MERTEL, TEODOLFO. - Cardinale, n. ad Allumiere (Lazio) il 6 febbr. 1806, m. ivi il 9 luglio 1899. Laureato in giurisprudenza a Roma, s'acquistò tale nome nell'esercizio dell'avvocatura, che mons. Antonelli, allora sostituto della Segreteria di Stato, lo invitò a entrare nella magistratura, il che importava, in quel tempo, l'ingresso in uno dei collegi prelatizi della Curia romana. Il M. oppose in un primo tempo un reciso rifiuto, ma dovette arrendersi all'espresso desiderio di Gregorio XVI; fu allora nominato uditore della S. Rota e gli venne affidata la presidenza del Tribunale civile di Roma, senza che dovesse abbracciare lo stato ecclesiastico (1843).
Segretario della Commissione cardinalizia incaricata nel 1848 di redigere lo Statuto di Pio IX, fu lui, in una notte di febbrile lavoro, a formulare i 69 articoli: il testo da lui proposto venne integralmente accettato dal Papa, che non vi apportò alcuna modificazione. Trattasi infatti di un vero capolavoro di sapienza giuridica, contemporanei di regime costituzionale con le prerogative inalienabili del Romano Pontefice. Mons. M. ebbe gran parte nel governo dello Stato ecclesiastico dopo il ritorno di Pio IX da Gaeta nel 1853 fu ministro di Grazia e giustizia, per assumere più tardi il dicastero dell'Interno. Premio ai servizi resi con profonda dottrina e illuminato zelo, la porpora cardinalizia, conferitagli nel febbr. 1858. Diacono di S. Eustachio, fu l'ultimo, in ordine di tempo, dei laici innalzati al cappello cardinalizio. Infatti egli sopravvisse anche al Randi, ascritto al S. Collegio di Pio IX nel 1875, ed al Cristofori, nominato nel 1885 da Leone XIII, che furono gli ultimi in ordine di creazione (cf. S. Negro, Seconda Roma, Milano 1943, p. 152).
Ascoltato consigliere del Papa, compilò la protesta di Pio IX all'esposito cattolico dopo il 20 sett. 1870 ed altri importanti documenti di quel turbinoso periodo. Pio IX lo nominò vice-cancelliere di S. Romana Chiesa e lo volle suo esecutore testamentario: in tale qualità, organizzò e diresse il trasporto della salma di papa Mastai a S. Lorenzo al Verano, nella drammatica notte del 13 luglio 1881 (cf. P. Vigo, Storia degli ultimi trent'anni del sec. XIX, III, Milano 1909, pp. 270-275). Tenuto in grande considerazione anche da Leone XIII, diresse per lunghi
MERSENNE, MARIN - Ritratto inciso da Duflos.
Come è stato dimostrato da studi recenti (Lenoble), l'attività scientifico-teologica del M. va collocata nella « naissance du mécanisme », Tra le filosofie del sec. XVII - l'aristotelismo e il cartesianesimo - ce n'è una terza, il naturalismo del Rinascimento (Pomponazzi, Bruno, Car-dano, Paracelso [v.]), che ancora si fonda sul vecchio tema magico dell'Anima del mondo, con grave danno per la religione e la scienza. Il M., come il Galilei e il Roberval, combatte magia e animismo e instaura il nuovo meccanismo (diverso da quello di Cartesio), cioè « legge la natura con la regola matematica ». Infatti, in L'impietà (p. 374) il M. scrive, sempre contro il Bruno, che preferiva dire « che vi sono nel mondo solo effetti contingenti e che Dio è il principio universale agente in tutte le cose e che mantiene unite le nature individuali, anziché introdurre un'anima universale ». Il M., inoltre, da sincero credere, v'intesta il motivo apologetico della giustificazione del « miracolo » il quale, appunto perché è una deroga alle leggi della natura, suppone tali leggi, senza di cui non esisterebbe; dunque, salvare la legge naturale è salvare il miracolo. Egli è convinto che la nuova fisica meccanica sia una garanzia più sicura della legge di natura che non quella aristotelica. Così il M. porta il suo contributo alla nascita della fisica moderna o quantitativa, come descrizione della natura fenomenica secondo la regola matematica, senza pretese di una spiegazione apodittica e senza costruirvi sopra sistemi metafisici. È, in fondo, la definizione scientifica di « fenomeno », per cui giustamente la dottrina del M. è stata detta un « empirismo critico ».

Mersenne, Marin - Rirtatto inciso da Duflos.
anni la Cancelleria apostolica e fu il più autorevole canonista della Curia, come fan fede le lucide Decisiones da lui compilate e che vennero largamente utilizzate per la redazione del Codice di diritto canonico, gloria del card. P. Gasparri, che del M. era stato cappellano, segretario e confidente. Insigne umanista, si debbono al M., oltre a ponderose opere giuridiche, notevoli composizioni letterarie, in prosa e in versi, dettate in un fluido latino, nonché una vasta e documentata narrazione storica della regione di Tolfa, rimasta inedita.
RENZO U. Montini