Enciclopedia Cattolica vol. VIII, 1952 Arte Particolari

MOSCHEA

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MOSCHEA - M. di Solimano - Istanbul.
MOSCHEA - M. di Solimano - Istanbul.

MOSCHEA. - Edificio per il culto musulmano, che nel suo tipo primitivo deriverebbe, secondo alcuni, dalla casa di abitazione araba. La più antica m. fu quella fondata a Medina dallo stesso Maometto, poi completamente ricostruita nel sec. XIII.

Al sec. VII risale la m. di 'Amr al Cairo, che mostra, nonostante i rifacimenti, qual era la disposizione originaria di tali costruzioni: un cortile rettangolare (sahn), circondato da portici aperti, ha nel centro un bacino per le abluzioni di rito; nella parte più profonda del portico è la sala di preghiera, entro la quale il mihrāb, specie di nicchia preziosamente adorna, indica la qiblah, cioè l'orientazione verso la Mecca. Questo tipo più semplice si venne in seguito complicando quando l'islamismo, nel suo diffondersi, utilizzò materiali provenienti da altre costruzioni, o adattò a m. basiliche cristiane (specialmente a Costantinopoli e in Siria) mutandone l'orientamento e sistemandovi sul dinanzi un cortile, o ne imitò le forme. Esempio di m. derivata dalle basiliche occidentali è quella di Cordova (poi passata al culto cristiano dopo la cacciata degli Arabi dalla Spagna), la cui costruzione, iniziata sul finire del sec. VIII, proseguì con aggiunte e ampliamenti fino alla fine del sec. X. È un edificio a pianta rettangolare, a più navate, di cui la centrale più larga; in esso la maqšūrah (parte riservata al sovrano), separata da una chiusura e con la parte centrale coperta a cupola, e il mihrāb, corrispondono al transetto con l'iconostasi e all'abside delle chiese cristiane. Altre volte invece vennero imitate le chiese a pianta centrale, come nella m. di 'Omar a Gerusalemme (secc. VII-VIII).

I caratteri architettonici e decorativi delle m. variano nelle varie località, a seconda delle influenze locali. Nell'interno della m. la suppellettile di culto è costituita dal minbar (pulpito per predicare), dalla dīkhah

(palchetto per i lettori del Corano) e dal leggio per il Corano stesso. Le maggiori m., nelle quali solo si può recitare la preghiera del venerdì, si chiamano jāmi'; ad esse sono di solito annesse una cucina per i poveri e una scuola o collegio. L'accesso alle m. è vietato nel modo più assoluto ai non musulmani.

Bibliografia2 opere
BIBL.: M. Dieulafoy, L'arte in Spagna e Portogallo, Bergamo 1931, p. 27 sgg. (con bibl. prec.); F. Kühnel, s. v. in Enc. It., XXIII, pp. 922-926.

Mario Zocca

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Di Mario Zocca

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), coll. 1467–1468.

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vol. 8, coll. 1467–1468

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Zocca, Mario. “Moschea.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, coll. 1467–1468. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/moschea.

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Zocca, Mario. “Moschea.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1467–1468. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/moschea.

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