MALVENDA, TOMÁS

MALVENDA, TOMÁS. - Esegeta e filologo domenicano, n. a Játiva presso Valenza nel maggio 1566, m. a Valenza il 7 maggio 1628. Fece professione nel convento domenicano della S. Croce di Lombay, ove per 4 anni insegnò filosofia e per 10 teologia. Di forte ingegno, imparò da solo il greco e l'ebraico, e a 19 anni compose la sua prima erudita opera (perduta) su S. Anna e S. Giuseppe.

Invìò dotti rilievi (1600) sul suo Martirologio a C. Baronio, che lo fece venire a Roma (1601), ove suggerì al cardinale molti emendamenti ai suoi Annales. A Roma M. lavorò con Isidoro Aliaga (1568-1648) e fu il principale correttore del Missale e del Breviarium domenicano (Roma 1603); elaborò il Martyrologium Romanum a Baronio recensitum, additis sanctis ac beatis Ord. Praed. (ivi 1603), con cui fu abbandonato il Martirologio di Usuardo fino allora in uso nel suo Ordine; collaborò al Librorum prohibitorum

index expurgatorius pubblicato da Jo. M. Brassichelensis Mag. s. Pal. (Roma 1607). Espurgò la Bibliotheca SS. Patrum di Margarin de la Bigne (1586) e le sue Annotationes furono inscritte nell'ed. di Parigi 1605. Compilò gli Annales O. P. (fino al 1246), che non poté rifinire e furono pubblicati senza il suo consenso (Annalium s. Ord. Praed. Centuria prima sola edita, Napoli 1627).

Ritornò in Spagna nel 1608 con l'Aliaga, eletto provinciale d'Aragona e poco dopo vescovo di Albarracin. M. visse nel convento di Valenza (eccetto un biennio a Madrid [1610-12], presso l'inquisitore Bernardo de Rojas), attendendo a lavori critico-esegetici.

L'opera che rivelò l'immensa erudizione di M. fu De antichristo II. XI (Roma 1604); il testo fu triplicato da M. nell'ed. di Valenza 1621 e di Lione 1647 (2 voll., editi da T. Turco, che li dedicò a Innocenzo X). Molto apprezzato fu anche De paradiso voluptatis (Roma 1605). Alla morte di M., che lasciava una nuova versione dei libri del Vecchio Testamento con commento letterale (mancano solo I-II Mach. e i profeti dopo Ez. 16, 16), i suoi scritti furono raccolti dal suo amico I. Aliaga, arcivescovo di Valenza, che li affidò al confratello Tommaso Turco; il domenicano Caspar Dinghens (m. nel 1678) pubblicò i Commentaria in S. Scripturum una cum nova de verbo ad verbum ex Hebraeo translatione (5 voll., in-fol., Lione 1650), lavoro dottissimo ma criticato da R. Simon e da A. Calmet per l'oscurità della traduzione.

Bibl.: Quétif-Echard, I. pp. 454-57; Hurter, III (1907), coll. 763-67.