peraltro sembra meglio riconoscere varie scritture derivate dalla m. c. sotto l'infusso di cause diverse (tradizioni di scuola, tendenze locali, ecc.).
L'origine della m. c. è uno dei problemi ancora in soluti della paleografia latina e si innesta su quello fondamentale del passaggio dalla forma maiuscola alla minuscola (v. paleografia): nonostante il materiale offerto dalle recenti scoperte papiracee e da un numero sempre crescente di epigrafi e di graffiti (soprattutto cristiani), la documentazione non è ancora sufficiente a seguire il passo per passo tale sviluppo e a determinare con sicurezza le cause che hanno provocato l'evoluzione.
Nei primi documenti in cui la m. c. si mostra già pienamente formata (tipico è il papiro Argentinense del sec. IV), è possibile cogliere le caratteristiche generali della nuova scrittura: ricchezza di legature, favorita da un ductus corsivo accentuato, e altezza ineguale delle lettere, alcune delle quali, pur rimpiccolendosi, conservano le proporzioni reciproche che avevano nella corsiva antica (a, m, n, t, x), altre si innalzano sopra il rigo (b, d, h, l), altre ancora ne scendono al di sotto (f, g, p, q), altre infine variano di dimensione in rapporto alle lettere cui si legano di volta in volta (c, e, i, o, r, s). Le caratteristiche particolari sono invece difficili a definirsi, perché la forma, e spesso anche il tratteggio, delle lettere varia moltissimo a seconda delle legature, di modo che l'aspetto originale della lettera isolata ne risulta più o meno radicalmente deformato.
La documentazione più ricca per la m. c., la cui importanza risiede nel fatto che essa è alla base di tutto lo sviluppo successivo della scrittura latina, è offerto dai papiri di Ravenna. Da una trasformazione cancellaresca dell'alfabeto della m. c. ha origine la cancellereascia imperiale (v. CANCELLERESCA, SCRITTURA).