MILETO. - Città posta sulla costa dell'Asia Minore presso le foci del Meandro. Abitata già in tempi preistorici, fu occupata da coloni greci almeno dal 1000 a. C., divenendo un centro agricolo di molta importanza dal sec. VIII al VI. Sottomessa da Creso e poi da Ciro, si ribellò nella guerra greca e nel 494 fu distrutta dai Persiani vincitori.
Nel 479 fu ricostruita, ma più a est, nella pianura, rispetto all'antica posizione, in una località detta oggi Kalabak-Tepe, su un piano regolatore molto preciso. Nel 478-477 aderì alla lega dello-attica e dal 412 al 334 ricadde sotto il dominio persiano. Sotto i Seleucidi ritornò a rifiorire e sotto i Romani ebbe una vita prospera. Furono eretti notevoli edifici pubblici, come il tempio di Apollo, le terme, la fontana, il teatro ecc., di cui restano parecchie rovine. Fu in questo tempo che vi sostò s. Paolo, la prima volta durante il terzo viaggio (Act. 20, 15-18), quando vi riunì i capi della Chiesa di Efeso, e l'altra, sembra, dopo la prima prigionia (II Tim. 4, 22), quando vi lasciò il compagno Trofimo. Nel periodo cristiano ebbe un vescovato e rimangono tracce dell'antica Cattedrale con pavimento musivo a disegni geometrici e di animali. Due iscrizioni ricordano il martire Onesippo ed il culto del sette angeli custodi della città. Intorno a M. si ebbe un centro di vita monastica, in cui domina il monastero di Latmos.
ARCHEOLOGIA CRISTIANA. - La città, pur avendo perduta la grandissima importanza che aveva avuto
nell'epoca ellenistica e che aveva conservato in parte durante la romana, fu tutt'altro che trascurabile durante i primi secoli cristiani, grazie alla sua fortunata posizione geografica, che ne fece sempre un centro commerciale, con l'attrazione quindi di colonie straniere. Importante quella ebraica (i resti di una sinagoga sono giunti sino a oggi), dalla quale nacque la comunità cristiana. Un vescovo Eusebios è noto nel 325, e all'epoca di Giustiniano si ha un accenno dell'esistenza di un arcivescovato.
Il monumento cristiano più importante è una grande Basilica a tre navate con molti locali annessi, sorgente probabilmente sulle rovine dell'Asklepieion. La chiesa è preceduta da un atrio quadrato con un porticato retto da colonne ed avente nel mezzo ancora le tracce di un cantharos: dall'atrio si accede direttamente alla chiesa, che manca di nartece. Le tre navate sono divise da due file di doppie colonne; doveva esservi un ambone, probabilmente nel mezzo della navata centrale. Vi era una sola abside semicircolare, esternamente rinforzata da contrafforti. Da due porte aprendisi all'estremità delle navatelle si accedeva ad un locale semi-anulare, che girava attorno all'abside e di cui la funzione liturgica è ignota. A nord dell'abside si trova un locale quadrato circondato su tre lati da un passaggio, probabilmente un battistero. Da una porta aperta nella navatella meridionale si accede ad un locale rettangolare lungo quanto la navatella stessa e comunicante ad oriente con una rotonda a sei nicchie, probabilmente un martyrion. Vi sono altri locali secondari. Il pavimento è in gran parte a lastre di marmo e a musaici, in parte con motivi geometrici e decorativi, ma in parte anche con figure di animali: notevole quello del battistero con la scena di due cervi che bevono ad un cantharos. Ben più tarda è una chiesa a nord-ovest del mercato del nord, costruita nel sec. VI, sotto il patriarca Kiriakos (595-606), il prete romano della grande chiesa (S. Sofia) di Costantinopoli e da un Giorgio, come dice una iscrizione. La chiesa, pure essa a tre navate, era dedicata all'arcangelo Michele. Una terza chiesa, ma a planimetria centrale, sorgeva pure nella città: era una grande rotonda con quattro nicchioni ed una piccola abside, il tutto chiuso in una muratura avente esteriormente il tracciato quadrato. Nell'interno vi era un giro di otto colonne che dovevano portare una cupola. Il diametro della rotonda è quasi di undici metri: essa era probabilmente un martyrion. Fuori della città, sulla strada verso Didyma, furono trovati gli avanzi di una quarta chiesa, essa pure una basilica a tre navate ma con tre absidi, decorata da interessanti musaici pavimentati e che, secondo una iscrizione, fu eretta dal prete ed economo Noymechios: sembra che attorno vi fossero delle costruzioni monastiche. Essa era dedicata ad un arcangelo non nominato. Fra le molte iscrizioni cristiane della città la sola notevole è quella di epoca bizantina, trovata presso il teatro, invocante i sette arcangeli quali protettori della città: è notevole questa diffusione in M. del culto degli arcangeli.