MAESTRANZE. - Termine con il quale si designarono in Sicilia le corporazioni d'arti e mestieri, che numerose, benché sotto differenti denominazioni e con caratteri speciali, si svilupparono in ogni città d'Italia durante il medioevo.
Le più antiche origini delle m. siciliane si possono rintracciare sin dal periodo della dominazione araba,

Ogni arte formava un gruppo a sé, ciascuna avendo la sua propria contrada, che prendeva nome dalla m. che vi esercitava il suo traffico ed il mestiere (contrata barberiorum, contrata planellariorum, ecc.), la sua chiesa, il suo santo tutelare, proprie leggi e propri costumi. L'ingresso in un'arte, per coloro che non fossero stati cresciuti ed allevati nella stessa, non era facile impresa, in quanto sia l'arte che la bottega con gli strumenti e gli stessi avventori erano strettamente ereditari. Le m. riunite, ma ognuna agli ordini del rispettivo console, componevano inoltre la milizia civica; a Palermo, infatti, i quattordici baluardi con le armi e gli attrezzi forniti dal Comune erano, in caso di necessità, affidati ad esse.
Il primo declino delle m. in Sicilia cominciò nella seconda metà del sec. XVIII a causa della loro stessa rigida struttura di casta chiusa, allorché, fatti rilevare i danni che derivavano all'industria nazionale per la loro natura di organismi monopolistici, al fine di restituire la necessaria libertà alle arti, con regio dispaccio del 16 nov. 1784 vennero aboliti gli statuti di tutte le m. e queste divise in due classi, ossia le m. delle arti meccaniche, in numero di 44, alle dipendenze di un ministro delegato, e quelle riguardanti l'annona, in numero di 15, soggette al Senato nella sua qualità di magistrato annonario. Tutte le m. che non avessero potuto venir comprese nelle due categorie suddette dovevano intendersi senz'altro abolite, perché ritenute « illegittimamente esistenti ». Ripristinate non-dimeno con regio dispaccio del 13 ott. 1812, dopo la rivoluzione del 1820 le m. di ogni genere vennero definitivamente soppresse con regio rescritto del 13 marzo 1822, in seguito ad un rapporto del direttore generale di polizia, ove erano rappresentate come « una forza unita che si oppone alla forza del governo ». Nel significato odierno per m. si intendono comunemente gli operai degli arsenali e dei bastimenti, talora ordinati in compagnie con ingegneri a capo, oppure gli operai di qualsiasi complesso industriale. Per prospettare i loro problemi economico-sociali si sogliono oggi adoperare altri termini, più comprensivi (v. INDUSTRIALISMO; PROLETARIATO). Per i problemi sindacali, V. SINDACALISMO E SINDACATO.