PETRIANO, MUSEO. - Era uno speciale edificio ove per qualche tempo vennero sistemati convenientemente i principali monumenti sacri e profani, salvati dopo la demolizione dell'antica Basilica Costantiniana o venuti alla luce durante gli scavi, eseguiti per gettare le fondamenta della nuova basilica di S. Pietro e collocati successivamente nelle Grotte Vaticane. L'iniziativa fu presa da mons. G. De Bisogno, economo della Rev. da Fabbrica di S. Pietro. Approvati da Benedetto XV, i lavori di costruzione furono condotti a termine agli inizi del pontificato
di Pio XI, sicché nel 1925 il nuovo Museo era già pronto ad accogliere i primi visitatori.
Nelle 14 sale, in cui risultò distribuito, trovarono posto, oltre ai monumenti suddetti, anche vari cimeli relativi tanto alla vecchia che alla nuova Basilica, come disegni, piante e modelli, tra i quali notevoli il modello di legno, ideato da Antonio da Sangallo il Giovane e fatto eseguire nel 1539 dal suo discepolo Antonio Labacco per ordine di Paolo III; il modello, anch'esso di legno, della cupola michelangiolesca, ordinata da Paolo IV (1556-59); e il modello di creta dal quale si poteva vedere come fosse l'antica Basilica, con gli edifici annessi prima del sec. XVI. Un interesse di via curiosità suscitavano anche i modelli dei cosiddetti ponti in aria, ideati da Niccolò Zabaglia (1674-1755), un geniale sampietrino illetterato, ed impiegati per i lavori di restauro nelle parti elevate della fabbrica.
Tra i vari monumenti artistici esposti nel M. P. facevasi soprattutto ammirare la tomba di Sisto IV, pregevole opera in bronzo di Antonio Pollaio, compiuta nel 1493 e firmata dal maestro; passata dalla vecchia nella nuova Basilica, era stata da ultimo collocata nella Cappella del Sacramento. Altri famosi artisti, presenti nel Museo, erano Mino da Fiesole, di cui si ammiravano i resti della tomba di Paolo II; Melozzo da Forlì, con un frammento di affresco raffigurante la testa di s. Pietro; Giotto, con un angelo, avanzò del celebre museo della Navicella, esistente tuttora sopra l'ingresso mediano del portico; il Carmuccini, con l'Incredulità di S. Tommaso, ecc. Notevole, infine, tra i monumenti più antichi, il sarcofago del consolo Sesto Petronio Probo (371 d. C.) e di sua moglie Anicia Faltonia Proba, che fino al 1649 era stato utilizzato come base del fonte battesimale; proveniva dal mausoleo degli Anicii fatto demolire nel 1450 da Niccolò V, allorché si pose mano ai lavori per la nuova Basilica.
Adibito durante il periodo bellico ad ufficio per la ricerca dei prigionieri di guerra, attualmente il M. P. non esiste più, essendovi rimasti solo pochi oggetti di tutto il prezioso materiale che per la maggior parte è stato nuovamente collocato nelle Grotte Vaticane.