MENSA

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MENSA. - Il termine viene usato talvolta come sinonimo dell'altare (v.) eretto sulla tomba di un martire. Così s. Agostino, parlando dell'altare eretto sul luogo del martirio di s. Cipriano, spiega: «in eodem loco mensa Deo constructa est et tamen mensa dicitur Cypriani, non quia ibi est unquam Cyprianus epulatus, sed quia ibi est immolatus» (Sermo 310, 2: PL 38, 1413).

A Roma un tale Eusebio fabbricò me(n)sa at(d) mar-tyren in S. Paolo (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1632, p. 148). Furono però detti mensae martyrum in Africa, più spesso nella Mauretania Sitiensem e in Numidia, i luoghi dove vennero depositi i brandea che avevano toccato sepolcri di martiri, come quelle dette reliquiae di s. Menna e di S. Sebastiano deposte dal vescovo Revocato, giusta l'iscrizione di Henchir-Fellous (P. Monceaux, Enquête sur l'épigraphie chrétienne d'Afrique, in Mémoires présentés par divers savants à l'Académie des Inscriptions, 12 (1908), pp. 199-202). Ad Ain-el-Ksar fu posta una m. martyrum Felicis, Naboris (CIL VIII, 20573); presso Boukirka su un coperchio di sarcofago si legge Petite me(n)sa Martu-rorum Renatus et Optatus (P. Monceaux, Martyrs de Boukirka, in Comptes rendus de l'Acad. des Inscr. et belles lettres, 1920, pp. 122-27). Si trova pure l'espressione mensa sanctorum in due iscrizioni presso Satafi (Ain Kebira oggi Perigoville) l'una, dell'anno 324, e l'altra assai mutile (CIL, VIII, 20314).

M. fu talvolta anche sinonimo di sepolcro (CIL, VIII, 2038). Una Elia Secundina chiama m. la tavola marmorea posta sul sepolcro della figlia per apporvi i cibi per il refrigerium (CIL, VIII, 20302). Ad ovest di Tebessa a Yousk-les-Bains (Aquae Caesaris) si ha una me(n)sa Pon-itorum (P. Monceaux, Sur une table funéraire chrétienne découverte à Yousk-les-Bains, in Bulletin archéologique du Comité, 1917, pp. 241-61). A Guellal (Castellum Dianense) la me(n)sa Miggini Subjaconi (subdiaconi) (E. Albertini, ibid., 1925, p. 172). Si usa chiamare m. degli ollii il piatto (lax) in marmo, in argilla o in vetro disposto per lo più sopra una base in muratura, spesso rivestita di lastre marmoree, nelle quali veniva posto l'olio spesso profumato in cui si accendevano pezzetti di papiro che si facevano ardere presso i sepolcri dei martiri o dei semplici fedeli. Se ne hanno numerosi esempi rinvenuti presso i sepolcri, ad es., di S. Cornelio in Callisto e di S. Crescenzione in Priscilla e in alcuni cubicoli del cimitero inter duas lauros; i devoti ne as-portavano un poco eulogia (v.).

Bibl.: G. B. De Rossi, Roma sotterranea, I, Roma 1864, tavv. 2-3; III, ivi 1877, pp. 505-506. Enrico Josi