OCKEGHEM, JOHANNES. - Polifonista, n. nelle Fiandre ca. il 1430, m. a Tours ca. il 1495. Nel

1443-44 fu corista nella cattedrale di Anversa; nel 1446-48 passò al servizio del duca Carlo di Borbone a Moulins, quale cantore in quella cappella; dal 1454 per più di 40 anni servì, dapprima quale compositore e primo cappellano, poi come maestro di cappella, Carlo VII, Luigi X e Carlo VIII; dal 1459 fino alla morte fu tesoriere dell'abbazia di S. Martino di Tours. Compì lunghi viaggi in Spagna (1474) e nelle Fiandre (1484).
Egli è considerato il fondatore della seconda scuola hamminga di polifonia (scuola franco-hamminga) del sec. XV. Della sua vasta produzione artistica la parte più importante fu la musica sacra, che egli, oltre ad aver composto 20 chansons, illustrò in modo mirabile con messe e motetti. Sulle orme del Riemann si è molto parlato del principio di imitazione quale elemento basilare per la musica di O.; la tecnica imitativa, in verità, fu praticata su vasta scala in tutto il periodo hammingo fin dal suo sorgere, e trova in O. un valido seguace per il fatto che non ama troncare tutte le voci allo stesso tempo; come temesse il silenzio, egli dà un carattere di melodia e teneramente fluente a alle sue composizioni.
Tra le Messe costruite su un cantus firmus liturgico, sta in primo luogo la Ecce Ancilla Domini (basata sulla antifona Missus est Angelus Gabriel), mentre fra le molte altre elaborate su tema profano primeggiano quelle intitolate (dalle omonime chansons su cui sono costruite) De plus en plus, Fors seulement, L'Homme armé, ecc. Tra i motetti più famosi, per bellezza artistica ed ispirazione religiosa, sono da notare in special modo le due antifone Alma Redemptoris Mater e Salve Regina, con il motetto, pure mariano, Intemerata Dei Mater.
Sulla morte di lui composero compianti ed epitaffi gli allievi ed altri (J. Desprez, G. Cretin, ecc.), tutti elogianti le peculiari virtù della sua arte squisita.
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