MISTICISMO

MISTICISMO. - Con questo nome, derivato da «mistica», MISTERIO (v.), si indicano quelle correnti filosofico-religiose le quali ripongono la conoscenza di Dio nell'illuminazione interna (grazie alla quale sperimentano l'unione spirituale con la divinità) piuttosto che nella ricerca razionale. Tutte le religioni hanno una propria mistica, e tutte raccomandano come condizione indispensabile la solitudine e il silenzio perché questo soprattutto permette di percepire la parola ineffabile. Perciò le liturgie nei momenti solenni raccomandano il silenzio perché questo, come l'oscurità che domina nell'interno del santuario, serve a intensificare l'emozione religiosa.

Per raggiungere lo stato mistico esistono nelle varie religioni norme relative alla vita sia esterna sia interna. Per la vita esteriore vengono prescritte regole circa il vitto, l'orario della giornata e talora anche il vestito:

esseni (v.), gli orfici (v. ORFICI MISTRII), i pitagorici (v. PITAGORA), i sūfi (v. SŪFISMO). A più forte ragione la vita interna si deve adeguare al modello di perfezione a cui il mistico cende: anzi le regole esteriori di vita, anche quelle improntate al più duro ascetismo, non sono scopo a se stesse, ma servono appunto a facilitare questa assimilazione interiore.

La via dell'ascensione mistica è lunga e si svolge secondo gradi, vari di numero secondo le varie mistiche, ma che sempre vanno da una prima gradita esperienza spirituale, attraverso prove anche dolorose che servono a sperimentare la capacità del candidato e ad affinare il suo spirito, fino all'unione perfetta con la divinità. L'ascensione mistica è dunque veramente un esercizio (ἀρχησις) che tende a spogliare l'individuo di quanto costituisce il suo lo personale per riempirlo di Dio. Questo è il grado supremo della mistica: la soppressione della distanza tra l'oggetto che è Dio e il soggetto che è l'uomo. Nella mistica cattolica questa unione non ha mai superato il giusto limite di separazione tra il Colectore e la creatura, né ha mai dimenticato il rapporto di dipendenza vitale che il tralcio deve mantenere rispetto alla vite; mentre nelle mistiche non cristiane (sūfismo) e in alcune correnti della mistica tedesca medievale l'identificazione tra l'uomo e la divinità è così completa che l'individuo quasi si sente Dio e non ha più bisogno di riti o di simboli.

BIBL.: R. A. Nicholson, The mystics of Islam, Londra 1914, trad. it., Torino 1914; O. Casel, De philosophorum Graecorum silentio mystico, Giessen 1919; F. Heiler, Das Gebet, 1e ed., Monaco 1919; 5e ed., ivi 1923; trad. francese, Parigi 1931; E. Lehmann, Mystik in Heidentum und Christentum, 3e ed., Lipsia 1923; E. Peterson, Els theés, Gottling 1926; G. van den Leeuw, Phänomenologie der Religion, Tubinga 1933, pp. 436-514; M. Eliade, Yoga, Essai sur les origines de la mystique italienne, Buca 1936, pp. 15-63; G. Messina, Juici della lirica ascetica e mistica persiana, Roma 1938; M. M. Moreno, Mistica musulmana e mistica indiana, in Annali Lateranensi, 10 (1946), pp. 103-212; R. Otto, Westfälische Mystik, Gotha 1926, trad. franc., Parigi 1951. Nicola Turchi
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“MISTICISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 688. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/misticismo.