NUOVA ALLEANZA. - Setta giudaica, di cui dà notizia un codice ebraico incompleto, scoperto nell'inverno 1896-97 e pubblicato nel 1910 da S. Schechter, oggi comunemente denominato « documento ṣādhōqita ». Fondata dal « Maestro di giustizia », sotto la guida del « Messia unico », emigra da Gerusalemme a Damasco, a motivo, pare, di contrasti interni della classe sacerdotale, da cui la setta promana, e per cui la nuova comunità, pur conservando il sacerdozio, si fa dirigere da laici. Capo degli oppositori della « n. a. » è un « uomo di menzogna », a cui viene rimproverata seduzione del popolo all'avarizia, lussuria, profanazione del Santuario. Per la « fine dei giorni » è atteso un altro « Maestro di giustizia ». Agli adepti, chiamati « penitenti » e « figli di Ṣādhōq », sono imposte varie pratiche, che ne regolano minutamente la vita: osservanza del sabato, feste, digiuni, monogamia, ecc.
L'origine della setta, la sua collocazione cronologica e ideologica nel mondo israelitico costituiscono problemi tuttora aperti. I dati offerti dal documento stesso (1, 5 sgg.), che riporterebbero la fondazione al 196 a. C. (« 390 anni dopo la distruzione di Gerusalemme » del 586 a. C.) e l'emigrazione
a Damasco nel 176 a. C., in pieno periodo ellenistico, sono i più comunemente utilizzati, almeno come generica indicazione: qualche studioso però li considera dati puramente letterari (in relazione specialmente a Ez. 4, 5), privi di valore documentario. Chi pensa genericamente all'epoca seleucidica (P. Kahle), chi più precisamente all'età maccabaica (B. Reicke), chi all'età di Cristo (R. Eicler; J. Schonsboe). In modi diversi viene anche fatto il collegamento con le correnti note dalla storia religiosa: sadducei, farisei, dositei, caraiti.
Una complicazione nuova nel problema è portata dai testi ebraici del tipo « apocrifo » scoperti nella caverna di 'Ajn Fešḥah, anzitutto quello intitolato Guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre e la collezione di Inni, ambedue parzialmente editi da E. L. Sukenik. Tra questi due documenti e quello ṣādhōqita si sono riscontrati notevoli punti di incontro in espressioni loro proprie, che hanno indotto J. Tournay (v. BIBLICA., pp. 216 sgg., 226, 232 sg) ad affermare la comune origine (« un insieme letterario appartenente
alla medesima setta », p. 232) e ad emettere l'ipotesi che per la collocazione nella storia si debba pensare a un movimento insurrezionale giudaico dell'epoca della penetrazione romana (i Kittim) in Siria-Palestina, che in momenti di particolare gravità, vicino alle azioni militari (conquista di Pompeo; guerra di Tito), rinforzava i propositi di resistenza armata o almeno di isolamento a difesa del suo patrimonio spirituale. Solo le pubblicazioni intere di tutti i documenti e un loro studio esauriente potranno far luce sull'argomento.
Sui testi di recente scoperti: E. L. Sukenik, Mēghillōth gē-nūzāth mittōkh gēnīzāh gēdhūmāh lennimṣe'ah bammidhbār jē-hūdhāh (« Rotoli nascosti in un antico nascondiglio trovato nel deserto di Giudea »), Gerusalemme 1948; J. Tournay, Les anciens manuscrits hébreux récemment découverts, in Rev. bibl., 46 (1949), pp. 204-33.
Giovanni Rinaldi

(fot. Enit)
(propr. Enc. Cutt.)