PARTI. - Popolo del gruppo iranico, abitante tra il Caspi e il deserto centrale persiano (parte settentrionale dell'attuale Horāsān) : i Parthava delle iscrizioni di Dario, i Iāpāvāto dei Greci. Entrano
nella storia nel sec. III a. C., dai resti del grande Impero di Alessandro, succeduto a quello persiano. I P. si identificavano, almeno parzialmente, PERSIA (v.), e gli scrittori romani dell'Impero li ritenevano tali. Il primo era Arsace, ucciso (248-247 a. C.) il satrapo Andragora, rappresentante dei Leucidi di Siria, fondò il Regno parto, iniziando la dinastia arsacide che ne resse le sorti fino al 224 d. C.
Vani furono i reiterati tentativi dei Seleucidi di Soggiogare il giovane Regno, o almeno infrenare la spinta conquistatrice verso occidente (già Seleuco II nel 238 a. C.), principalmente sotto Mitridate, fratello e successore di Fraate I, che nel suo lungo regno (174-136 a. C.) conquistò la Media, l'Elmiae, la Persia, la Babilonia, e nesse l'Adiabene (Assiria), e nel 142 fu proclamato re dei re, antico titolo degli imperatori persiani. Antico IV Epifane (164 a. C.) morì in una spedizione contro i P.; in un'altra Demetrio II (140 a. C.) fu sconfitto e cadde prigioniero. Antico VII nel 130 a. C. attaccò Fraate II, figlio e successore di Mitridate, per liberare il fratello Demetrio e ricacciare i P. dalle province orientali del Regno; dopo i successi iniziali e la liberazione di Demetrio, nel 120, mentre servava ad Ecbatana e le truppe erano alquanto disperse, fu sconfitto dai P. e ucciso in tale campagna Antico ebbe in aiuto un contingente giudicato, comandato dallo stesso Giovanni Ircano, che subito dopo rientrò a Gerusalemme. Durante la guerra fratricida tra Antico VIII e Antico IX (111-95 a. C.), i P. si spinsero verso il Mediterraneo. Con Fraate II (64-57 a. C.) entrano in contatto con le armi romane, cui tornano sempre ardimentate testa, comandati da valenti geniali in capo, cui davano il titolo di surena. Sotto Orode II (56-37 a. C.), figlio del precedente, i P. infliggono ai Romani di Crasso, proconsolè di Siria che vi perde la vita, la grave sconfitta di Carre (53 a. C.), catturano le insegne e numerosi prigionieri; in quel tempo dominano tutta la Mesopotamia, e trasportano a Ctesifonte la loro capitale. Nel 50 a. C., soppresso il surena per invidia del Re, e ucciso in battaglia il principe Pacoro, i P. indietreggiano sull'Eufrate. Ben presto, però, durante le guerre civili che scuotono Roma, i P. avanzano minacciosi; un esercito condotto da Q. Labieno invade l'Asia Minore, un altro al comando del primogenito del re, Pacoro, e dal satrapo Bazzafrane, dilaga in Siria-Palestina (40 a. C.), mentre Antonio abbandona le legioni per seguire in Egitto Cleopatra. Dei P. Antigono (v.), l'ultimo degli Asmonei, per spostare Ircano, che rimase per qualche tempo prigioniero dei P. in Babilonia, mentre Orode fuggì ed ottenne il regno e il sommo sacerdozio (40-37 a. C.). Ma nel 39 a. C., P. Ventidio respinge i P. fra le gole del Tauro e li ricaccia dalla Siria, sconfigendoli definitivamente nel sett. 38 a. C. Orode, con l'aiuto dei Romani, può conquistarsi così (37 a. C.) il regno regalatogli nel 40 da Antonio e Ottaviano. Finita sul nascere la campagna di Antonio (36 a. C.) contro i P., si ebbe una parentesi pacifica. Fraate IV, successore di Orode, mandò ad Augusto (20 a. C.) le insegne romane catturate a Crasso, restituì i prigionieri e fece educare a Roma i propri figli. Con Artabano III (10-40 d. C.) le ostilità riprendono, a motivo dell'Armenia. Tiberio manda Germanico a sostenere il suo protetto Zenne contro i P. Più tardi, Vologese I posse uno fratello Tiridate sul trono armeno, e questi si rifiuta di chiedere l'investitura di Roma. Nerone invia Domizio Corbulone (59 d. C.), che sconfigge Tiridate e occupa tutta l'Armenia; ma Vologese I attacca e sconfigge la Roma, lasciati al comando di Cesenio Peto. Solo il ritorno di Corbulone (62 d. C.) permette ai Romani di imporre condizioni onorevoli (63).
Così nel 66 d. C. Tiridate con i figli e accompagnato da 3000 cavalieri si reca a Roma, dove ha da Nerone, con pompa solenne nel foro, l'investitura del Regno d'Armenia. Il viaggio non fu compiuto per mare, perché essendo zoroastriani (maggi) ne erano impediti da scrupoli religiosi (Tacito, Ann., 15, 29; Plinio, Nat. hist., 30, 2, 16; Dione Cassio, Hist. Rom., 63, 5). L'investitura segnò l'inizio di una dinastia parta in Armenia, che durò 362 anni. Non è comprensibile come si sia potuto insinuare (E. Klostermann, E. Herzfeld) che il racconto del suddetto viaggio, con la cerimonia dell'investitura, abbia ispirato la narrazione evangelica della venuta dei Magi a Betlemme. Anche prescindendo dalla difficoltà cronologica, non c'è un solo elemento che possa fondare o spiegare siffatto influsso (G. Messina, I Magi a Betlemme, Roma 1933, p. 6 sgg.).
Art. 2, 9 parla di una diaspora giudaica nella Patria; e si può pensare alla presenza di convertiti al cristianesimo di ritorno dalla straordinaria Pentecoste cui aveva assistito. Sono celebri le campagne contro i P. (114-116) dell'imperatore Traiano (il Patricio); mentre questi era a Ctesifonte scoppiò la rivolta dei Giudei in Mesopotamia, repressa energicamente da L. Quieto. Ma anche Traiano fu costretto a ritirarsi e morì in Cilicia. Eguale esito ebbero le campagne di Marco Aurelio e Settimio Severo, che nel 199 d. C. saccheggiò Ctesifonte. Durante queste guerre i P. accolsero favorevolmente, per motivo politico, molti cristiani, che per le persecuzioni fuggivano dall'Impero. Proprio il contrario avverrà dopo il riconoscimento giuridico della Chiesa da parte di Costantino: la dinastia sassanide, dominata dai magi, perseguitare ferocemente i cristiani.
L'ultimo fulgore della dinastia arsacide si ebbe con Artabano V; Caracalla, mentre muoveva contro di lui, fu ucciso a Edessa (214 d. C.) e l'esercito, condotto quindi da Macrino, fu due volte battuto e costretto alla pace. La ribellione di Ardašir (224 d. C.), un persiano che occupò Ctesifonte, iniziò la nuova dinastia persiana detta sassanide, da Sāsān, nonno di Ardašir.