MARPRELATE, Martin, controversia di. - Con lo pseudonimo di M., che significa «flagellatore di prelati» (dall'inglese mar e prelate) viene indicato uno scrittore puritano del sec. XVI, autore di vari libelli contro la gerarchia anglicana e contro i suoi vescovi.
Quando Enrico VIII d'Inghilterra si separò da Roma, oltre a molte dottrine e cerimonie della Chiesa cattolica, volle specialmente conservare l'episcopato, nonostante ciò dispiacesse ad alcuni. Durante il regno di Maria Tudor (1553-58), molti protestanti inglesi, che si erano rifugiati nella Svizzera, si erano imbevuti delle dottrine antiguerarchiche del calvinismo. Ritornati quindi in Inghilterra alla morte della Regina, sperarono di riformare la Chiesa anglicana, sul modello calvinista o presbiteriano, che consideravano più conforme al cristianesimo primitivo e più puro: donde il loro nome di «puritani». La regina Elisabetta (1558-1603), pur essendo più incline al regime episcopale che, a differenza di quello calvinista o presbiteriano, le dava la possibilità di dominare la Chiesa con la scelta dei vescovi, tuttavia al principio procedette con cautela; però verso la fine del suo regno e dopo la sconfitta dell'«Armada» spagnola, sentendosi sicura, cominciò una vera persecuzione contro i puritani del regno. Si valse per questo dell'arcivescovo di Canterbury, G. Whittig (1583-1604), il quale volentieri fece suoi i disegni della Regina, non tanto a motivo della dottrina dei puritani sulla predestinazione, essendo egli articoli di Lambeth (v.), prettamente calvinisti, quanto invece per la loro intensa propaganda contro il regime episcopale. Fece pubblicare leggi diracionarie contro gli autori e gli stampatori di opuscoli puritani. Resistere al culmi uomini come G. Udall, G. Penny, G. Thockmorton, i quali, sfidando leggi e castighi severissimi e trasferendo la loro stamperia, con grandi pericoli e rischi, da un luogo a un altro, continuarono la lotta contro l'episcopato per mezzo di opuscoli o libelli firmati da M. M.: ebbe così inizio la «controversia di M. M.». Sette furono gli opuscoli pubblicati sotto questo pseudonimo, tutti scritti in tono scherzoso, abile e molte volte volgare, ma che mettevano a nudo le miserie dell'episcopato anglicano. I vescovi risposero prima con un opuscolo serio, scritto dal vescovo di Winchester T. Cooper, ma poi, vedendo che il popolo s'interessava di più ai libelli dei marpreatisti per il loro stile brillante e mordace, si valsero dell'opera di scrit
torì popolari come il Lyly ed il Nashe, perché con le stesse armi combattessero l'avversario. La controversia durò propriamente un anno, dal 1588 cioè al 1589. I marprelatisti infatti, perseguitati instancabilmente dalla poesia ecclesiastica e secolare, furono scoperti; la loro stamperia fu scovata e confiscata, gli stampatori imprigionati, torturati e multati. Dei principali promotori, poi, l'Udall morì in prigione; il Penny poté fuggire in Scozia, ma, ritornando in Inghilterra, nel 1592 fu impiccato; il Throckmorton, che pare sia stato il principale autore degli scritti, fu prima condannato, ma venne in seguito perdonato per l'appello che egli fece al lord cancelliere.