NOVARA, DIOCESI di. - Città, capoluogo della provincia omonima e diocesi. La diocesi si estende dal basso navarese alla catena principale delle Alpi. A levante ha per confine il Lago Maggiore e il Ticino, a ponente la Sesia e un contrafforte del Monte Rosa, a mezzo-giorno il limite della provincia più il territorio di Gra
NOVARA, DIOCESI di - Panorama della città.
NOVA, DIOC
1971
NOVARA
1972
NOVARA, DIOCESI di - S. Agazio. Scultura di Ignazio e Filippo Collino (scc. XVIII) - Novara, Cattedrale.
Monferrato; nel 1556-1602 ai Farnese di Parma e con il Trattato di Vienna del 1738 passò alla Casa di Savoia.
Per la sua posizione N. è stata il teatro di importanti battaglie. Nell'apr. 1500 Ludovico il Moro, duca di Milano, si accingeva ad assediarci il Trivulzi, nominato governatore dal re di Francia; ma, abbandonato dalle sue truppe svizzere, fu preso prigioniero. Il 6 giugno 1513 gli Svizzeri al soldo del re di Spagna cacciarono i Francesi: il 10 apr. 1812 le truppe che si erano ribellate contro il re Carlo Felice furono qui dispersi: il 23 marzo 1849 Radetzky inflisse ai Piemontesi una disfatta che costrinse re Carlo Alberto ad abdicare.
II. MONUMENTI
Dei monumenti antichi di cui un tempo era ricca la città, poco rimane attualmente. Fra essi è da ricordare il Battistero, a pianta ottagonale, probabilmente ricostruito nel sec. x su pianta del sec. V. Il vecchio Duomo romanico consacrato nel 1132 da Innocenzo II, già anteriormente restaurato, ampliato e rappezzato in modo da ricordare ben poco le linee primitive, fu abbattuto nel 1865 per dar luogo al Tempio Antonelliano, aperto al pubblico e consacrato dal vescovo mons. Gentile il 2 ott. 1869. L'edificio colpisce per i grandiosi portici che gli sorgono di fianco e di fronte, per i vari sovrapposti colonnati, per la vastità delle proporzioni e le bellezze delle forme classiche. L'interno è a forma basilicale a tre navate, divise da colonne corinzie alte m. 19. Conta nove altari: il maggiore e otto laterali, nei quali si ammirano tele e pale della vecchia Cattedrale, fra le quali lo Sposalizio di s. Caterina di G. Ferrari, N. Signore in Croce con s. Gaudenzio, s. Benedetto, la Maddalena di Bernardino Lanino, l'affresco della Madonna delle Grazie di Bernardino Campi. Altri preziosi avanzi della vetusta Basilica sono il museo del pavimento del presbiterio che si ritiene del sec. ix, l'oratorio di S. Siro con affreschi del sec. xii e gli affreschi del Lanino trasportati sulle pareti della sagrestia inferiore. La Biblioteca capitolare va annoverata, per i manoscritti, fra le più ricche del Piemonte: possiede 144 codici, una collezione di sacri canoni del grammatico Stefano, una guida di Roma del 1399 e preziosi incunaboli.La basilica di S. Gaudenzio, ricostruita a intervalli fra il 1577 e il 1659 su disegno del Pellegrini, è fiancheggiata dalla bella torre campanaria, eretta nel 1753-86 da Benedetto Alfieri; e sormontata dall'arditissima cupola dell'Antonelli, eseguita fra il 1844-88, che dà un caratteristico elemento all'aspetto della città. Nell'interno sugli altari barocchi si notano un politico di G. Ferrari del 1514, la Deposizione dalla Croce del Moncalvo, affreschi del Morazzone e di Stefano Legnani. Splendido e ricchissimo di marmi e opere pregevoli lo «scurolo» iniziato nel 1674, dove, in un'urna ottagonale d'argento lavorato e di cristalli di Venezia, riposa s. AUDENZIO (v.) patrono della città e della diocesi.
Fra le altre chiese di N. vanno ricordate quella d'Ognissanti, con avanzi romanici, le chiese quattrocentesche di S. Martino e di S. Nazzaro, quest'ultima restaurata nel 1929-32 e contenente affreschi del '400, le chiese di architettura barocca, S. Marco (1607) con affreschi del Moncalvo e una tela (Martino di s. Marco) del Crespi e S. Pietro al Rosario con una Madonna del Procaccini e affreschi del Fiammenghini.
III. SANTUARI
Il S. Monte di Varallo è il più insignito dei santuari novaresi; fondato nel 1491 dal nobile milanese b. Bernardino Caimo dei Minori Osservanti. Il complesso degli edifici architettonici, dovuti a Pellegrino Tibaldi e Galeazzo Alessi, annovera 46 cappelle, una basilica, una chiesa secondaria, quattro grandiosi edifici (uno adibito ad albergo e tre ad ospizio per i pellegrini) e un chiostro per i pp. Oblati addetti alle cure spirituali. Nelle cappelle sono riprodotti in statue e in dipinti i fatti più importanti della vita di Gesù Cristo. Vi hanno lavorato i migliori artisti del tempo: basti ricordare maestro Frate Francesco, G. Ferrari, F. Stella, G. Wespin, e i valessiani G. D'Enrico, G. Ferro, B. Ravelli, G. Bargnola, D. Bussola, G. Volpini, C. Tandardini, L. Marchesi, A. D'Enrico, Gianoli, Orgiazzi, Avondo, Borsetti, Gilardi, Reffo, ecc.Il santuario del S. mo Crocifisso di Boca deve la sua origine a un dipinto affrescato sopra un rozzo piloncino e raffigurante un Crocifisso fiancheggiato da un angelo che raccoglie in un calice il sangue uscente dal costato, tenuto in venerazione fin dalla metà del sec. xvii. Il viandante G. B. Curioni da Gallarate, liberato in quei pressi da una imboscata, attribuì la sua salvezza all'invocazione del Crocifisso e fece la prima cospicua offerta che diede origine al Santuario. Il grandioso tempio attuale è dell'architetto A. Antonelli.
La chiesa della S. ma Pietà di Cannobio è monumento nazionale e fu disegnata per ordine di s. Carlo Borromeo, da Pellegrino Pellegrini. La facciata è in granito rosso di Baveno; l'interno è ricchissimo di ori e di stucchi con dipinti di buoni autori del '600. Al posto del tabernacolo si vede, nella posizione ove era nel 1522, il quadretto miracoloso raffigurante la Pietà. S. Carlo Borromeo arricchì questo Santuario di molti privilegi, lo visitò più volte e il 31 ott. 1584 vi celebrò la sua penultima Messa.
Anche il santuario della Madonna del Sangue a Re, in Val Vigezzo, ebbe origine da un fatto miracoloso e cioè dal sangue sgorgato dalla fronte della Madonna, dipinta con il Bambino in braccio sulla facciata della chiesa di S. Maurizio, in seguito a una sassata scagliata in fronte la sera del 29 apr. 1500 da certo Giovanni Zuccone, uscito adirato da un'osteria, perché aveva perduto al giuoco. Il fatto si ripeté nella notte del 19 maggio di fronte a un gran numero di persone che stavano pregando alla luce di numerosi ceri accesi, e il sangue cominciò ad uscire in tanta copia che colò fino a terra e ne furono imbevuti vari pannolini che si conservano gelosamente nel santuario, come risulta dalle testimonianze scritte dai podestà della valle Daniele De Crispi e nobile Angelo Romano. Dinanzi all'immagine miracolosa venne subito costruito un altare di legno: poi la vecchia chiesa di S. Maurizio venne prolungata in modo che il portico venne a trovarsi nel centro della nuova costruzione (1595); ma con il crescere della fama del Santuario e della frequenza dei pellegrinaggi italiani e svizzeri si sentì il bisogno di erigere un nuovo tempio, i cui lavori sono in corso. Il disegno, stile gotico, è dell'architetto Edoardo Collamarini.

Novara, diocesi di - S. Agazio. Scultura di Ignazio e Filippo Collino (sec. xvili) - Novara, Cattedrale.
Il santuario del S. Monte d'Orta fu ideato dalla comunità del borgo per ricordare i fatti principali della vita di s. Francesco d'Assisi; ma ebbe principio nel 1591 quando l'abate Amico Canobio pose mano all'erezione di quella che divenne poi la 20a cappella. Il vescovo di N. ven. Bescapé diede impulso ai lavori del S. Monte, ordinando egli pure una cappella a sue spese; altri benefattori ne imitarono l'esempio. Nel 1630 dieci cappelle erano terminate, nel 1770 venne inaugurata anche la ventesima. Sorgono nelle più svariate forme architettoniche del Cinquecento e del Seicento fra le pinete del monte incantevole che domina da tre lati il lago omonimo: racchiudono un buon numero di statue di terra cotta e hanno le pareti affrescate da vari pittori, fra i quali si ricordano G. C. Procaccini, Cantalupi, Nuvolone, Crespi, i Fiammenghini, il Morazzone.
La Madonna del Boden: sul monte che sovrasta il borgo di Ornavasso si venerava al principio del sec. XVI un'immagine della Vergine dipinta sulla parete di una cappelletta, trasformata poi in una piccola chiesa, ampliata nel 1761; nel 1825 si costruirono le navate laterali. Ora il Santuario è unito al paese da una buona strada carrozzabile, ed è meta di numerosi pellegrini.
Santuari minori. - La diocesi è ricca di altri santuari dedicati nella maggior parte alla Madonna. Si ricordano: la Madonna del Varallino a Galliate, la Madonna di S. Cassiano a Cameri, la Madonna di Loreto a Oleggio nel basso novarese; la Madonna del Sasso a Boleto e la Madonna della Bocciola a Vacigao sul lago d'Orta; la Madonna delle Grazie a Montirone presso Borgosesia e la Madonna del Callone a Campertono in Valsesia; S. Fermo a Crusinallo, la Madonna della Neve a Bannio, la Madonna della Vita a Mozzo nell'Ossola; S. Carlo, sul monte omonimo, ad Arona e la Madonna delle Grazie a Suna sul Lago Maggiore.
IV. I SANTI
Primo apostolo di N. fu s. Lorenzo prete e martire, nominato nei dittici della Cattedrale dopo s. Gaudenzio e s. Agabio (sistorum magister et doctor egregius, sed non episcopus), venuto probabilmente da Vercelli, che predicava e battezzava fuori città e fu ucciso dai pagani con alcuni fanciulli che seguivano. - Il primo vescovo di N. fu s. AUDENZIO (v.), cui successe s. Agabio (m. nel 438?), che ne continuò l'opera con grande zelo ed è sepolto nella Cattedrale sotto l'altare a lui dedicato. I ss. Giulio e Giuliano, apostoli dell'alto novarese e del Cusio, sarebbero stati due fratelli, l'uno prete, l'altro diacon, i quali avrebbero distrutto molte aree e templi profani ed erette molte chiese, di cui la 90a fu quella eretta a Gozzano, in onore di s. Lorenzo, da Giuliano, ivi sepolto, e la 100a quella eretta nell'isola del lago di Orta, da Giulio, che vi venne sepolto con i corpi di s. Elia, vescovo di Sion, s. Audenzio, il martire Demetrio, s. Filiberto abate, s. Adalgiso (v.), 32a vescovo di N. La b. Panacea, fanciulla di 15 anni, uccisa dalla matrigna (10 maggio 1383) e festeggiata a Ghemme; il b. Pacifaco di Ceramo, dei Minori Osservanti (m. a Sassari nel 1482), a Ceramo. Da citare inoltre la beata Caterina da Pallanza (1437-38) che condusse vita ermitata sul S. Monte a Varese; il cui corpo riposa accanto a quello della b. Giuliana nel tempietto attiguo alla Basilica.V. I VESCOVI
La diocesi di N. è la sola fra tutte quelle del Piemonte, afferma il P. Savio, che possegga l'elenco preciso dei suoi vescovi, segnato nei preziosi dittici di avorio della Cattedrale e della basilica di S. Gaudenzio. Il dittico della Cattedrale, alto cm. 33, largo cm. 27, fu scritto da un certo Airaudo suddiacono ed elenca i vescovi novaresi da s. Gaudenzio a Bonifacio (1172). Quello di S. Gaudenzio misura cm. 32 di altezza e cm. 22 di larghezza e contiene l'elenco dei vescovi novaresi fino a Guglielmo Amidano (1343).Da s. Gaudenzio ad oggi sono 117 i vescovi che hanno retto la diocesi di N.: tre di essi, Gaudenzio, Agabio, Adalgiso, cingono l'aureola dei santi; due, Pietro Filargo (Alessandro V.) e Benedetto Odescalchi (Innocenzo XI), sono saliti ai fasti del pontificato romano e quattordici furono insigniti del titolo cardinalizio.