PENITENZIALI, LIBRI. - Sono collezioni di
canoni più o meno vaste, in cui si trovano elenco
le varie penitenze (mortificazioni, preghiere, digiuni,
elemosine, ecc.) che si possono imporre ai peccatori,
secondo la natura ed il numero delle colpe commesse.
Semplici tariffe proporzionanti la riparazione alla
colpa, all'inizio, i p. divengono in seguito trattati
completi ad uso dei confessori.
Essi presuppongono una forma di penitenza diversa
dall'antica penitenza canonica: ignorano l'ordo poenitent-
ium, l'imposizione della penitenza all'inizio della Qua-
sima, la riconciliazione solenne il Giovedì Santo, lo
status poenitentium e gli obblighi che vi si ricollegano;
infine ammettono l'iterazione della penitenza. In tal modo
allo stato di penitenze succede il regime delle penitenze
private. Quantunque l'idea di proporzionare la pena alla
colpa sia antica (concili, decretali, lettere dei Padri), solo nel
seco. Vi si raccolsero simili cataloghi. Spesso attribuiti, a
torto, a qualche personalità di rilievo (Colombano, Com-
meano, Teodoro, ecc.), i p. sorsero in Irlanda e in Scozia
per iniziativa privata dei confessori, sotto l'influenza,
sembra, delle usanze monastiche e della pratica del Ver-
geld germanico; i discepoli di Colombano contribuirono
a diffonderli sul continente. Le pene prescritte dai p.
riscattano i peccati così come la composizione legale ri-
scatta i delitti; e, secondo il principio del de arreis, le
lunghe mortificazioni sono commutabili in mortifica-
zioni più brevi ma più dure (p. es., un anno di digiuno
in pane et aqua può essere sostituito con tre giorni di
digiuno completo sulla tomba di un santo).
I rapporti tra questa penitenza a tariffa, la penitenza
antica e la disciplina attuale riguardano la storia della
penitenza; qui saranno esposti solo i risultati acquisiti
relativamente all'origine ed allo sviluppo dei p.
Nonostante le ricerche di A. Augustin nel sec. XVI,
di P. Pithou, di Luca d'Achery, di E. Martène, di J. Mo-
rin, lo studio scientifico sui p. comincia solo nel sec. XIX.
Wasserschleben, Kunstmann, Hildenbrand ritengono i
p. di origine celtica o anglosassone e vedono in essi l'app-
licazione ai laici della penitenza privata dei monaci.
Lo Schmitz, nella sua edizione del 1883, tentò di dimo-
strare che la Chiesa romana ebbe anch'essa i suoi libri p.
basati su testi autentici della gerarchia. P. Fournier ha
provato poi come questa ipotesi fosse errata, dato che la
maggior parte dei testi citati da Schmitz sono di origine
insulare.
I p. possono essere classificati nel modo seguente:
I. P. INSULARI. - I. I più antichi p. sono irlandesi.
Il Sinodo di s. Patrizio (ca. 450) punisce chierici e laici
omicidi, fornicatori o idolatri. Si hanno poi i canones
Hibernenses, che comprendono il de stipulatione Hibernensis
Sinodi, il de arreis, i canones Sinodi Hiberniae e il de
lectione; infine, il p. di Vinnian, ca. 1550, che considera
fra gli altri i peccati di pensiero e le colpe sessuali.
2. I p. bretoni comprendono i 16 exerpta de libro
Davidis (ca. 550-600), il p. di Gildas (ca. 550), i p.
A e B di Colombano in 42 can., che sarebbero stati
redatti un po' a Bobbio, un po' a Luxeuil. Tutti questi
p., poco ordinati, considerano in special modo le colpe
dei chierici e dei laici, e soprattutto le colpe di carattere
sessuale; come penitenze vengono imposti i digiuni in pane
et aqua, l'esilio, l'elemosina, le multe e la manomissione di
schiavi. Dal sec. VII all'VIII p. hanno uno sviluppo notevol-
lissimo. Eccone i più importanti: 1) il p. di Comenano,
in 11 titoli, secondo l'ottode di Cassiano, di origine scoz-
zese o irlandese, redatto tra il 650 e il 700; l'originale
(cod. Vat. Pal. lat. 485) è stato pubblicato nel 1902
dallo Zettinger. Le fonti di questo p. sono le collezioni
insulari sopracitate, disposte metodicamente secondo il
principio contraria contrariis sanantur. 2) Le collezioni
teodoriane, attribuite falsamente a Teodoro, arcivescovo
di Canterbury (668-90), in cinque raccolte: i canoni
pubblicati dal d'Achery, i canones Gregori pubblicati
dal Kunstmann, i 214 canones Cottoniani, una serie del
Sangallense tripartitum, il discipulus Umbrensium in 2 libri.
Queste diverse raccolte sono fra loro in un rapporto non
ancora precisato; esse sono state composte tra il 600 e il
740 in Inghilterra. Nonostante dichiarino di seguire
Roma, esse destano meraviglia per il loro lassismo, spe-
cialmente in materia matrimoniale. Bisogna aggiungere
molti p. che da esse derivano: il p. di Beda del sec.
VIII, quello di Egberto, il cui autore è probabilmente
l'arcivescovo di York (ca. 732-66), la compilazione del
codice Barberini pubblicata da Albers (in Archiv für ha-
thol. Kirchenrecht, 81 [1901], p. 393 sgg.), il liber de re-
medii peccatorum e il confessionele Egberto.
II. P. CONTINENTALI. - Dal sec. VIII in poi i p. sono
redatti sul continente, ma le fonti restano sempre quelle
insulari, aumentate da estratti di collezioni canoniche.
Essi si possono suddividere nel modo seguente:
1) I p. di Bobbio, di Fleury, di Merscburgo, deri-
vanti da Colombano; 2) l'excarpus Cumenani, il Bigo-
tium, il Remense e i tripartiti, derivanti dal Comenano
e da Teodoro; inoltre un p. spagnolo della stessa epoca, il
Vigilium. I Concili riformatori dell'813 reagiscono contro
questi libri quos poenitentiales vocant, quorum sunt certi er-
rores incerti auctores (Conc. di Chalon, can. 38) e tentano
di sostituirli con p. composti utilizzando collezioni
canoniche autentiche; risultato ne è la Dacheriana. Più
utilizzabili per i confessori sono stati i p. di Alitgario,
in 6 libri, il Quadripartitus, il p. dello pseudo-Teodoro
e i due p. di Rabano Mauro dell'841-53.
Dal sec. IX, collezioni insulari e collezioni caroline
si contendono il favore dei confessori, ormai obbligati
ad avere un p. Il più importante di questo periodo è il
Corrector sive medicus, composto tra il 1008 e il 1012,
che costitisce il XIX libro del Decretum di Burcardo di
Worms, in 159 capitoli (sui p. che ne sono derivati cf.
P. Fournier, in Revue d'histoire ecclés., 12 [1911], p. 695).
I partigiani della riforma che fu poi detta gregoriana,
come Attone di Vercelli e Pietro Damiani, sono unanimi
nel protestare contro i p. Il solo p. compreso in una colle-
zione gregoriana è quello di Anselmo di Lucca, inserito
nel I. XV del Decretum di Ivo di Chartres nel 1094. Infine,
verso il 1140, Graziano, inserendo nel suo Decretum
certi testi sulle penitenze, chiude l'epoca dei libri p.
Di questi si può dire che hanno contribuito a genera-
lizzare la pratica della confessione; con i loro divieti
hanno favorito il progresso della civiltà, difendendo i
deboli, reprimendo gli atti di violenza, inculcando alcuni
principi d'igiene; mentre, con proibire i peccati di pensiero,
hanno affinato la coscienza morale degli uomini.