MOKSA. - M., dalla radice muc, « liberare, prosciogliere », significa liberazione dal saṃsāra, dal continuo passaggio delle anime da una forma di esistenza karman (v.). Sono sinonimi della parola m., oltre mukti, vimukti e vimokṣa, derivati dalla medesima radice, anche apavarga, nirvṛti e nirvāṇa. Le religioni e i sistemi filosofici, che si propongono la liberazione dal saṃsāra, pur mirando a un unico scopo, differiscono nel modo di raggiungerlo. Non potendo passare in rassegna tutti i modi di liberazione, si cita soltanto qualche esempio, desunto dai sistemi ortodossi più importanti.
Nel Vedānta (v.), che è il sistema filosofico più diffuso tra le classi colte dell'India moderna, il m. si ottiene riconoscendo la sostanziale identità dell'anima individuale (Ātman) con l'anima dell'universo (Brahman [v.]). « Chi sa di essere il Brahman, diventa tutto questo universo », dice la Bṛhadāraṇyaka-upaniṣad, I, 4, 10. La conoscenza intuitiva dell'unità cosmica, è già la liberazione, ma la vita continua per effetto del karman, fino all'esaurimento del merito e del demerito di azioni precedentemente compiute. La morte poi determina l'unione dell'anima liberata con il Brahman (Dio). Le scuole del Vedānta non sono concordi riguardo al modo di codesta unione che, secondo Bādarāyapa, non distrugge l'individualità, mentre, secondo Śaṅkara, più aderente al pensiero delle Upaniṣad (v.), consiste in una teocrazia che è completa fusione dell'anima individuale con il Brahman. Al monismo panteistico del Vedānta, si oppone il dualismo ateistico del Sāṃkhya. Anime e materia, parimenti increate ed eterne, sono nettamente distinte. Il m. si ottiene mediante la « conoscenza discriminatrice », la quale fa palese l'assoluta diversità del soggetto della conoscenza dall'« organo interno », puramente materiale. Nel Vaiśeṣika la liberazione (m., apavarga) si ottiene con la retta conoscenza delle sei categorie (padārtha) nelle quali si crede compreso tutto ciò che esiste. La condotta morale e le buone opere, predispongono l'anima ad accogliere il vero, ma non possono da sole conferir la liberazione che non è tuttavia uno stato di beatitudine. La gioia come il dolore, suo inseparabile compagno, sono qualità dell'anima, e l'anima liberata è priva di qualità, pura e semplice sostanza, eternamente sottratta al dolore. Nel Vyāya, che può esser considerato il complemento del Vaiśeṣika, la funzione liberatrice è attribuita alla perfetta conoscenza dei sedici concetti logici, detti anche essi padārtha per analogia con le categorie del Vaiśeṣika, sebbene non si tratti di vere e proprie categorie.

MOLDAVIA - Concili ecumenici. Affresco del sec. XV-XVI.
S. Giorgio di Harlau.