MÖHLER, JOHANN ADAM

MÖHLER, JOHANN ADAM. - Teologo, n. il 6 maggio 1796 a Igersheim (Württemberg), m. il 12 apr. 1838 a Monaco di Baviera. Compiuti gli studi medi a Mergentheim (1809-13) e ad Ellwangen (1813-15), s’iscrisse alla Facoltà teologica di Ellwangen (1816-18), che nel 1817 fu incorporata alla Universität di Tubinga. Entrato nel Seminario di Rottenburg nel nov. 1818, fu ordinato sacerdote il 18 sett. dell’anno seguente. Nel sett. 1822 divenne libero docente (Privatdozent) di storia ecclesiastica nella Facoltà di teologia cattolica di Tubinga (nel 1826 professore straordinario; nel 1828 ordinario). I violenti attacchi, di cui fu oggetto da parte dei protestanti dopo la pubblicazione della Symbolik, lo indussero ad accettare (1835) la cattedra di esegesi del Nuovo Testamento nell’Università di Monaco. La sua esile fibra non resistette all’indefesso lavoro e, dopo un anno appena d’insegnamento, sospese le lezioni in

cerca di un clima più propizio (Merano); nominato decano del Capitolo di Würzburg il 22 marzo 1838, dopo venti giorni morì.

Drey (v.) e di Giovanni Battista Hirscher (v.), ne subì l'influsso e ne seguì il metodo, divenendo il massimo rappresentante della scuola cattolica di Tubinga, la quale studiò la Rivelazione con metodo storico-genetico (studio positivo della Scrittura del padre Padri) nell'intento di coglierne l'idea centrale (organicità della Rivelazione), intorno a cui costruire una sintesi teologica (speculazione), che tenesse conto dell'indole dinamica della verità rivelata, concepita come il disegno, che Dio realizza nella storia (sviluppo del dogma). Queste idee si maturarono lentamente in un'atmosfera ancora appesantita dalle concezioni febbrianee e antiscolastiche dell'Aufklärung. I primi teologi di Tubinga, pur protesi verso regioni più pure, non riuscirono ad evadere completamente. Il M., che incarna il tipo perfetto del tubingese, porta i segni del suo ambiente nella prima grande opera: *Die Einheit in der Kirche, oder das Prinzip des Katholizismus*, *dargestellt im Geist der Kirchenväter der drei ersten fahrhunderte* (Tubinga 1825). Concepita in funzione del suo insegnamento storico, per provare l'organica continuità tra Cristo e la Chiesa, così come dalla realtà concreta emerge, vi dimostra che Gesù operando perennemente nei suoi fedeli come capo nelle membra, attraverso l'influsso concettivo dello Spirito Santo, tutti raccoglie nella mistica e gerarchica unità della Chiesa. Per la sintonia dei movimenti interiore ed esteriore, l'unità interna (mistica) ha la sua manifestazione e il suo sviluppo nell'unità esterna, che si realizza e si esprime nel magistero, nel culto, nella gerarchia. L'opera pertanto si divide in due parti: la prima, che illustra l'unità spirituale, si suddivide in quattro capitoli: unità mistica, unità d'insegnamento, moltitudine senza unità (nostra l'opera corrosiva dell'individualismo dell'eresia, frutto dell'egoismo), unità nella moltitudine (fa vedere come l'unità nella Chiesa non distrugga l'individualità e la varietà). La seconda, che tratta dell'unità esterna, comprende ugualmente quattro capitoli: unità nel vescovo, unità nel metropolitano, unità del *corpus episcoporum*, unità nel primato del papa. In quest'opera divenuta celebre, il cui influsso fu straordinario, alcuni (Vermeil, Fonck) hanno voluto scoprire l'origine di quell'immortalismo, che doveva in seguito fecondare le tendenze religiose, dal b. modernismo (v.). Sembra più giusto riconoscervi i difetti di uno spirito romantico, ignaro della precisione degli scolastici, che dopo aver ascoltato le lezioni di Planck, Schleiermacher, Neander (nel suo giro scientifico del 1823) sostò entusiasta ai piedi della loro cattedra), respinge il razionalismo e l'individualismo della fredda epoca illuministica, per raccogliere dai Padri, studiato con passione nuova, gli accenti commossi, con cui parlarono del *Corpus Christi* e della *Mater Ecclesia*, sorvolando su quanto di luce le lotte medievali e gli approfondimenti postrideniti avevano recato al problema ecclesiologico. In tali condizioni di spirito, il giovane teologo, anche se riuscì a redigere un'opera calda, solcata da guizzi e lampi di genio, non poté evitare tutte quelle imperfezioni, che una vecchia eredità antiormana portava seco. Tutto ciò riconobbe, in seguito, lo stesso M., quando confessò che nel disegno primitivo dell'opera non doveva entrare l'idea del papato. Lo studio obiettivo dei fatti e la logica interna della verità imposeva al leale teologo quel capitolo conclusivo, che conferisce all'opera il suggello dell'ortodossia cattolica. Pertanto, più che alle origini del modernismo, questo lavoro, pur con le riserve fatte, è da considerare alla base di quel movimento, che ha avuto il suo epilogo glorioso nell'encicl. di *Pio XII Mystici corporis* (29 giugno 1943).

Gli scritti seguenti mostrano gli ulteriori sviluppi del pensiero del M. sempre meglio orientato verso l'ortodossia e sempre più equo nel valutare la scolastica: *Athanasiu der Grosse und die Kirche seiner Zeit im Kampfe mit dem Arianismus* (Magonza 1827); *Der hl. Anselmus von Canterbury* (ivi 1827).

L'opera più importante di M., con la quale fondò un nuovo ramo della scienza teologica, è la *Symbolik oder Darstellung der dogmatischen Gegenstände der Katholiken und Protestanten*, *nach ihren öffentlichen Bekanntnisschriften* (ivi 1932). Considerando come da secoli i protestanti nelle loro facoltà tenessero dei corsi sulle opposizioni dottrinali che dividono l'Europa cristiana, il M. pensò di trasportare il metodo nell'ambito cattolico, introducendo una novità, che ne costituì l'elemento più originale e la ragione del suo successo: lo studio rigorosamente scientifico delle dottrine opposte considerate nella loro reciproca connessione. L'opera divisa in due parti (I, le opposizioni dogmatiche tra cattolici, luterani e riformati; II, le opposizioni dottrinali tra i cattolici e le piccole sette protestanti), muove dall'idea centrale della giustificazione per scendere ai singoli punti, che sgorgano dalla premessa come corollari: è un moto ideologico che va dal centro alla periferia. Secondo il M. i due grandi fenomeni storici del Rinascimento e della «Riforma» sono due movimenti paralleli che, rompendo i vincoli con il passato, in cui scienza e pietà si armonizzavano, hanno prodotto il razionalismo sociniano e la ribellione protestante. Il socinianismo negava la divinità di Gesù, il protestantesimo trascura la sua umanità; il primo esalta la ragione, l'altro la disprezza. Questi due errori, prolungamento delle antiche eresie, presentano caratteri comuni, che costituiscono appunto l'essenza di ogni eresia: pretendono ritornare al cristianesimo puro, cercandolo nella Scrittura separata dalla tradizione e dalla Chiesa. Le loro ulteriori vicende sono analoghe e hanno condotto i partigiani delle due tendenze sulle vie di una critica demolitrice di ogni fondamento religioso. Tra le due tesi estreme del pietismo luterano e del razionalismo sociniano, sicura cammina la Chiesa che, riconoscendo alla ragione imprescritti libri distinti, le sa imporre gravi doveri di fronte alla fede. Il successo di quest'opera magistrale fu incalcolabile: illustri cultori delle scienze storiche e filologiche (Hutter, Bickell, Hammerstein) devono alla *Symbolik* il primo passo verso Roma. Il Döllinger definì il M. il più grande teologo *de re ecclesiologica* del sec. XIX; anche alcuni protestanti (Augusti, Strauss) non lesinarono le loro lodi all'autore, riconoscendone la lealtà di storico. Non mancarono però gli attacchi, che furono particolarmente violenti da parte di Baur, Nitzsch, Marheineke. M. rispose vittoriosamente con *Neue Untersuchungen der Lehrgegenstände zwischen den Katholiken und Protestanten. Eine Vertheidigung meiner Symbolik gegen die Kritik des Hern Prof. Dr. Baur in Tübingen* (Magonza 1934) scrivendo un nuovo importante capitolo sulla storia delle variazioni protestanti: un nobile complemento dell'opera del Bossuet. Nella *Symbolik*, il pensiero ecclesiologico del M. raggiunse la sua maturità nelle luminose pagine ove la Chiesa è considerata una continuazione del Verbo Incarnato (idea che sarà riassunta da Leone XIII), nella cui teadrica costi-

Article illustration
(per cortena di mano, Pisbani) Mohlen, Johann Adam - Rirratto conservato nel Seminario Georgiano di Monaco di Baviera.

cerca di un clima più propizio (Merano); nominato decano del Capitolo di Würzburg il 22 marzo 1838, dopo venti giorni mori.

tuzione indica il fondamento di quell'intrecciarsi di umano e di divino che accompagna lo sviluppo del Corpo Mistico.

Numerosi sono gli scritti minori del M. (cf. A. Fonek, s. V. in D'ThC, X, coll. 2054-56). Assidua fu la sua collaborazione alla storica rivista fondata a Tubinga nel 1819, Theologische Quartalschrift. È vivamente desiderata una edizione critica e completa delle opere minori e dei frammenti, i cui manoscritti sono conservati a Monaco (almeno prima della guerra mondiale 1939-45).

Negli ultimi scritti e soprattutto nelle Neue Untersuchungen il M. arrecò importanti precisazioni del suo pensiero, soprattutto nella formale ed esplicita condanna del soggettivismo di Schleiermacher. Malgrado le leggere ombre della sua teologia, il M., per l'alto ingegno, la fede sincera e i grandi servizi resi alla causa cattolica, merita veramente l'elogio scolpito sulla sua tomba a Monaco: Defensor dei, litterarum decus, Ecclesiae solamen.

Bibl.: J. Friedrich, J. A. M. der Symboliker, Monaco 1894 (l'auree appartiene alla corrente dei vecchi-cattolici; A. Knöpfler, J. A. M. Ein Gedeutlicht zu dessen hundertem Geburtstag, 1896; L. Monastier, J. A. M. Etude sur sa vie et son temps, Losanna 1897; A. Schmid, Der geistige Entwicklungstagung, A. M. in Historisches Jahrbuch, 18 (1897), pp. 322-56, 572-99; G. Goyau, L'Allemagne religieuse. Le catholicisme, II, Parigi 1905, pp. 24-42; id., M., IV. s. d.; E. Vermeil, J. A. M. et l'école catholique de Tubingue 1815-40, 1913; L. De Grandmaison, L'école catholique de Tubingue et les origines du modernisme, in Recherches de science religieuse, 9 (1919), pp. 387-409; F. Vigneron, D'ori Gestalten aus dem modernen Katholizismus; M., Diepenschock, Döllinger, Monaco 1926; A. Fonek, M. et l'école catholique de Tubingue, in Revue de sciences religieuses, 6 (1926), pp. 250-66; St. Lösch, Die katholisch-theologischen Facultäten zu Tübingen und Giessen 1830-50, in Theologische Quartalschrift, 108 (1927), pp. 159-208; J. Geiselmann, Die Glaubenswissenschaft der katholischen Tübinger Schule und ihre Grundlegung durch J. S. Dreybiel, 111 (1930), pp. 49-117; K. Eschweiler, J. A. M. Kirchenbegriff, Braunberg 1930; J. Geiselmann, Geist des Christentums und Katholizismus; J. A. M. und die Entwicklung seines Kirchenbegriffs, in Theologische Quartalschrift, 112 (1931), pp. 1-91; P. Pouret, L'unité organique du catholicisme d'après M., in Revue de science religieuses, 12 (1935), pp. 328-50, 457-85; M. I. Congar, La pensée du M. et l'ecclésiologie orthodoxe, ibid., 12 (1935), pp. 321-29; L'Eglise est une. Hommage à I. A. M., Parigi 1938 (con articoli di P. Chaillet, H. Tristram, M. I. Congar); P. Chaillet, Introduction à L'Unité de l'Eglise, traduit par A. De Lielinfeld, ivi 1938, pp. 9-11; id., Centenaire de M. L'amour et l'unité. Le mystère de l'Eglise, in Revue apologétique, 66 (1938), pp. 515-40; G. Thiel, Le centenaire de M., in Ephemerides theologicae Lovaniense, 15 (1938), pp. 521-25; J. Geiselmann, J. A. M. und das idealistische Verständnis des Sündenfalls, in Theologische Quartalschrift, 124 (1944), pp. 19-37; F. Hoffmann, J. A. M. Personlichkeit und Theologie als Erbe und Verpflichtung, in Pastor Bonus, 49 (1938), pp. 221-40, 347-64; 50 (1939), pp. 12-20; A. Minon, L'Attitude de J. A. M. dans la question du développement du dogme, in Ephemerides theologicae Lovaniense, 16 (1939), pp. 328-84; M.-J. Connon, L'Esprit des Pères d'après M., in Esquises du mystère de l'Eglise, Parigi 1941, pp. 129-48 con la critica di M.-J. Nicolas, Theologie de l'Eglise, in Revue thomiste, 46 (1946), p. 372 sgg.; H. Hocedez, Histoire de la théologie au XIXe siècle, I, Bruxelles-Parigi 1949, pp. 231-50 (deciso difensore dell'ortodossia di M.); G. Martini, Cattolicismo e storicismo, Napoli 1951, pp. 3-61, 320-26 (di tentenza laicista).