LACHMANN, Karl. - Filologo protestante tedesco (1793-1851), professore a Berlino, celebre non solo per le sue opere di germanistica e di filologia classica, ma anche per i suoi meriti circa la critica testuale del Nuovo Testamento, nella quale inaugurò una nuova epoca.
Fino al L. aveva dominato, per ben 200 anni, il textus receptus, testo greco edito da Robert Estienne e specialmente da Elzevier nel 1633. Benché questo testo molto divulgato non avesse valore critico, basato come era suo manoscritti poco numerosi e di bassa età, nessuno aveva osato tuttavia pubblicare un testo migliore, ma si continuò a stampare il textus receptus, annotando al più le varianti ed emendandolo qua e là. Il famoso filologo R. BENTLEY, RICHARD (v.) aveva avuto l'intenzione di abbandonare il textus receptus, ma non la realizzò. Soltanto il L. la ruppe completamente con tale testo pubblicando nel 1831 un testo greco del Nuovo Testamento basato unicamente sui più antichi documenti. Fu il primo tentativo sistematico di sostituire la scelta arbitraria nella discriminazione delle varie lezioni con un metodo scientifico. L. non aveva la pretesa di dare già una restituzione del testo primitivo, scopo di ogni critica testuale, ma rinunciando anche al fecondo principio GRIESBACH, JOHANN JAKOB (v.) e all'uso dei principi interni della critica, si limitò a dare nella sua recensione il testo che trovò essere stato più diffuso nella Chiesa al tempo di S. Girolamo (ca. 380). Questa gli sembrava la migliore base su cui ulteriori lavori critici avrebbero potuto poi, per mezzo di criteri interni, avvicinarsi di più al testo primitivo. La prima edizione stereotipica fu pubblicata nel 1831 a Berlino e ristampata nel 1837 e 1846: dava soltanto il testo restituito dal L. e una appendice con lezioni varianti del textus receptus. Un'altra edizione più vasta apparve in 2 voll. (1842 e 1850) con un apparato critico ad opera di Ph. Buttmann.
Non si può negare che i principi stabiliti da L. per determinare il testo sacro fossero buoni. Tuttavia il suo testo era imperfetto, sia perché egli non seguì costantemente le sue norme, sia perché i manoscritti da lui scelti erano troppo pochi e i migliori codici gli erano accessibili soltanto in collazioni difettose. Il suo esempio fu però, senza dubbio, decisivo nella critica testuale del Nuovo Testamento.
BIML.: K. Lachmann, Rechenschaft über seine Ausgabe des Neuen Testaments, in Theologische Studien und Kritiken, Berlin 1830, pp. 817-845; M. Hertz, K. L.: eine Biographie, 1813; E. Michels, S. V. in DB, IV (1909), coll. 27-29; C. R. Gregory, Textkritik des Neuen Testaments, Lipsia 1908, pp. 966-973; G. Paesquali, Storia della tradizione e critica del testo, Firenze 1934, pp. 3-12.