NARCISSO. - Personaggio da cui si denomina un gruppo che s. Paolo saluta in Rom. 16, 11: «quelli della casa di N. (τοὺς ἐκ τῶν Ναρκίασου), che sono nel Signore», cioè cristiani. Il nome di N. era frequente tra gli schiavi e i liberti (cf. CIL, VI, 4123-4346. 5206. 22875).
Così si chiamava anche un liberto, già ministro onnipotente di Claudio, spinto al suicidio da Agrippina poco dopo l'avvento di Nerone al trono (Tacito, Ann., XIII, 1; Dione Cassio, LX, 34). Passati allo Stato i beni e la servitù di lui, gli schiavi avrebbero conservato l'appellativo di «quelli di N.» o Narcissiani (cf. Maccenatiani: CIL, VI, 4016, 4032; Amyotiani, ibid., 4035; altrove Agrippini, Germaniciani, ecc.). Per le due iscrizioni del sec. II nel cimitero di Domitilla, nelle quali il nome di N. figura vicino ad altri nomi della famiglia neroniana, cf. O. Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, pp. 162 sg., 168, nota 2.
Lo pseudo Ippolito (De LXX Apostolis, 30: PG 10, 955) fa N. uno dei 72 discepoli e vescovo di Atene. Il Martirologio romano lo ricorda il 31 ott. come martirizzato a Roma con Urbano e Ampliato (cf. Acta SS. Octobris, XIII, Parigi 1883, pp. 678-98).
Teodorico da Castel San Pietro