PERGOLESI, Giovanni Battista. - Musicista, n. il 4 genn. 1710 a Jesi, m. a Pozzuoli il 16 o 17 marzo 1736. Dopo aver appreso nella sua città le prime nozioni di musica, nel 1726, grazie all'aiuto del marchese Pianetti, studiò nel Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo a Napoli.
Tra le prime sue opere: l'oratorio *La morte di s. Giuseppe* e il primo *Salve Regina* in do minore, per soprano, con accompagnamento di quartetto e cembalo (1730), a cui seguì l'altro oratorio *La conversione di s. Guglielmo di Aquitania*, cantato nell'estate del 1731 nel chiostro di S. Agnello Maggiore a Napoli, in cui la personalità porglesiana trova una efficacia espressiva già tutta propria nella pittura dei caratteri e nella verità degli accenti drammatici dei singoli personaggi. Dal 1731, con la *Sostituita*, iniziò quella sua gloriosa attività teatrale che culminò nella *Serva padrona* (1733), gemma dell'opera buffa. Il 20 maggio 1734 faceva eseguire in Roma (S. Lorenzo in Lucina) una sua messa per la festa di s. Giovanni Nepomuceno. A Napoli terminò e diresse alcune altre opere e quindi fu di nuovo a Roma, dove l'insuccesso dell'Olimpiade (suo capolavoro tra le opere serie, 1735) lo addolorò profondamente. Tornato a Napoli, fu nominato organista della Cappella reale, ma la tesi ormai lo minava; diresse ancora la rappresentazione del *Flamini* (1735) e si ritirò presso i Francescani a Pozzuoli, dove scrisse il famoso *Stabat* e dove spirò in povertà e solitudine. Si è voluto da taluni vedere nella musica da chiesa pergolesiana, specie nei motetti, un freddo, sciatto ed ibrido manierismo, ma il Fellerer (*Der Palästinastil und seine Bedeutung in der vokalen Kirchenmusik des 18. Jahrhunderts*), Augusta 1929) lumeggia con la saggezza del ricercatore la tecnica compositiva del P., che mette in una luce singolare nella storia dell'imitazione palestiniana. La produzione sacra, unita alla musica da camera e strumentale, non dà un P. minore, ma un P. che, pur esperto contrappuntista, sa rifuggire dagli schemi di convenzionalismo e dalle consuetudini stilistiche tempo per attingere alle grandiosità sonore della vo
calità palestriniana palpiti di intima e fervida religiosità.
Emergono fra le numerose opere sacre dopo gli oratori (se ne ricordi un terzo, *Per la nascita del Redentore*, la cui partitura è oggi irreperibile), le *Messe*, i *Salve Regina*, lo *Stabat*. Delle quattro *Messe*, in re maggiori: a voci con strumenti e organo, in re maggiore a 10 voci e 2 cori con strumenti e organo, in fa maggiori: a 5 voci con strumenti e in fa maggiori: a 10 voci e 2 cori con accompagnamento di 2 orchestre e organo, quella che più piacque per la grazia patetica della melodia e la magnifica grandiosità delle linee, e che fu replicata per anni nella festa della Natività della Vergine, è la *Messa* in fa maggiore, composta forse a Roma nel 1734. Fra i 4 *Salve Regina*, quello in fa minore raggiunge sublimità d'arte veramente notevoli, e che il Della Corte (v. BIBLICA) lo affianca, con lo *Stabat*, alle cantate ed ai *Geistliche Lieder* bachiani, per la soave tenerezza degli accenti che sgorgano dall'anima invocante il Salvatore. A completare il quadro della vasta opera pergolesiana vanno citati salmi, *magnificat*, anfitone, responsori, motetti, cantate, aria da camera, sonate, sinfonie, concerti, nonché opere didattiche, quali i *Solfeggi* a 2 e 3 voci, che si conservano autografi al Conservatorio di Napoli, e il *Solfeggio* con accompagnamento di pianoforte, esercizi per cembalo ecc.