NOVARA, DIOCESI DI

NOVARA, DIOCESI di. - Città, capoluogo della provincia omonima e diocesi. La diocesi si estende dal basso novarese alla catena principale delle Alpi. A levante ha per confine il Lago Maggiore e il Ticino, a ponente la Sesia e un contrafforte del Monte Rosa, a mezzogiorno il limite della provincia più il territorio di Gra-

vellona Lomellina, a settentrione l'arco dei monti che sale dal Rosa al Gries e dal Gries discende al Lago Maggiore sopra Cannobio.

La sua superficie è di ca. 4400 kmq. Gli abitanti sono 420.000 dei quali 419.500 cattolici. La circoscrizione ecclesiastica conta oltre il centro urbano 43 vicariati foranei, 13 collegiate, 381 parrocchie servite da 578 sacerdoti secolari e 215 regolari, 4 seminari, 33 comunità religiose maschili e 46 femminili.

La sede vescovile, eretta nel sec. IV, suffraganea della diocesi di Milano, dal 26 sett. 1817, per decreto di Pio VII, fa parte della provincia ecclesiastica di Vercelli.

I. STORIA

L'antica Novaria, città della XI regione augustea (Transpadana) ebbe origine preromana, forse più gallica che ligure. La attraversava la grande via indicata negli itinerari del basso Impero, la quale univa Milano a Vercelli. Distrutta da Massimo nella sua lotta con Valentiniano II, fu ricostruita da Teodosio il Grande su preghiera del vescovo Gaudenzio. Subì gravi danni anche nelle guerre fra Teodorico e Odoacre, tanto che il vescovo Onorato, a detta di Ennodio, vi costruì per difesa un castello. Sotto i Carolingi fu sede di un conte, ma il potere dai conti passò gradualmente ai vescovi, confermati da Ottone I (969) nella persona del vescovo Aupaldo. Dal tempo di Enrico III, N. fu Comune, governato da due consoli e da un console maggiore. Frequentemente in guerra con Vercelli e con Milano, si unì a Federico Barbarossa contro quest'ultima città, ma nel 1168 fu costretta a entrare nella Lega Lombarda. Dopo la pace di Costanza, lottò con i conti di Biandrate, con Vercelli e con i suoi vescovi, che non volevano essere privati dei loro diritti sovrani in cui erano stati nuovamente confermati da Federico Barbarossa. In seguito all'espulsione del vescovo nel 1200, Innocenzo III minacciò di sopprimere la diocesi. Poi, quando Martino della Torre divenne signore di Milano, N. gli prestò il suo omaggio, come lo prestò ai Visconti e da quel tempo fece parte del Ducato di Milano con rari intervalli: nel 1536-38 appartenne al

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NOVARA, DIOCESI di. - Panorama della città.
(fot. Enit)
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NOVARA, DIOCESI di - S. Agazio. Scultura di Ignazio e Filippo Collino (sec. XVIII) - Novara, Cattedrale.
(fot. Gab. fot. nat.)
Monferrato; nel 1556-1602 ai Farnese di Parma e con il Trattato di Vienna del 1738 passò alla Casa di Savoia.

Per la sua posizione N. è stata il teatro di importanti battaglie. Nell'apr. 1500 Ludovico il Moro, duca di Milano, si accingeva ad assediarci il Trivulzi, nominato governatore dal re di Francia; ma, abbandonato dalle sue truppe svizzere, fu preso prigioniero. Il 6 giugno 1513 gli Svizzeri al soldo del re di Spagna cacciarono i Francesi: il 10 apr. 1812 le truppe che si erano ribellate contro il re Carlo Felice furono quivi disperse: il 23 marzo 1849 Radetzky inflisse ai Piemontesi una disfatta che costrinse re Carlo Alberto ad abdicare.

II. MONUMENTI

Dei monumenti antichi di cui un tempo era ricca la città, poco rimane attualmente. Fra essi è da ricordare il Battistero, a pianta ottagonale, probabilmente ricostruito nel sec. x su pianta del sec. V. Il vecchio Duomo romanico consacrato nel 1132 da Innocenzo II, già anteriormente restaurato, ampliato e rappezzato in modo da ricordare ben poco le linee primitive, fu abbattuto nel 1865 per dar luogo al Tempio Antonelliano, aperto al pubblico e consacrato dal vescovo mons. Gentile il 2 ott. 1869. L'edificio colpisce per i grandiosi portici che gli sorgono di fianco e di fronte, per i vari sovrapposti colonnati, per la vastità delle proporzioni e le bellezze delle forme classiche. L'interno è a forma basilicale a tre navate, divise da colonne corinzie alte m. 19. Conta nove altari: il maggiore e otto laterali, nei quali si ammirano tele e pale della vecchia Cattedrale, fra le quali lo Sposalizio di s. Caterina di G. Ferrari, N. Signore in Croce con s. Gaudenzio, s. Benedetto, la Maddalena di Bernardino Lanino, l'affresco della Madonna delle Grazie di Bernardino Campi. Altri preziosi avanzi della vetusta Basilica sono il musaico del pavimento del presbiterio che si ritiene del sec. IX, l'oratorio di S. Siro con affreschi del sec. XII e gli affreschi del Lanino trasportati sulle pareti della sagrestia inferiore. La Biblioteca capitolare va annoverata, per i manoscritti, fra le più ricche del Piemonte: possiede 144 codici, una collezione di sacri canoni del grammatico Stefano, una guida di Roma del 1399 e preziosi incunaboli.

La basilica di S. Gaudenzio, ricostruita a intervalli

fra il 1577 e il 1659 su disegno del Pellegrini, è fiancheggiata dalla bella torre campanaria, eretta nel 1753-86 da Benedetto Alfieri; e sormontata dall'arditissima cupola dell'Antonelli, eseguita fra il 1844-88, che dà un caratteristico elemento all'aspetto della città. Nell'interno sugli altari barocchi si notano un politico di G. Ferrari del 1514, la Deposizione dalla Croce del Moncalvo, affreschi del Morazzone e di Stefano Legnani. Splendido e ricchissimo di marmi e opere pregevoli lo «scurolo» iniziato nel 1674, dove, in un'urna ottagonale d'argento lavorato e di cristalli di Venezia, riposa s. AUDENZIO (v.) patrono della città e della diocesi.

Fra le altre chiese di N. vanno ricordate quella d'Ognissanti, con avanzi romanici, le chiese quattrocentesche di S. Martino e di S. Nazzaro, quest'ultima restaurata nel 1929-32 e contenente affreschi del '400, le chiese di architettura barocca, S. Marco (1607) con affreschi del Moncalvo e una tela (Martirio di s. Marco) del Crespi e S. Pietro al Rosario con una Madonna del Procaccini e affreschi del Fiammenghini.

III. SANTUARI

Il S. Monte di Varallo è il più insigne dei santuari novaresi; fondato nel 1491 dal nobile milanese b. Bernardino Caimo dei Minori Osservanti. Il complesso degli edifici architettonici, dovuti a Pellegrino Tibaldi e Galeazzo Alessi, annovera 46 cappelle, una basilica, una chiesa secondaria, quattro grandiosi edifici (uno adibito ad albergo e tre ad ospizio per i pellegrini) e un chiostro per i pp. Oblati addetti alle cure spirituali. Nelle cappelle sono riprodotti in statue e in dipinti i fatti più importanti della vita di Gesù Cristo. Vi hanno lavorato i migliori artisti del tempo: basti ricordare maestro Frate Francesco, G. Ferrari, F. Stella, G. Wespin, e i valesiani G. D'Enrico, G. Ferro, B. Ravelli, G. Bargnola, D. Bussola, G. Volpini, C. Tandardini, L. Marchesi, A. D'Enrico, Gianoli, Orgiazzi, Avondo, Borsetti, Gilardi, Reffo, ecc.

Il santuario del S.mo Crocifisso di Boca deve la sua origine a un dipinto affrescato sopra un rozzo piloncino e raffigurante un Crocifisso fiancheggiato da un angelo che raccoglie in un calice il sangue uscente dal costato, tenuto in venerazione fin dalla metà del sec. XVII. Il viandante G. B. Curioni da Gallarate, liberato in quei pressi da una imboscata, attribuì la sua salvezza all'invocazione del Crocifisso e fece la prima cospicua offerta che diede origine al Santuario. Il grandioso tempio attuale è dell'architetto A. Antonelli.

La chiesa della S.ma Pietà di Cannobio è monumento nazionale e fu disegnata per ordine di s. Carlo Borromeo, da Pellegrino Pellegrini. La facciata è in granito rosso di Baveno; l'interno è ricchissimo di ori e di stucchi con dipinti di buoni autori del '600. Al posto del tabernacolo si vede, nella posizione ove era nel 1522, il quadretto miracoloso raffigurante la Pietà. S. Carlo Borromeo arricchì questo Santuario di molti privilegi, lo visitò più volte e il 31 ott. 1584 vi celebrò la sua penultima Messa.

Anche il santuario della Madonna del Sangue a Re, in Val Vigezzo, ebbe origine da un fatto miracoloso e cioè dal sangue sgorgato dalla fronte della Madonna, dipinta con il Bambino in braccio sulla facciata della chiesa di S. Maurizio, in seguito a una sassata scagliatale in fronte la sera del 29 apr. 1500 da certo Giovanni Zuccone, uscito adirato da un'osteria, perché aveva perduto al giuoco. Il fatto si ripeté nella notte del 1° maggio di fronte a un gran numero di persone che stavano pregando alla luce di numerosi ceri accesi, e il sangue cominciò ad uscire in tanta copia che colò fino a terra e ne furono imbevuti vari pannolini che si conservano gelosamente nel santuario, come risulta dalle testimonianze scritte dai podestà della valle Daniele De Crispi e nobile Angelo Romano. Dinanzi all'immagine miracolosa venne subito costruito un altare di legno: poi la vecchia chiesa di S. Maurizio venne prolungata in modo che il portico venne a trovarsi nel centro della nuova costruzione (1595); ma con il crescere della fama del Santuario e della frequenza dei pellegrinaggi italiani e svizzeri si sentì il bisogno di erigere un nuovo tempio, i cui lavori sono in corso. Il disegno, stile gotico, è dell'architetto Edoardo Collamarini.

Il santuario del S. Monte d'Orta fu ideato dalla comunità del borgo per ricordare i fatti principali della vita di s. Francesco d'Assisi; ma ebbe principio nel 1591 quando l'abate Amico Canobio pose mano all'erezione di quella che divenne poi la 20ª cappella. Il vescovo di N. ven. Bascapé diede impulso ai lavori del S. Monte, ordinando egli pure una cappella a sue spese; altri benefattori ne imitarono l'esempio. Nel 1630 dieci cappelle erano terminate, nel 1770 venne inaugurata anche la ventesima. Sorgono nelle più svariate forme architettoniche del Cinquecento e del Seicento fra le pinete del monte incantevole che domina da tre lati il lago omonimo: racchiudono un buon numero di statue di terra cotta e hanno le pareti affrescate da vari pittori, fra i quali si ricordano G. C. Procaccini, Cantalupi, Nuvolone, Crespi, i Fiammenghini, il Morazzone.

La Madonna del Boden: sul monte che sovrasta il borgo di Ornavasso si venerava al principio del sec. XVI un'immagine della Vergine dipinta sulla parete di una cappellella, trasformata poi in una piccola chiesa, ampliata nel 1761; nel 1825 si costruirono le navate laterali. Ora il Santuario è unito al paese da una buona strada carrozzabile, ed è meta di numerosi pellegrini.

Santuari minori. - La diocesi è ricca di altri santuari dedicati nella maggior parte alla Madonna. Si ricordano: la Madonna del Varallino a Galliate, la Madonna di S. Cassiano a Cameri, la Madonna di Loreto a Oleggio nel basso novarese; la Madonna del Sasso a Boletto e la Madonna della Bocciola a Vaciago sul lago d'Orta; la Madonna delle Grazie a Montrigone presso Borgosesia e la Madonna del Callone a Campertogno in Valsesia; S. Fermo a Crusinallo, la Madonna della Neve a Bannio, la Madonna della Vita a Mozzio nell'Ossola; S. Carlo, sul monte omonimo, ad Arona e la Madonna delle Grazie a Suna sul Lago Maggiore.

IV. I SANTI

Primo apostolo di N. fu s. Lorenzo prete e martire, nominato nei dittici della Cattedrale dopo s. Gaudenzio e s. Agabio (vistorum magister et doctor egregius, sed non episcopus), venuto probabilmente da Vercelli, che predicava e battezza su fuori città e fu ucciso dai pagani con alcuni fanciulli che lo seguivano. - Il primo vescovo di N. fu s. AUDENZIO (v.), cui successe s. Agabio (m. nel 438?), che ne continuò l'opera con grande zelo ed è sepolto nella Cattedrale sotto l'altare a lui dedicato. I ss. Giulio e Giuliano, apostoli dell'alto novarese e del Cusio, sarebbero stati due fratelli, l'uno prete, l'altro diacono, i quali avrebbero distrutto molte are e templi profani ed erette molte chiese, di cui la 99ª fu quella eretta a Gozzano, in onore di s. Lorenzo, da Giuliano, ivi sepolto, e la 100ª quella eretta nell'isola del lago di Orta, da Giulio, che vi venne sepolto con i corpi di s. Elia, vescovo di Sion, s. Audenzio, il martire Demetrio, s. Filiberto abate, s. Adalgiso (v.), 32ª vescovo di N. La b. Panacea, fanciulla di 15 anni, uccisa dalla matrigna (1º maggio 1383) è festeggiata a Ghemme; il b. Pacifico da Cerano, dei Minori Osservanti (m. a Sassari nel 1482), a Cerano. Da citare inoltre la bestia Caterina da Pallanza (1437-38) che condusse vita eremitica sul S. Monte a Varese; il cui corpo riposa accanto a quello della b. Giuliana nel tempietto attiguo alla Basilica.

V. I VESCOVI

La diocesi di N. è la sola fra tutte quelle del Piemonte, afferma il P. Savio, che possegga l'elenco preciso dei suoi vescovi, segnato nei preziosi dittici di avorio della Cattedrale e della basilica di S. Gaudenzio. Il dittico della Cattedrale, alto cm. 33, largo cm. 27, fu scritto da un certo Airaldo suddiacono ed elenca i vescovi novaresi da s. Gaudenzio a Bonifacio (1172). Quello di S. Gaudenzio misura cm. 32 di altezza e cm. 22 di larghezza e contiene l'elenco dei vescovi novaresi fino a Guglielmo Amidano (1343).

Da s. Gaudenzio ad oggi sono 117 i vescovi che hanno retto la diocesi di N.: tre di essi, Gaudenzio, Agabio, Adalgiso, cingono l'aureola dei santi; due, Pietro Filargo (Alessandro V) e Benedetto Odescalchi (Innocenzo XI), sono saliti ai fasti del pontificato romano e quattordici furono insigniti del titolo cardinalizio.

VI. I DOTTI

Pietro Lombardo (v.), i cardd. Ardicio I (m. nel 1434) e Ardicio II (m. nel 1483); il beato

Fr. Tornielli dei Minori Riformati, eminente predicatore (m. nel 1589), s. Carlo Borromeo (v.), il ven. C. Bascapé (v.); il ven. Fr. Quagliotti, predicatore (m. nel 1617), il ven. L. Giacobini, detto popolarmente il 4 beato s. parroco di Cressa e di Varallo Sesia (m. nel 1732); il can. P. Scavini (v.), eminente moralista.

BIBL.: L. A. Cotta, Museo novarese, Milano 1701; G. B. Locati, Vita, morte e traslazione di s. Agabio, Vercelli 1789; C. Morbio, Storia della città e diocesi di N., Milano 1841; A. Rusconi, Le origini novaresi, Novara 1875; G. Fassò, Monografie novaresi, Novara 1877; C. Bascapé, La N. sacra (trad. dal latino di G. Ravizza), ivi 1878; C. Giolli, Il Battistero di N., in Rassegna d'arte, 1908; G. Barlassina, S. Adalgiso e la chiesa novarese nel sec. IX, Novara 1827; id., e A. Picconi, Le chiese di N., Novara 1933; N. Bazzetta de Venenia, Storia della città di N., ivi 1931; G. Caviglioli, Vita di S. Agabio, ivi 1940; Bollettino storico per la provincia di N. (1907-51), in particolare gli articoli di A. Lizier, G. B. Morandi, Gabotto, G. Caviglioli, A. Leone, A. Viglio, di carattere storico, e quelli di R. N. Cesare, L. Cassani, G. Lazanio, P. Verzone, di carattere artistico; N. Gabrielli, Le pitture romaniche (Repertorio delle case d'arte del Piemonte, 1), Torino 1944, pp. 29-50.

Giovanni Barlassina

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“NOVARA, DIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1149. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/novara-diocesi-di.