NICANORE

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NICANORE. - Generale siro, figlio di Patroclo, elefante, e poi comandante generale dell'esercito dei re seleucidi (*I Mach. 3, 38; 7, 26-47; II Mach. 8; 14-15*). Nel 165 a. C., insieme a Gorgia e a Tolomeo di Dorimene, ebbe da Antioco IV Epifane (1755-163 a. C.) l'incarico di reprimere la rivolta dei Maccabei contro la Siria, ma, sconfitto ad Emmaus, ne fuggì travestito ad Antiochia (*II Mach. 8, 9-35*).

Dal successore di Antioco, Demetrio I Sotere (1625-160 a. C.), ricevette il comando delle truppe destinate alla cattura di Giuda Maccabco. N. ricorse prima invano alla astuzia, poi dette battaglia a Giuda. L'ultimo scontro del 13 *'ádhár* (marzo 161 a. C.), presso Adasa, segnò la tragica fine di N., riconosciuta come giusta punizione divina per le sacrileghe insolenze di lui lanciate contro il Tempio e contro Dio (*II Mach. 14, 33; 15, 3*).

Testa e braccio destro gli furono amputati: il braccio fu sospeso ad una pertica dinanzi al Tempio, il teschio attaccato alle mura della città della. Da allora il 13 *'ádhár*, che era pure vigilia del giorno di Mardocheo (festa di Párim), fu celebrato dai Giudei con il nome di *'giornata di N.*. Con la morte di N. terminò il *II Maccabei*. Cf. Flavio Giuseppe, *Antiq. Iud., XII, 10, 5*.

BIBL.: F.-M. Abel, *Les livres des Maccabées*, Parigi 1949, V. indice. Antonio Carrozzini