MAESTRANZE

MAESTRANZE. - Termine con il quale si designarono in Sicilia le corporazioni d'arti e mestieri, che numerose, benché sotto differenti denominazioni e con caratteri speciali, si svilupparono in ogni città d'Italia durante il medioevo.

Le più antiche origini delle m. siciliane si possono rintracciare sin dal periodo della dominazione araba,

per quanto l'esistenza delle prime associazioni artigiane
sicule si faccia certa solo agli inizi del sec. xiv. A capo
di esse si avevano i consoli ed i consiglieri, di cui i primi
venivano nominati dalla corporazione e riconosciuti con
patente del Comune. Le funzioni del console erano prin-
cipalmente quelle di rappresentare il collegio, di interve-
nire a dirimere tutte le divergenze che potessero avere
luogo per questioni relative all'arte, di decidere, unita-
mente a due consiglieri, circa l'ammissione o meno dei
nuovi apprendisti, di presiedere le adunanze e di ammini-
strare il patrimonio della corporazione. Quale autorità
superiore sedeva il pretore o console maggiore, che prov-
vedeva alla risoluzione di tutte le eventuali controversie
insorgenti tra i consoli medesimi e tra questi ed i terzi.
Ciascuna m. era regolata da propri statuti o capitoli, che
dovevano essere approvati dal Comune, presso il quale
ne veniva custodita una copia.

Ogni arte formava un gruppo a sé, ciascuna avendo
la sua propria contrada, che prendeva nome dalla m. che
vi esercitava il suo traffico ed il mestiere (contrata bar-
beriorum, contrata planellariorum, ecc.), la sua chiesa, il
suo santo tutelare, proprie leggi e propri costumi. L'in-
gresso in un'arte, per coloro che non fossero stati cre-
sciuti ed allevati nella stessa, non era facile impresa, in
quanto sia l'arte che la bottega con gli strumenti e gli
stessi avventori erano strettamente ereditari. Le m. riu-
nite, ma ognuna agli ordini del rispettivo console, com-
ponevano inoltre la milizia civica; a Palermo, infatti,
i quattordici baluardi con le armi e gli attrezzi forniti
dal Comune erano, in caso di necessità, affidati ad esse.

Il primo declino delle m. in Sicilia cominciò nella
seconda metà del sec. xviii a causa della loro stessa rigida
struttura di casta chiusa, allorché, fatti rilevare i danni
che derivavano all'industria nazionale per la loro natura
di organismi monopolistici, al fine di restituire la necessi-
tà libera alle arti, con regio dispaccio del 16 nov. 1784
vennero aboliti gli statuti di tutte le m. e queste divise
in due classi, ossia le m. delle arti meccaniche, in numero
di 44, alle dipendenze di un ministro delegato, e quelle
riguardanti l'annonza, in numero di 15, soggette al Senato
nella sua qualità di magistrato annonario. Tutte le m. che
non avessero potuto venir comprese nelle due categorie
suddette dovevano intendersi senz'altro abolite, perché
ritenute «illegittimamente esistenti». Ripristinate non-
dimeno con regio dispaccio del 13 ott. 1812, dopo la rivo-
luzione del 1820 le m. di ogni genere vennero definitiva-
mente soppresse con regio rescritto del 13 marzo 1822, in
seguito ad un rapporto del direttore generale di polizia;
ove erano rappresentate come «una forza unita che si
oppone alla forza del governo». Nel significato odierno
per m. si intendono comunemente gli operai degli arsenali
e dei bastimenti, talora ordinati in compagnie con inge-
gneri a capo, oppure gli operai di qualsiasi complesso
industriale. Per prospettare i loro problemi economici-
sociali si svolgono oggi adoperare altri termini, più com-
prensivi (v. INDUSTRIALISMO; PROLETARIATO). Per i pro-
blemi sindacali, V. SINDACALISMO E SINDACATO.

BIBL.: Statuti inediti delle antiche m. delle città di Sicilia, in Documenti per servire alla storia di Sicilia, a cura della Società siciliana per la storia patria, 2a serie, Fonti del diritto siculo, III, Palermo 1883; F. G. Savagnone, Le m. siciliane e le origini delle corporazioni artigiane nel medioevo, ivi 1887; G. Scherma, Delle m. in Sicilia, ivi 1897.