MIRABILIA URBIS

MIRABILIA URBIS. - I M. contengono notizie relative ai più notevoli monumenti romani e cristiani e alle loro vicende, elaborate da grammatici ed eruditi secondo identificazioni e tradizioni non sempre esatte e assai spesso leggendarie. Essi risentono, nella loro formazione, di un clima storico ottoniano, quando, col terzo Ottone, parve risvegliarsi nel popolo romano la coscienza della funzione imperiale dell'Urbe.

Nel clima della renovatio Imperii si parla soltanto di rivendicazioni di diritti ancora vivi e operanti nella coscienza del popolo romano; e le antiche rovine non costituiscono più uno sfondo decorativo, dove, con fasto di suggestiva attrazione, si svolgevano le cerimonie delle incoronazioni di papi o di re, ma assumevano l'aspetto di testimoni eloquenti di diritti, trasmessi dai secoli. L'idea dell'Impero restava così quasi naturalmente connessa con le tradizioni di Roma, e nei Romani rinverdiva la coscienza del loro destino imperiale, attraverso concrete e determinate ragioni giuridiche. L'immenso successo che questi M. possono vantare sta nella loro perfetta adesione allo spirito del tempo, e nell'abile fusione tra i due elementi, realistico e poetico, sorto in forma di leggenda a conciliare il prestigio della grandezza romana con l'opera che

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(do R. Valcati G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, III, Roma 1916, tav. 1) MIRABILIA URBIS - Pagina del «Codice Lochis» (fine del sec. XII). Bergamo, già proprietà del conte C. Lochis.

la Provvidenza riservava a tanto potere. Questo presupposto spiega l'adattamento di M. a guida dei pellegrini, affluenti da tutto il mondo quasi alla culla delle tradizioni cristiane, e a vedere quei monumenti che, attraverso la leggenda, si ricollegavano alle arcane disposizioni della Grazia.

La più antica redazione dei M. è contenuta nel Lib. Politicus di Benedetto Canonico, scritto tra il 1140-43. Sotto l'aspetto topografico si può vedere nei M. una periegesi, seguita con un determinato ordine: dal Vaticano per Castel S. Angelo al Campo Marzio, poi al Campidoglio, per scendere dai Fori all'Arco di Tito, attraversando il Foro Romano. Raggiunto il Palatino, si scende al Colosseo, poi, per l'Aventino, al Circo Massimo, al Celio, al Laterano, all'Esquilino, al Viminale, al Quirinale, e, di nuovo, alla regione del Circo Massimo, per terminare di nuovo presso Castel S. Angelo, tenendo la sinistra del Tevere. La periegesi termina con una visita al Trastevere, all'Isola Tiberina, procedendo oltre la Porta Appia. Poi i M. si ritrovano nella collezione di Bosone (1154-81), nella raccolta di Albino (1190 ca.), nel Liber Censuum del 1192; quindi nella Graphia aurea Urbis composta tra la fine del sec. x e la prima metà dell'XI, il cui autore attinse notizie anche alla Bibbia, alla Cronica di S. Girolamo, al Constitutum di Costantino, a Vegezio, a Isidoro, a Severo, a Paolo diacono.

Le Miracole de Roma volgarizzano alla metà ca. del sec. XIII il testo più antico del M. con aggiunte prese dai Regionari e dalla Graphia. Alla fine del sec. XII o al principio del XIII va posto il trattato del maestro Gregorio

De mirabilibus urbis Romae relativo quasi tutto a monumenti pagani. Una diversa distribuzione della materia si riscontra nella raccolta De mirabilibus civitatis Romae di Nicolas Rosell detto il Cardinale d'Aragona (1314-62).

BIBL.: E. Dupré Thesider, L'idea imperiale di Roma nella tradizione del medioevo, Milano 1943; R. Valentini - G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, III, Roma 1946, pp. 3-196, con i testi del M. e ampi commenti e bibl.: P. Brezzi, Roma e l'Impero medievale (774-1252), Bologna 1947, p. 463 seg. Roberto Valentini
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“MIRABILIA URBIS.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 645. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/mirabilia-urbis.