PATRIZI, FRANCESCO da CHERSO. - Letterato e filosofo, n. 11 25 apr. 1529, m. a Roma nel febr. 1597. Studiò a Venezia, ad Ingolstadt e dal 1547 a Padova. In Spagna fu precettore del duca di Francavilla, viceré di Catalogna. Nel 1577 fu chiamato da Alfonso II d'Este ad insegnare filosofia platonica a Ferrara. Nel 1592, per invito di Clemente VIII, suo antico condiscepolo, si trasferì all'Università di Roma, dove rimase fino alla morte.
Spirito eclettico, con un poemetto epico, l'Eridano (Ferrara 1558), in versi di 13 sillabe esaltò gli Estensi. Come filosofo combatté l'aristotelismo fino ad invocarne da Gregorio XIV la condanna. Confutò la distinzione tra storia e poesia nei dieci dialoghi Della historia (Venezia 1560): opera notevole nella storia delle teorie storiografiche cinquecentesche; il concetto di arte come mimesi nelle Discussiones peripateticae (parte 1a, Venezia 1571; ed. completa in 4 voll., Basilea 1581) - serrata critica filologica e filosofia dell'aristotelismo - e nel Trattato della poetica (Ferrara 1882), notevole anche per una appendice polemica contro il Tasso. Scrisse anche di scienze, di cose militari e di politica (La città felice, in Utopisti del '500 scelti e annotati da C. Curcio, Roma 1944). Ma l'opera sua principale è la Nova de universi philosophia (Ferrara 1591), specie di sintesi platonico-naturalistica che lo avvicina al Telesio, al Campanella, al Bruno, e dove il P. elabora una teoria della luce di stampo neoplatonico.