NICOPOLI D' EPIRO

NICOPOLI d' EPIRO. - Città fondata da Augusto
come monumento della sua vittoria di Azio. Favorita
dall'Imperatore e dall'eccellente posizione, divenne
ben presto e si mantenne a lungo metropoli dell'Epirò
propriamente detto, ossia di quella che da Diocle-
ziano in poi fu detta provincia del basso Epirò (Epirus
vetus) e poi "tema N."

Devastata dal terremoto nel 358 e dai Goti nel 551,
ma ricostruita da Giuliano l'Apostata nel 361 e poi da
Giustiniano, fu definitivamente rovinata dai Bulgari nel-
l'829; da allora il resto della sua popolazione, di cui non si
conosce con certezza la nazionalità in quell'epoca, si
trasferì a breve distanza nell'attuale modesta città che
porta, forse fin da allora, il nome di Prevesa comunemente
riconosciuto come albanese, mentre l'antico abitato è
chiamato Paleoprevesa.

È probabilissimo che s. Paolo l'abbia evangeliz-
zata, come ne dimostra l'intenzione nell'Epistola a
Tito (3, 9) invitandolo a raggiungerlo là dove in-
tendeva appunto di svernare; il suo vescovo Eliodoro
prese parte al Concilio di Nicea e forse anche a quello
di Sardica; divenuta metropoli della provincia ec-
clesiastica ricalcata su quella civile, figura a capo di
otto suffraganee nei sec. v-VIII: Fenice, Anchiasmo,
Corcira, Adrianopoli (d'Epirò), Fotica, Eurea, Do-
dona, Butroto (Butrinto); nel 595 figura insignita
del pallio.

L'atteggiamento di questa Chiesa e della sua pro-
vincia, per quanto riguarda l'ortodossia, è caratteristico
della mentalità del cristianesimo illirico: normalmente
la si trova schierata in campo ortodosso, come nel 367
nella persona del suo vescovo Eliodoro, fedele alle defi-
nizioni nécine; il suo successore Donato nel 431 a Efeso
è costantemente con Cirillo; Eugenio con tutti i suoi
suffraganti nel 458 risponde ortodossomente alla circolare
di Leone I; tuttavia, fenomeno altrettanto tipico dell'Illi-
rico ecclesiastico, una tale ortodossia dipende più da
ragioni giuridiche che non teologiche: l'Epirò dipendeva
ecclesiasticamente da Tessalonica e questa a sua volta
aveva nei secc. IV-V l'incarico della vicaria su tutto l'Illi-
rico orientale da parte di Roma, non dipendendo da
Costantinopoli; quando Tessalonica aberrava anche N.
ondeggiava: così nella crisi acciaiana (516-19); così in
quella iconoclastica (787); tuttavia, in entrambi i casi
N. si dimostra più affezionata all'ortodossia resistendovi
di più e ritornandovi più presto.

Il vescovo Alcione infatti muore in carcere a Co-
stantinopoli nel 516 per aver condannato Doroteo di
Tessalonica mentre i suoi suffragani sono pure tutti in
esilio per la stessa ragione; il suo successore Giovanni
è fatto uccidere nel 519 dallo stesso Doroteo; quando
poi nelle varie questioni la Sede Romana non s'è ancora
pronunciata, il Nicopolitano come gli altri illiricani
ondeggia, per schierarsi poi con l'ortodossia romana non
appena se ne abbiano istruzioni; così Attico prende
parte al "Latrocinio di Efeso" nel 449, ma nel 451 retti-
fica la propria posizione a Calcedonia e Anastasio nel
787 fa atto di resipiscenza al Niceno II.
Avviene perciò che in certi momenti al metropolita
di N. il Papa affida incarichi diretti saltando Tessalonica,
come nel 517. Comunque questa sede metropolitana è
considerata d'una certa importanza tanto che si potrebbe
dire che nell'ordine di precedenza delle sedi episcopali,
il suo posto sia il 54° (a Calcedonia, non essendo tutti
presenti, occupa normalmente il 46°; ad Efeso, tra i
ciriiani, il 16°). Distrutta la città, la si vede poco dopo
alle dipendenze di Costantinopoli sotto Fozio (858-86).
Da allora fra le metropoli figura al 35° posto Naupatto
della "Naupatto di N." e poi semplicemente Naupatto
che sarà anche la metropolitana, con un certo splendore,
all'epoca del Despotato d'Epirò.

BIBL.: Silva-Tarouca, Collectio Thessaloniceis, Roma 1937; G. Valentini, Contributi alla cronologia albanese, I, Roma 1941;
II, 1944. V. ALBANI. Giuseppe Valentini

ARCHEOLOGIA. - In N. furono fatte eseguire esplora-
zioni dal Governo greco negli anni 1912-16; oltre ad edifici
pagani, nel 1914 si scoprirono due basiliche, l'una più an-
tica ad occidente e l'altra ad oriente detta, pare, "Αναλόγος
(Assunzione) di aspetto posteriore (sec. IX-X) e con po-
steriori restauri. Nel 1915 si rimisero in luce i resti delle
chiese di S. Atanasio, di S. Basilio e di S. Nicola, gli
oratori di S. Giovanni Crisostomo e di S. Spiridione con
avanzati di pitture bizantine (ora nel Museo di Prevesa).
Una grande basilica a tre navate con abside e transetto
con una specie di portico. L'aula ha nel pavimento ca.
250 figure di animali, piante e fiori, con decorazioni a
croci e rosette. Una sala absidata a destra della basilica
è pure decorata a musica con 150 piccole scene di ani-
mal, frutti e fiori. Nella parte absidata sono nove pavoni
con la coda a ruota e un vaso ansato da cui si diparte una
vite sui cui tralci sono uccelli beccanti i grappoli. In
un'altra sala, il musica rappresenta una distesa di acque
con pesci, uccelli acquatici e sedici quadretti con scene
di caccia e due combattenti. L'iscrizione dice che Do-
mezio, capo degli irreprensibili sacerdoti, ottimo sotto
ogni riguardo, insigne ornamento della patria, costruì con
l'aiuto divino, adornò e condusse al perfetto splendore
la chiesa che rifugge in tutte le sue parti. In una terza
sala, nel musica si ripetono gli stessi soggetti e nel centro
tre alberi con frutti e animali, con sotto un'iscrizione in
quattro esametri dalla quale si ricava che Domezio doveva
abitare presso la Basilica situata non lungi dal mare; il
terzo esametro dipende dall'Odissea omerica (XVIII,
V. 131).

BIBL.: A. Philadelpheus, in "Εφημερίς Αρχαιολογική, 1913, p. 235; 1914, p. 249; 1916, pp. 33, 65; 1918, p. 34; anno. N. e le sue ricchezze archeologiche novellamente scoperte, in Cib. Catt., 1917, I, p. 377 seg.: F. Grossi Goni, Una basilica cristiana scoperta a N. in Epirò, in N. Bull. di arch. crit., 23 (1917), p. 131 seg. Enrico Josi