and Pagan Rome, Oxford 1948, pp. 16-17). Anche in una stele di Larissa in Macedonia il monogramma circondato da una corona è detto signum Christi (CIL, III 7315): il monogramma trovato in S. Agnese ha pure in hoc signo... vinces (G. B. De Rossi, Cimitero di S. Agnese, in Bull. di arch. christ., 2ª serie, 6 [1875], pp. 80-82); come pure nell'iscrizione di Sinfonia vista da A. Bosio: in hoc vinces e sotto il monogramma (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1632 p. 215). A Sicca Veneria (oggi El-Kef in Tunisia) intorno alla Croce con le lettere α e ω è scritto: in hoc signum semper vinces (CIL, VIII, 1767); a Deir-Sanbil, nella Siria, al disotto delle parole ΤΟΥΤΙΣ ΝΙΚΑ sono incise due croci monogrammatiche con α e ω (M. De Vogüé, Syrie Centrale, Architecture civile et religieuse, Parigi 1865-77, p. 151). - Vedi tav. XLVIII.