Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Liturgia Argomenti vari

LAMPADA

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LAMPADA - L. in avorio legata in argento dorato con gemme antiche incastonate (sec. x) - Venezia, basilica di S. Marco, Tesoro.
LAMPADA - L. in avorio legata in argento dorato con gemme antiche incastonate (sec. x) - Venezia, basilica di S. Marco, Tesoro.
LAMPADA - Lampadario in ottone sbalzato e dorato. Opera di Dagobert Peche (3ª decade sec. XX) - Austria.
LAMPADA - Lampadario in ottone sbalzato e dorato. Opera di Dagobert Peche (3ª decade sec. XX) - Austria.

LAMPADA. - L'uso della l. per il culto è di ogni tempo e luogo, rispondente alla necessità di illuminare gli edifici sacri; e poiché la cera di api fu sempre molto costosa, si ricorse facilmente all'olio raccolto in l. dalle forme e dalle decorazioni più varie, perché nella Chiesa fu consuetudine rendere pure simbolico ciò che era nato dalla necessità. Le vigilie notturne, i vespri esigevano l'accendersi di numerose l.: l'uso di esse ogni sera suggeriva anzi l'offerta della luce a Dio accompagnata dal canto del lucernare (v.).

L'illuminazione di una cattedrale esigeva un'attrezzatura non indifferente: per questo troviamo presso ogni chiesa più « cicendelari » (da « cicindela », tubetto metallico riempito di olio e lucignolo con il quale venivano accese le l.), uno dei quali doveva trovarsi sempre nella sacrestia per essere pronto al suo ufficio. Le l. erano isolate ovvero raggruppate sulla « corona pharalis », ovvero « gabata ». Il loro uso è testimoniato e precisato già dall'inventario di Cirto (Algeria) del 303 (cf. DACL, Inventaires, VII, 1, col. 1396 sgg.), dai canoni d'Ippolito (n. 4), da molte notizie sparse nel Liber Pontificalis ed in modo curioso da Beroldus, Ordo della Chiesa milanese del sec. XII. Seguendo l'uso frequentissimo fra i pagani, già i primi cristiani usarono porre l. sulle tombe, ma a differenza dei pagani, essi le accendevano per accentuare il simbolismo ivi racchiuso di un'altra vita. Ciò avveniva più frequentemente sulle tombe dei martiri. Ne è documento interessantissimo la raccolta di ampulle, conservate nella basilica di Monza, recate da Roma dall'abate Giovanni alla regina Teodolinda, con gli olii che, per concessione del Papa, egli raccolse dalle l. che ardevano nei cimiteri suburbani innanzi alle varie tombe dei martiri. Nella liturgia del Sabato Santo è conservata la benedizione del fuoco nuovo sprigionato dalla pietra e raccolto da una l., portata in alcune chiese, nelle processioni pasquali e solitamente sospesa a fianco dell'altare onde prendervi il fuoco da accendere le candele.

Il CIC, can. 1271, stabilisce: « Dinanzi al tabernacolo nel quale si conserva il S.mo Sacramento, risplenda notte e giorno almeno una l. da nutrirsi con olio di oliva o cera d'api: dove però l'olio d'oliva non possa aversi e riservato alla prudenza del vescovo locale di permettere altro olio, se possibile, vegetale ». Il canone riflette la legislazione sinodale dell'Occidente dal sec. XIII quando, per il fiorire del culto eucaristico, invalse la consuetudine di conservare l'Eucaristia in luogo pubblico. Con decreto della S. Congregazione dei Riti del 23 febbr. 1916 (n. 4334), per le difficoltà create dalla guerra fu permessa la luce elettrica, così pure durante la seconda guerra mondiale ed ancor oggi per i luoghi dove tali difficoltà sussistono.

LAMPADA - L. in vetro con pesci e conchiglie d'arte classica (sec. XI) - Venezia, basilica di S. Marco, Tesoro.
LAMPADA - L. in vetro con pesci e conchiglie d'arte classica (sec. XI) - Venezia, basilica di S. Marco, Tesoro.(fot. Alinari)
Bibliografia3 opere
BIBL.: H. Leclercq, Lampes, in DACL, VIII, 1, coll. 1086-1221 con ampia bibl.; L. Köster, De custodia sanctissimae Eucharistiae, Roma 1940, pp. 172-80; F. Cumont, Cierges et lampes sur les tombeaux, in Miscellanea Giou. Mercati, V (Studi e testi, 125), Città del Vaticano 1946, pp. 41-47.

Enrico Cattaneo

ARTE

Con i mutati indirizzi artistici nel basso medioevo, anche la forma delle l. si va modificando, come lasciano intendere soprattutto le rappresentazioni che se ne hanno in affreschi e miniature. Per tutto il periodo romanico e gotico si usò frequentemente materiale prezioso e le l. divennero raffinatissimi oggetti delle arti industriali. Per la maggior parte esse furono a sospensione: in Oriente si ebbero l. in vetri colorati, in alabastro, in avorio (uno splendido esemplare con montatura d'argento e pietre prezioso è nel Tesoro della basilica di S. Marco a Venezia) e in ferro battuto (specie a Siena nei secc. XIII-XIV). Anche però le l. portatili ebbero vasta produzione, e al tipo comune a due o tre becchi per una duplice o triplice fiamma, con un anello in alto per infilarvi il dito indice, si aggiunsero esemplari più complessi ed elaborati, a volta vere e proprie opere d'arte (begli esempi sono al Louvre, al British Museum, all'Ashmolean Museum di Oxford, al Bargello). A Venezia nel sec. XV si afferma l'uso delle l. in vetri soffiati. Si ricordino quelle bellissime dipinte dal Carpaccio nella Presentazione e nel Sogno di s. Orsola e quella del Basaiti nella Vergine dell'Accademia.

Si ebbero anche l. di forma singolare e molte in bronzo, nelle quali la fantasia dell'artista rinascimentale si sbizzarri variamente. Un curioso esempio di l. veneta, raffigurante un teschio di cavallo che porta a cavalcioni un fanciullo, è nel Museo nazionale di Firenze; un'altra, con un drago che emetteva la fiamma dalla lingua, è nel Museo di Kensington. Nel periodo barocco le l. furono principalmente di vetro, con il sistema di sospensione in metallo, artisticamente ornato secondo i canoni di quello stile. Esse servirono moltissimo alla decorazione delle chiese, ma furono spesso sostituite dai lampadari a più luci e di maggiore effetto decorativo. In quanto alla forma di questi ultimi si va da quelli circolari, frequentissimi nel medio evo (santuario alla Fuente del Guarrozar presso Toledo sec. XII; Aquisgrana sec. XII) a quelli di gusto gotico con guglie, pinnacoli e statuette (Siena, Palazzo Pubblico, sec. XIV), e ai rinascimentali composti con elementi plastici o architettonici frequentemente raffigurati in quadri ed affreschi del secc. XV e XVI. Durante l'età barocca, acquistarono sempre maggior voga i lampadari decorati con cristalli o in vetro soffiato, rispettivamente lavorati in Boemia e a Murano.

LAMPADA - Lampadario in legno dorato. Opera di artista senese della seconda metà del sec. XIV - Siena, cappella del Palazzo Pubblico.
LAMPADA - Lampadario in legno dorato. Opera di artista senese della seconda metà del sec. XIV - Siena, cappella del Palazzo Pubblico.(fot. Anderson)
LAMPADA - Lampadario in piombo con trafori (sec. XI) - Barletta, Duomo.
LAMPADA - Lampadario in piombo con trafori (sec. XI) - Barletta, Duomo.(fot. Gab. fot. naz.)

In tempi più recenti la l. si è adattata al modificarsi del sistema di illuminazione e le forme antiche sono cadute in disuso. - Vedi tavv. LII-LIII.

In alto a sinistra: LAMPADA BRONZEA RAFFIGURANTE LA NAVICELLA DELLA CHIESA, con s. Pietro al timone e s. Paolo a prua. Nella tabella sulla vela, la scritta: « Dominus legem dat Valerio Severo Eutropi Vivas » (sec. IV). Trovata a Roma, presso S. Stefano Rotondo, ora a Firenze, Museo archeologico. In
Tav. LII In alto a sinistra: LAMPADA BRONZEA RAFFIGURANTE LA NAVICELLA DELLA CHIESA, con s. Pietro al timone e s. Paolo a prua. Nella tabella sulla vela, la scritta: « Dominus legem dat Valerio Severo Eutropi Vivas » (sec. IV). Trovata a Roma, presso S. Stefano Rotondo, ora a Firenze, Museo archeologico. In alto a destra: LAMPADA IN ARGENTO (sec. XVII) - Siena, chiesa di Provenzano. In basso a sinistra: LAMPADA IN BRONZO di scuola padovana (sec. XVI) - Firenze, Museo nazionale. In basso a destra: LAMPADA VOTIVA IN FERRO BATTUTO. Opera di A. Gerardi (1935) - Gerusalemme, basilica del Gethsemani.(fot. Alinari) · (fot. Vasari)
In alto a sinistra: LAMPADARIO DETTO « LAMPADA DI GALILEO ». Opera di V. Possenti (sec. XVI) - Pisa, Cattedrale. In alto a destra: LAMPADARIO IN BRONZO. Alfio Castelli (1945) - Senigallia, cappella Corinaldesi. In basso a sinistra: LAMPADARIO NEOCLASSICO (primi anni del sec. XIX) - Milano, Palazzo R
Tav. LIII In alto a sinistra: LAMPADARIO DETTO « LAMPADA DI GALILEO ». Opera di V. Possenti (sec. XVI) - Pisa, Cattedrale. In alto a destra: LAMPADARIO IN BRONZO. Alfio Castelli (1945) - Senigallia, cappella Corinaldesi. In basso a sinistra: LAMPADARIO NEOCLASSICO (primi anni del sec. XIX) - Milano, Palazzo Reale. In basso a destra: LAMPADARIO IN BRONZO DORATO (primi anni del sec. XIX). In un salone del demolito Palazzo Torlonia in Piazza Venezia - Roma.(fot. Minori) · (fot. De Antonis) · (fot. Anderson)
Bibliografia7 opere
BIBL.: E.-E. Viollet-le Duc, Dictionnaire du mobilier français, Parigi 1858 sgg.; I. Labarte, Histoire des arts industriels au moyen-âge et à l'époque de la Renaissance, ivi 1887 (v. indice); H. R. D'Allemagne, Histoire du luminaire depuis l'époque romaine jusqu'au XIXe siècle, ivi 1891; A. Melani, L'arte nell'industria, 2 voll., Milano s. a., passim; A. Pettorelli, Il bronzo e il rame nell'arte decorativa italiana, ivi 1926, passim; P. Toesca, Il medioevo, Torino 1927, passim; S. Aurigemma-M. Accascina, s. v. in Enc. Ital., XX, pp. 439-42.

Giovanni Carandente

Informazioni sulla voce

Di Enrico Cattaneo, Giovanni Carandente

Fonte Enrico Cattaneo: firma a stampa; Giovanni Carandente: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 868–870.

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Cattaneo, Enrico, and Giovanni Carandente. “Lampada.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 868–870. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/lampada.

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Cattaneo, Enrico, and Giovanni Carandente. “Lampada.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 868–870. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/lampada.

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