MINUSCOLA, SCRITTURA

MINUSCOLA, SCRITTURA. - Come il termine « maiuscola » (v.), anche quello di m. include una

idea generale in funzione del rapporto reciproco di dimensione delle lettere d. uno stesso alfabeto, e si applica in senso proprio a tutte quelle scritture in cui i punti estremi superiori e inferiori delle lettere sono delimitati da un sistema quadrilineare (v. MAIUSCOLA, SCRITTURA). Tuttavia il vocabolo è stato preso anche con valore di sostantivo ad indicare un tipo particolare di scrittura, tanto nella paleografia greca, dove designa una scrittura posata diversa dall'onciale, quanto in quella latina, dove peraltro il significato non è sempre univoco.

1. Nella paleografia greca

Nel sec. corsiva (v.) di tipo bizantino nasce e si evolve gradualmente la scrittura m. Alle origini essa non è altro che la scrittura corsiva contemporanea scritta con cura maggiore e maggior eleganza di forme, dovuta anche al materiale scrittorio usato: la pergamena. Ma nel sec. IX assume la forma definitiva che conserverà, più o meno, nei tempi seguenti: in questo secolo essa si sostituisce, nell'uso letterario, alla scrittura

onciale, che continua ad essere usata soltanto in manoscritti liturgici; ed è del sec. IX il più antico documento datato di s. m., l'Evangelo detto di Uspenskii (dal nome del vescovo che lo scoprì nella Biblioteca del monastero di S. Saba a Gerusalemme, e lo acquistò), finito di scrivere il 7 maggio dell'anno 835 nel famoso monastero di Studio a Costantinopoli, secondo l'opinione di T. W. Allen ed ora conservato nella Biblioteca di Leningrado (cod. n. 219).

Nei documenti più antichi la s. m. presenta lettere dritte e prive di flessibilità, con accenti piccoli e spiriti di forma angolare (⊥), ⊥, ⊥L) propri della scrittura onciale. Successivamente, pur senza perdere la sua bellezza ed eleganza di forma, essa acquista una maggiore

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MINUSCOLA CORSIVA, SCRITTURA - Minuta di una petizione del praefectus alae delle truppe di Egitto, Flavio Abinno (ca. 346 d.C.). Londra, British Museum, P. 447.
(da Mallon-Perrat-Marichal, L'écriture latine de la capitale romaine à la minuscule, Parigi 1939, tave. 81, 82)
libertà. Fino al principio del sec. x la s. m. è pura da qualunque forma onciale, ma, dalla metà di questo secolo in poi, non si conoscono manoscritti in m. pura. Dapprima si nota una tendenza ad includere lettere onciali soltanto in principio o in fine di riga, poi le lettere onciali s'incontrano sempre in maggior numero, finché prevalgono addirittura su quelle minuscole e le due forme si alternano senza una possibile distinzione; contemporaneamente alcune lettere si allargano sproporzionatamente, le legature diventano tanto capricciose da mutare a volte la forma primitiva delle lettere, accenti e spiriti s'ingrandiscono (questi ultimi vanno assumendo la moderna forma tonda) e si uniscono fra loro o con le lettere a cui si riferiscono. Da questo tipo di scrittura derivano i caratteri a stampa nella forma più antica.

Rispetto all'età, i manoscritti in s. m. si dividono in: codices vetustitizini, fino alla metà del sec. x; codices vetusti, fin verso la metà del sec. xiii; codices recentiores, fin verso la metà del sec. xv; infine codices novelli, quelli di epoca successiva.

BIBL.: W. Wattenbach, Anleitung zur griechischen Paläographie, 3ª ed., Lipsia 1895, p. 55 sgg.; E. M. Thompson, An introduction to greek and latin palaeography, Oxford 1912, p. 218 sgg.; V. Gardhausen, Griechische Paläographie, II, 2ª ed., Lipsia 1913, p. 204 sgg.; T. W. Allen, The origin of the greek minuscule hand, in Journal of hellenic studies, 40 (1920), p. 1 sgg.; P. Maas, Griechische Paläographie, in Gercke-Norden, Eid. in die Altertumswissenschaft, I, IX, 3ª ed., Lipsia 1924, p. 75 sgg.; W. Schubert, Griechische Paläographie, Monaco 1925, V. indice; A. Sigalas, Ἰσέφη τῆς Ἑλληνικῆς γοσφῆς, Sabinico 1934, p. 204 sgg. Mario Burzachechi

2. Nella paleografia latina. - Nel campo della paleografia latina il termine m. viene usato prevalentemente per indicare la forma posata in opposizione a

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(fot. Euc. Catt.)
MINUTI, THÉOPHILE - Pentateuco trilingue del sec. xii, scoperto a Damasco e portato a Roma dal p. Minuti - Biblioteca Vaticana, cod. Barb. orientale 1, f. 32ª contenente il cap. 38 del Genesi.

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(fot. Euc. Catt.) MINUSCOLA, SCRITTURA - S. Gregorii Nazianzeni Orationes, Biblioteca Vaticana, cod. Var. gr. 1653, f. 234 (inizio sec. xi).
quella corsiva, laddove le due forme coesistono per una stessa scrittura (visigotica, gotica, umanistica) o anche per designare la scrittura posata di tipo minuscolo per antonomasia, carolina (v.). Alcuni trattatisi usano anche l'espressione « m. antica » in riferimento alla semionciale (v. SCRITTURA) in quanto è la più antica scrittura libraria latina che mostri una prevalenza di forme minuscole: ma una simile terminologia si presta facilmente all'equivoco, perché anche la corsiva, che si sviluppa all'incirca contemporaneamente alla semionciale (v. SCRITTURA), è una scrittura m. Tutto sommato sembra preferibile riferire il termine m. soltanto al suo significato proprio (come contrapposto, cioè, di maiuscola), rifiutando il suo uso nell'accezione di scrittura non corsiva. Per quanto riguarda l'evoluzione dalle forme maiuscole a quelle minuscole, V. PALEOGRAFIA.

BIBL.: V. BIBLICA. relativa alle voci citate. Alessandro Pratesi
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“MINUSCOLA, SCRITTURA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 642. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/minuscola-scrittura.